MESSINA: IL PROCESSO PER GLI AMMANCHI NELLE CASSE DELLA CGIL. ARRIVA LA CONDANNA PER LA CONTABILE ALMA BIANCO ED IL MARITO

9 agosto 2017 Inchieste/Giudiziaria

di Edg – A distanza di otto anni dai primi controlli amministrativi e dal successivo scandalo sull’ammanco di decine di migliaia di euro nelle casse dalle casse della segreteria provinciale della Cgil di Messina che portò all’apertura di una inchiesta giudiziaria e poi al processo è arrivata la sentenza del giudice Francesca Capone nei confronti di Alma Bianco, ex amministratrice unica della Cgil di Messina e del marito Carmelo Aliberto, accusati di appropriazione indebita. Alma Bianco, difesa dall’avv. Bonaventura Candido, è stata condannata a un anno e 4 mesi di reclusione mentre il coniuge alla pena di 8 mesi. Per entrambi la pena è sospesa. Gli imputati sono stati condannati al risarcimento alle parti civili da liquidarsi in separata sede.

Il processo
Il dibattimento prese le mosse da un’attività di indagine avviata nei confronti di Alma Bianco, la quale avrebbe effettuato nell’arco di tempo che va da gennaio a dicembre del 2009, in quanto dipendente della Camera del Lavoro CGIL di Messina, con l’incarico di occuparsi dell’amministrazione delle categorie sindacali, prelievi di somme di denaro dai conti correnti delle organizzazione sindacali Cgil “con modalità fraudolente – queste le accuse iniziali – quali la falsificazione della sottoscrizione relativa all’apertura dei conti, falsificazione di delibere autorizzative ed emissioni di assegni con firme false”. All’inizio del 2010 furono presentate delle denunce da parte di sette sigle sindacali appartenenti alla Cgil di Messina (Flc, Filcams, Filctem, Flai, FiomFillea, Funzione Pubblica) – nei primi mesi del 2010 scattò anche il licenziamento della Bianco (che ha sempre rigettato le accuse rispedendole al mittente) da parte dell’allora segretario generale della CGIL di Messina Lillo Oceano – nelle quali si segnalavano le anomalie contabili ed amministrative, con ingiustificati movimenti di somme di denaro da parte della Bianco prelevate dai conti correnti riconducibili alle categorie sindacali Cgil di Messina e versate su quello intestato a Carmelo Aliberto e alla stessa Alma Bianco. Durante il processo sono stati sentiti come testimoni tutti i segretari di categoria interessati, persone offese, che avevano affermato che la Bianco senza nessuna autorizzazione aveva effettuato diversi bonifici a favore del suo conto personale. Durante il processo la segretaria generale della Funzione Pubblica Clara Crocè e l’ex Segretario Generale della Cgil di Messina Lillo Oceano dichiaravano che erano addirittura venuti a conoscenza soltanto in seguito dell’apertura di un conto corrente con un fido di 50.000 euro, e di avvenuti pagamenti di bonifici da parte della Bianco, tutti non autorizzati. L’allora segretario generale Oceano e la Clocè non riconobbero le firme riportate su decine di assegni né la documentazione relativa al fido.

118mila euro
Gli inquirenti quantificarono in 118.461,12 le somme distratte ed incassate dalla Bianco. Nello specifico la Bianco si sarebbe appropriata di 27.100 euro di proprietà della Flai; 8500 di proprietà della Filctem; 8600 di proprietà della Flai, 58.881,12 di proprietà della Funzione Pubblica; 20.380 euro di proprietà della Fillea; 3500 di proprietà della Fiom.

I consulenti
Il consulente della pubblica accusa, dott. Genovese, evidenziò come non vi fosse alcun riscontro in relazione alla movimentazione complessiva (100mila euro) in favore del conto intestato alla Bianco e al marito titolare di un esercizio commerciale “Vizi e follie di Aliberto”. Versamenti in contanti, bonifici e assegni di cui non aveva avuto modo di determinare la causale. Il consulente di parte, la dott.ssa Aderno’ quantifico’ addirittura in 257.083 euro la somma complessiva di quanto impropriamente bonificato e/o pagato tramite assegni e/o contanti alla Bianco dalle sette categorie sindacali interessate.

Un assegno al marito dalla Filcams…
Carmelo Aliberto, estraneo alla Cgil e marito della Bianco, risultò beneficiario di un assegno sul conto corrente del Banco di Sicilia della Filcams dell’importo di 3.500 euro. Assegno non autorizzato e la cui firma venne disconosciuta dall’allora segretario provinciale della Filcams/Cgil Giuseppe Silvestro.

“Ha approfittato della fiducia”

“E’ innegabile – conclude il giudice Capone nelle motivazioni della sentenza – che la Bianco ha approfittato della particolare fiducia in lei riposta dal mandante, per appropriarsi con maggiore facilità delle cose a lei affidate”.

 

nella foto Alma Bianco con l’allora Segretario Nazionale della CGIL Epifani