OPERAZIONE PATHOLOGY, LE TRUFFE ALL’INPS: LA FIGURA CHIAVE DELL’AVV. TERESA NOTARO

Nella foto il nuovo Procuratore Aggiunto della Procura di Messina Rosa Raffa (foto Edg)

 

La collega Anna Ricciardi e il dott. Piscitello la definiscono la ‘maestra’. Il gip ne rileva ‘l’autorevolezza acquisita sul campo e riconosciuta da tutti’. Una delle figure chiave dell’inchiesta Pathology è Teresa Notaro, 60 anni, originaria di San Marco d’Alunzio, attraverso cui si sarebbe sostenuta la rete di condizionamento dei procedimenti giudiziari ai danni dell’INPS, per il riconoscimento di trattamenti pensionistici di invalidità ed altre misure di previdenza sociale. La sua autorevolezza secondo gli inquirenti ha garantito “la disponibilità di professionisti per assicurarle una collaborazione costante e continuativa, concretizzata attraverso la redazione, a vantaggio dei clienti del suo studio legale, di certificati medici redatti in ciclostile”. Il ‘Gruppo Notaro’ è ‘una sorta di organizzazione parallela a quella attribuita a Ricciardi e Piscitello’. Il gip parla di “un’autonoma consorteria criminale, che si prefigge gli stessi obiettivi di quella capeggiata dalla coppia Ricciardi-Piscitello, ed opera con le medesime collaudate modalità”. Lo studio legale dell’avvocato Notaro risulta essere uno dei più attivi nel settore previdenziale in grado di contare su svariati collaboratori operanti presso le sedi di Sant’Agata Militello, Messina e Vittoria, nel ragusano. Tra questi anche Maria Di Gaetano, preposta all’ufficio di Sant’Agata Militello, anch’essa finita ai domiciliari. La Di Gaetano “opera sempre sotto la supervisione della titolare, che mantiene un ruolo determinante nelle decisioni da assumere, nel colloquio con i clienti e nel coordinamento delle attività del studio dove si reca con cadenza pressoché settimanale spesso in coincidenza con le visite effettuate ai genitori presso il paese natio di San Marco d’Alunzio (“decido io quello che si deve fare, con tutta la documentazione in ordine, se vedo un certificato ti faccio subito la decurtazione del 20% dello stipendio, quindi mettiti la testa a posto e fai così, quindi ti metti tutte le convocazioni che ci sono durante la settimana me le devi mettere tutte su quella scrivania: io ogni settimana devo avere le CTU”)”. In alcune conversazioni si evince l’usuale ricorso a certificazioni mediche di favore la cui diagnosi corrisponde a quella voluta e ‘dettata’ dal legale, piuttosto che a quanto accertato dal medico. Alla Di Gaetano è affidata la concreta esecuzione delle decisioni dell’avv. Notaro che “assicura la concreta acquisizione ai fascicoli di certificazioni sanitarie conformi alle patologie ‘modellate’ rigorosamente in funzione del raggiungimento del risultato condiviso da tutti gli attori della procedura previdenziale”.

Il caso della signora Elegia Stazzone è un esempio in tal senso. Il procedimento della Stazzone risulta definito con sentenza che ne riconosceva il beneficio. Ma l’INPS si appella. La situazione si complica. Le conclusioni del CTU si discostano da quelle del consulente di primo grado, giudicando l’invalidità complessiva dell’interessata non idonea a determinare una totale e permanente inabilità. Nella nota di contestazione dell’avv. Notaro viene richiamata la presenza di un un certificato ‘come redatto’, con la conseguenza che avrebbe dovuto essere sottoposto in visione al consulente della Corte d’Appello. Ma del certificato nessuna traccia. “Il certificato è dunque fittizio non soltanto nella patologia accertata ma anche nella data di redazione” scrive il gip. “Sintomatico della usuale prassi di ricorrere a certificazioni false è anche il duro rimprovero rivolto dalla Notaro alla propria collaboratrice di studio Di Gaetano per la pericolosa disattenzione avuta nel farsi redigere dei certificati ad avviso della Notaro “fatti male” in quanto riportanti tutti e tre la stessa data e redatti dallo stesso specialista (“tu mi comprometti tre perizie così”)”. “La Notaro riesce a pilotare le certificazioni mediche, indirizzando in tal senso anche l’operato dei suoi collaboratori” rimarca il gip. I medici indagati, che apparterrebbero al gruppo capeggiato dalla Notaro sono Giorgio Giannitto, Maria Giovanna Barbitta e Iole Donzì (tutti consulenti tecnici d’ufficio). Nove in tutto le pratiche gestite dallo studio Notaro che vengono richiamate nei rispettivi capi d’imputazione cui vengono associati anche altri medici di varie strutture pubbliche, iscritti sul registro degli indagati ma non raggiunti da alcuna misura cautelare. Edg

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