Il caso di Largo Avignone. Gabriele Siracusano (Liberi e Uguali), “C’è una sola cosa che non possiamo tollerare oltre: lasciare la situazione così com’è”

23 gennaio 2018 Cronaca di Messina

Nel caso delle demolizioni di Largo Avignone, il tempo e soprattutto la confusione, hanno aggravato la situazione. Dopo 30 anni abbiamo bisogno di chiarezza e di non far trascorrere altro tempo senza decidere. Non vi è dubbio che ci sono pezzi di storia da tutelare ma è altrettanto vero che non possiamo lasciare quella zona nel più totale abbandono, sarebbe un’offesa alla nostra storia. In tutto il Paese ormai sul piano urbanistico si segue la filosofia del consumo di suolo zero, che non blocca l’edilizia ma consente la riqualificazione dell’esistente. L’azione di rigenerazione di un quartiere, parte proprio da questo elementare concetto che consente di usare le altezze rispettando l’esistente, senza la necessità di nuove opere di urbanizzazione e con la possibilità di utilizzare servizi che già ci sono. Non è una “contrattazione” al ribasso tra 10, 15 o 25 piani. Esistono zone sismiche nelle quali sono stati costruiti decine di grattacieli. Messina non ha bisogno di consumare altro suolo ma di rigenerare le aree attualmente dimenticate. Si faccia chiarezza sui vincoli, se c’è stato un corto circuito tra le istituzioni, o più di uno, si dica una volta per tutte se è possibile costruire e dove e nel rispetto di quali prescrizioni.

Meritano risposte chiare sia i proprietari della palazzina settecentesca rimasta in piedi a ridosso dell’area demolita che l’impresa che in questi 30 anni ha sicuramente affrontato enormi costi legati ad un progetto pensando d’investire sul futuro. Meritano risposte chiare i cittadini della zona costretti a vivere in un contesto da “area bombardata” ed i messinesi che sono stanchi dell’immobilismo. Un iter che dura tre decenni non può essere tollerato, così come disposizioni che non vengono rese ai diretti interessati, uffici che non comunicano tra di loro. Tutto ciò è impensabile. C’è una sola cosa che non possiamo tollerare oltre: lasciare la situazione così com’è. Quelle macerie rischiano di essere l’immagine simbolo di una città che non sa guardare avanti ma resta prigioniera dell’incapacità di crescere e decidere.