L’OPERAZIONE GOTHA VII: Le accuse dei pentiti a SANTINO NAPOLI. E il timore dell’infermiere di essere intercettato…

24 gennaio 2018 Inchieste/Giudiziaria

Pubblichiamo alcuni passaggi dell’ordinanza di custodia cautelare in cui si mette a fuoco la figura di Santino Napoli, tirato in ballo da diversi pentiti e oggi finito ai domiciliari.

“Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sono assolutamente convergenti nella individuazione delle condotte tenute negli anni dal Napoli nell’interesse dell’associazione mafiosa barcellonese e funzionali al rafforzamento ed operatività di quest’ultima. Rinviando, quanto agli episodi più datati, quali il favoreggiamento della latitanza del Cuttone ed i contatti con lo storico boss Gullotti, alla prima parte dell’esposizione, si possono enucleare i comportamenti più significativi posti in essere dal Napoli negli anni 99/2000: 1) in forza del ruolo ricoperto dallo stesso nell’ambito dell’amministrazione milazzese, ha fornito informazioni di interesse per il clan, in particolare ha indicato i lavori appaltati dal comune e le ditte che li avrebbero realizzati per consentire all’associazione di rendere queste ultime immediatamente destinatarie di atti intimidatori e conseguenti pretese estorsive (in tal senso D’Amico Francesco, D’Amico Carmelo, Siracusa). Tali informazioni non sono state date episodicamente, bensì ripetutamente nel corso degli anni 1990/2000 nelle varie riunioni che gli affiliati ebbero con il Napoli il quale – talora- procedeva alla consegna di veri e propri “pizzini” indicanti imprese e lavori; a fronte di tale apporto alla realizzazione di profitti illeciti il Napoli riceveva un compenso”. A tal proposito alcuni collaboratori hanno parlato di una somma fissa data al Napoli, altri della consegna di somme proporzionali all’importo dei vantaggi illeciti assicurati, ma le divergenze chiaramente attengono a profili di contorno quindi marginali, 2) in qualche occasione è stato anche portavoce del clan, ha cioè “sistemato” le estorsioni operando come mediatore presso la vittima per conto delPassociazione (ad esempio presso il locale “La Dolce Vita” di Milazzo negli armi 1997/1998 o nel caso dell’estorsione Caravella nel 2009). 3) ha favorito, grazie al ruolo ricoperto e nei limiti delle influenze in grado di esercitare, l’aggiudicazione di certi lavori pubblici ad imprenditori intranei o contigui all’associazione (Mastroeni, Marchetta, Puliafito e Molino) ed ha comunque agito di concerto con esponenti di spicco della mafia barcellonese (i fratelli D’Amico) affinchè certe iniziative imprenditoriali venissero gestite da questo o da quell’imprenditore (vicenda Pergolizzi- Perrone anni 2004/2005), 4) grazie alla sua attività di infermiere professionale e dei contatti creati con personale sanitario riusciva a far ottenere certificazioni di favore nell’interesse degli affiliati al clan, 5) ha beneficiato dell’aiuto dell’associazione per ottenere il mantenimento dell’ordine all’interno delle discoteche da lui gestite (vicenda Foti fra il 2005 ed il 2007) ed ha ottenuto l’aiuto dei d’Amico allorché ha volute porre in essere azioni punitive per interessi personali (ai danni di un fioraio nel 2003)”.

“…Ciò detto questo giudice ritiene che la condotta del Napoli si ponga su quella linea di confine non sempre facilmente definibile fra intraneità e concorso esterno. Come detto le condotte sul piano oggettivo sono sostanzialmente assimilabili. La differenza sta nell’inserimento nella struttura organizzativa dell’associazione e nell’affectio societatis. Quanto all’inserimento quasi tutti i collaboratori di giustizia si sono espressi nel senso più che altro della vicinanza del Napoli all’associazione mafiosa barcellonese: il Bisognano ha dichiarato che il predetto non era organico, ma costituiva un punto di riferimento per l’associazione; i fratelli D’Amico hanno parlato di persona vicina o che faceva favori all’associazione. Solo il Siracusa è stato più netto parlando di appartenenza all’associazione mafiosa barcellonese. Sul piano soggettivo sembra che il Napoli abbia inteso beneficiare dell’appoggio della mafia barcellonese per realizzare i propri interessi (tutela dell’ordine nelle discoteche, spedizioni punitive realizzate dagli associati nei confronti di persone che gli avevano fatto dei torti, compensi a fronte di informazioni riservate da lui fomite), assicurando a sua volta un apporto determinante all’associazione ma dall’esternò, senza condividerne cioè l’affectio societatis. Può concludersi quindi per la qualificata probabilità che il Napoli sia stato concorrente esterno e ciò fino ad epoca relativamente recente; 1) ha svolto, infatti, fino al 2009 la fruizione di mediatore in vicende estorsive (si richiama l’estorsione alla pescheria), 2) nel 2011 era considerato persona cui potersi rivolgere per avere informazioni in ordine ai lavori in corso di svolgimento nel territorio barcellonese (in tal senso si richiama quanto detto da D’Amico a proposito delle rivelazioni fattegli dal Di Salvo nel 2011), 3) quanto alla vicenda Puliafito – De Salvo se pur non sono emersi elementi per dire che il Napoli abbia dato un contributo risolutore nella vicenda, in quanto è solo emerso che il Puliafito si sia sfogato con il Napoli, chiedendone l’intervento, prova che quest’ultimo era considerato una persona di rispetto nel contesto criminale, cui potersi rivolgere. Si ricorda altresì che D’AMICO Francesco ha ricordato come Vito Carmelo FOTI considerasse l’odierno indagato un “confidente” delle Forze dell’Ordine; ciò, però, aveva suscitato una violenta reazione dello stesso D’AMICO, il quale era intervenuto prontamente in difesa di NAPOLI Santo, considerandolo, invece, un soggetto “affidabile”. Ciò era avvenuto mentre il futuro collaboratore ed il FOTI erano detenuti e stavano assistendo ad una udienza del processo di appello “Gotha 1 ~ Pozzo 2” negli anni 2013-2014; ancora a questa data il Napoli era considerato quindi punto di riferimento della mafia barcellonese. Ancora degno di nota è che nel 2016 il Napoli si sia avvicinato a D’Amico Elio manifestando fastidio per le propalazioni del collaboratore essendo stato fedele alla famiglia D’Amico ed abbia fatto intuire di volersi mettere in contatto con Carmelo affinchè rivedesse le accuse mossegli. Ciò è una riprova che il Napoli si era messo a disposizione di D’Amico Carmelo prima del pentimento di costui. Per finire da recenti intercettazioni è emersa la continua preoccupazione del Napoli di essere intercettato”.

Il timore di essere intercettato da parte di NAPOLI Santino 

“Il Commissariato P.S. di Barcellona P.G. sottoponeva ad intercettazione telefonica ed ambientale l’odierno indagato, NAPOLI Santino. Il primo dato che emergeva, a seguito di tale attività, era il fortissimo timore, da parte di NAPOLI Santino, quasi una vera e propria ossessione, di essere intercettato; egli, di conseguenza, si adoperava continuamente per “bonificare” e rendere sicura la propria vettura. NAPOLI Santo, in data 17.02.2014, si recava presso l’autofficina Peugeot, ubicata in via De Gasperi del comune di Milazzo, dove due soggetti, dipendenti di quella ditta, di nome “Francesco” e “Felice”, si prodigavano per bonificare l’autovettura Audi A4 dell’indagato, ricercando eventuali microspie. Alle ore 14,00 del 17.02.2014, NAPOLI Santo, a bordo della sua autovettura, oggetto di intercettazione ambientale, si trovava presso l’autofficina Peugeot di via De Gasperi, così come rilevato dal servizio rilevamento GPS montato a bordo di quel mezzo. La conversazione con progressivo nr. 398 del 17.02.2014, delle ore 14.00 documentava in modo inequivocabile che costui e “Francesco” erano alla ricerca di microspie. NAPOLI partecipava attivamente alle diverse fasi di ricerca (“…no qua dietro, qua guarda,., non lì sotto… c ’è un posto là più avanti… ”). Francesco utilizzava chiaramente un rilevatore di microspie (“…non si devono avere cellulari addosso, tu giralo, tensionalo bene…”); costui si accorgeva che una parte del cruscotto sembrava manomessa (“….sembra che è graffiato… questo è giravite… colpi di giravite sono…”) e raccontava che in un’altra occasione egli aveva rinvenuto, sempre grazie al rilevatore di microspie, un apparato installato sopra un’altra autovettura (“….una volta ne ho trovato una dentro un coso di questo… che era una scatoletta così con due sim…”). NAPOLI ricordava a Francesco che già in passato costui aveva trovato una microspia all’interno della sua auto (“…perché tu te lo sei scordato quando nel Mercedes me l’hai tolta tu?..”). In quella occasione, però, il tentativo di rinvenire l’apparecchiatura di intercettazione installata sul veicolo non andava a buon fine, cosicché NAPOLI lasciava l’officina, convinto che il suo mezzo fosse stato bonificato; egli confermava tale risultato in una successiva telefonata alla compagna PATTI Maria Grazia, (“l’ho sistemato tutto a posto”). Il soggetto di nome “Francesco”, impegnato nella bonifica dell’auto, si identifica in ADIGE Francesco, nato a Milazzo il 16.11.1982, figlio di Giuseppe, titolare dì quell’officina. All’identificazione di ADIGE Francesco (che Napoli chiamava “compare”) si giungeva grazie all’ascolto della conversazione telefonica del 17.02.2014 ore 17.05, con cui NAPOLI Santo, parlando con la compagna PATTI Maria Grazia, la informava che era stato da “Adige”, ossia presso quella officina meccanica; nello specifico, la donna chiedeva al NAPOLI se avesse dormito e costui rispondeva di aver dormito poco, perché aveva dovuto portare l’auto da ADIGE, per un controllo (“…sono dovuto andare da ADIGE, gli ho portato la macchina… perché aveva un problema… l ’ho sistemato tutto a posto”). NAPOLI Santo, in data 3,04.2014, prestava di buon grado uno scanner, di cui era venuto in possesso, a tale FORMICA Francesco, affinchè costui provvedesse a bonificare la propria autovettura. In particolare, dalla conversazione registrata FORMICA si impegnava a restituire l’apparecchio al NAPOLI, che evidentemente glielo aveva prestato (“…te lo faccio riavere sabato, ti serve domani già?… perché sabato lo devo fare in un’altra macchina. Nell’occasione, FORMICA Francesco, che riceveva le informazioni tecniche in merito, chiedeva al NAPOLI se costui avesse già bonificato il proprio mezzo (“… ho capito, tu niente, hai qua, ce l’hai sistemata?… quando hai fatto tutto?..”), ricevendo dal NAPOLI risposta affermativa (“ … si, si qua è tutto a posto…”; quest’ultimo osservava che il suono emesso dall’apparecchio che stavano utilizzando fosse dovuto alla presenza del sistema satellitare installato a bordo dell’auto (“… l’ho spento, vediamo se fa ancora rumore… e com’è che suona ancora, allora c ’è… l’altro giorno… aspetta ma io ho l’antenna, ho il satellitare…”).

Il riferimento ad “un silenziatore”.

Nel corso della medesima conversazione con FORMICA Francesco i due soggetti compivano un riferimento ad un “silenziatore”, che altro non poteva essere che silenziatore per armi da fuoco. In particolare, NAPOLI Santo, sempre parlando con il FORMICA, accennava alla possibilità che essi stessi avrebbero potuto fare un qualcosa, senza particolari problemi (“quella cosa, non ci sono problemi, ce la possiamo fare pure noi stessi”). Il FORMICA, evidentemente tranquillizzato dalla bonifica appena effettuata (“lo metti fuori senza farti vedere e ti segna se c’e’ qualche telecamera”) e quindi da ogni possibilità di essere intercettato, faceva riferimento all’opportunità di utilizzare un silenziatore (“….il silenziatore… ”). NAPOLI chiedeva se quel congegno l’avesse un certo Francesco (“ce l’ha Francesco?”); FORMICA, di rimando, domandava conferma al suo interlocutore se gli servisse effettivamente un silenziatore (“eh, che ti serve a te il silenziatore fatto?”). Il FORMICA aggiungeva di aver parlato con una certa persona, la quale finalmente si era convinta ed aveva vinto la sua iniziale ritrosia, dovuta al fatto di essere stata controllata “per il fatto di SANTAPAOLA” (“… io ho già parlato con lui oggi, ora si è convinto, è che per ora è sotto controllo per quel fatto di SANTAPAOLA….”). Le parole del FORMICA scatenavano una reazione assai energica da parte di NAPOLI Santo, il quale, evidentemente spaventato dalla estrema delicatezza dell’argomento, intimava in maniera perentoria al FORMICA dì scendere immediatamente dall’auto, interrompendo bruscamente la discussione, divenuta scomoda se ascoltata da orecchie indiscrete (…SCENDI). FORMICA, per tutta risposta, insisteva sull’argomento con il NAPOLI e ribadiva che quella persona era disposta a consegnare un “qualcosa” al NAPOLI, se costui ne aveva davvero bisogno; evidentemente, quella persona si riferiva al silenziatore (““…ha detto se ti serve NAPOLI interrompeva nuovamente il FORMICA (“…SCENDI!); con l’evidente scopo di continuare una conversazione così pericolosa fuori dall’autovettura. Secondo l’ufficio di Procura il soggetto “sotto controllo per il fatto di SANTAPAOLA” potrebbe identificarsi in “Salvuccio LAUDANI”, ossia LAUDANI Salvatore, nato a Catania il 23.6.1979, residente in Nicolosi (CT), arrestato nel 2012 per traffico internazionale di sostanze stupefacenti, commesso quale referente del clan mafioso catanese “Filiera-Puntina.