Processo Trattativa, chieste le condanne per tutti gli imputati. 15 anni chiesti per Mori, 12 per Dell’Utri, Subranni e De Donno. 16 anni per il boss Bagarella e 12 per Cinà

26 gennaio 2018 Inchieste/Giudiziaria

I pm del processo trattativa Stato-mafia, Nino Di Matteo, Vittorio Teresi, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia hanno concluso oggi la propria requisitoria presentando alla corte le richieste di pena. In particolare, per il reato contestato con l’art.338 (minaccia e violenza a Corpo politico dello Stato, ndr) è stata richiesta la condanna a sedici anni per i boss Leoluca Bagarella, cognato del padrino corleonese Riina deceduto, e a dodici anni per Antonino Cinà, medico fedelissimo di Riina. Per lo stesso reato è stato chiesto il “non doversi procedere” per intervenuta prescrizione a Giovanni Brusca mentre sono state chieste le condanne per l’ex capo del Ros Antonio Subranni (12 anni), il suo vice del tempo Mario Mori (15 anni) e l’allora capitano Giuseppe De Donno (12 anni).
Di minaccia a Corpo politico dello Stato era anche accusato Marcello Dell’Utri, ex senatore di Forza Italia che già sta scontando una condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Per lui i pm hanno chiesto la condanna a 12 anni. L’accusa ha anche chiesto la condanna a 6 anni per l’ex ministro Nicola Mancino che rispondeva del reato di falsa testimonianza. Inolttre hanno chiesto la condanna a 5 anni per il reato di calunnia nei confronti di Massimo Ciancimino mentre hanno chiesto di dichiararsi il “non doversi procedere per intervenuta prescrizione” per il reato di concorso in associazione mafiosa in quanto “ritenuto conclusosi in data 15 gennaio 1993”. Infine è stato dichiarato il “non doversi procedere” nei confronti del capomafia defunto, Totò Riina. Prima di effettuare le richieste di pena il sostituto procuratore Teresi ha dichiarato: “Sono stati messi in fila fatti che abbiamo cercato di raccogliere nel pieno rispetto delle norme di legge. Come in un puzzle abbiamo preso queste tessere e le abbiamo messe insieme. Come in un puzzle ogni singola tessera non fa vedere il quadro generale ma diventa rilevante e importante soltanto se si incastra perfettamente in quello che sarà il quadro generale. Noi siamo convinti che tutte le tessere che abbiamo ricostruito ed abbiamo offerto, a partire dagli anni Settanta fino ai fatti alla metà degli anni Novanta, siano tutte tessere che si incastrano in un disegno unico, esclusivo ed univoco di un quadro di insieme che ha a che fare con i reati contestati. Un quadro di insieme nel quale qualche tessera è sporca di sangue di quelle vittime delle stragi. Fatti che hanno avuto a che fare in qualche modo con le stragi. Possiamo dire che la strage di Capaci è una strage consumata per vendetta e per fermare quella grande evoluzione normativa che Falcone aveva impresso all’interno del Ministero... Una strage di conservazione per contrasto ed innovazione. Falcone è l’ultima strage della Prima Repubblica. I fatti poi si sono evoluti. Paolo Borsellinoprobabilmente era visto come un ostacolo al cambiamento che si voleva e si pensava al momento in cui è stata fatta l’ignobile trattativa. E probabilmente la strage di via d’Amelio è la prima strage della Seconda Repubblica. Poi hanno seguito le altre”.