M5S, Di Maio: Rinaldi, Genovese padre e figlio? Buon sangue non mente…

28 gennaio 2018 Mondo News

«I partiti con la preparazione delle liste hanno dimostrato chi sono mostrandoci il peggio. Il partito democratico fa le assemblee alle 4 di notte per paracadutare gli uomini di Renzi ovunque tranne che a casa loro, dove evidentemente li conoscono – sottolinea sempre Di Maio in un post sul blog delle Stelle, il M5S – L’esempio più eclatante è quello della Boschi a Bolzano, ma anche la Lorenzin a Modena ha un certo fascino. Sono tutti candidati in due o tre collegi perché hanno una paura enorme che non li votino da nessuna parte. Più che comporre le liste pare abbiano giocato al lotto puntando all’ambo su tutte le ruote». E ancora: «Le liste dei partiti di destra e di sinistra sono piene di politici che sono lì da 20 anni, di impresentabili condannati e indagati, di paracadutati che se ci fossero le preferenze non entrerebbero mai in Parlamento», sottolinea ancora il M5S che attacca: «Berlusconi ha fatto le liste del centrodestra a sua immagine e somiglianza, con il beneplacito di Meloni e Salvini, che si fanno belli a parole, ma prendono in giro gli elettori».

«Non possiamo non iniziare da Luigi Cesaro, detto “a purpetta”, accusato di voto di scambio alle ultime elezioni regionali, e quindi premiato dal centro destra con un seggio blindato. Dato che “a purpetta” si sarebbe sentito solo, sembra che sia stato accontentato e che gli abbiano affiancato alcuni fedelissimi, fra cui Carlo Sarro, indagato per turbativa d’asta in un’inchiesta che portò all’arresto di 13 fra presunti affiliati o fiancheggiatori del clan dei Casalesi. Siccome chi lavora bene deve essere valorizzato, come non dare un posto anche a Franco Rinaldi, condannato nel processo ‘Corsi d’oro’ e imputato nel processo “Matassa” per corruzione elettorale? Rinaldi, inoltre, è il cognato del deputato Francantonio Genovese, condannato in primo grado per il processo sui corsi di formazione regionale, e zio di Luigi Genovese, appena eletto all’Ars, e già indagato. Buon sangue non mente», attacca il M5S. «La classe dirigente è importante, deve aver pensato il trio Berlusconi, Meloni e Salvini, bisogna dare l’esempio sul territorio, e allora perché non candidare Urania Papatheu, manager catanese condannata in primo grado per la gestione dell’ex ente fiera di Messina? Ma sì, che c’è di male? Però mancava qualcuno accusato di mafia e pareva brutto. Allora sono corsi ai ripari e hanno messo nelle liste Antonio D’Ali, accusato di concorso esterno a cosa nostra. Per i Pm D’Alì avrebbe avuto rapporti con le cosche, e con esponenti di spicco dell’organizzazione come Matteo Messina Denaro, fin dai primi anni 90, e avrebbe cercato l’appoggio elettorale delle famiglie. Altro che società civile! Altro che competenza», conclude.