DOSSIER E DEPISTAGGI: L’avv. Candido, “Misura cautelare sproporzionata nei confronti di Longo”. Cassazione: “Deve essere subito sospeso dalle funzioni”

7 febbraio 2018 Cronaca di Messina

“Quale difensore del Dott. Giancarlo Longo (quest’oggi associato al carcere di Poggioreale) mi spiace dovere rilevare che mentre alle ore 11,36 l’agenzia Ansa era nelle condizioni di diffondere la notizia degli arresti in oggetto, dando contezza di particolari contenuti delle ordinanze custodiali emesse dai Gip di Roma e di Messina, al sottoscritto difensore non solo non è stato ancora notificato il detto provvedimento ma addirittura la cancelleria dell’Ufficio Gip non mi ha potuto mettere a disposizione gli atti ostensibili in quanto (almeno fino alle ore 13,00) non vi era prova dell’integrale esecuzione dell’ordinanza”.

A dichiararlo è l’avvocato messinese Bonni Candido, legale del magistrato di Siracusa finito in carcere a seguito dell’inchiesta su presunti depistaggi e processi aggiustati.

“E’ disarmante constatare che ancora una volta l’opinione pubblica venga informata prima del difensore e che, a distanza di diverse ore dall’arresto del mio assistito, io non sia ancora nelle condizioni di svolgere alcuna attività difensiva. Nel merito intendo da subito evidenziare la sproporzione della misura tenuto anche conto che il mio assistito, da diversi mesi, è stato trasferito a Napoli (sezione distaccata di Ischia) dove svolge funzioni non più di P.M. bensì di Giudice dell’esecuzione civile. Ictu oculi l’ordinanza non può, quindi, non essere carente dei requisiti di attualità e pericolo di reiterazione di reati. Non appena avrò contezza degli atti farò certamente ricorso al Tribunale del riesame ma voglio anche evidenziare che il mio assistito, pochi giorni fa, ha presentato alla Procura di Messina due corpose e circostanziate denunzie sui fatti oggetto del procedimento in questione che, a mio giudizio, avrebbero dovuto essere approfondite prima di chiedere e disporre la misura nei di lui confronti”.

Sospendere dalle funzioni e dallo stipendio il Pm Giancarlo Longo, arrestato dalla Guardia di Finanza nell’ambito di una inchiesta congiunta delle Procure di Roma e Messina con l’accusa di corruzione. E’ invece la richiesta avanzata alla Sezione disciplinare del Csm dal Pg della Cassazione Riccardo Fuzio.

La sospensione e il relativo collocamento fuori dal ruolo della magistratura sono atti dovuti, tutte le volte che un giudice e’ sottoposto a un’ordinanza di custodia cautelare.