LA STORIA: CHARLES, L’AUTISTA MESSINESE DI AL CAPONE

21 marzo 2018 Culture

Era il marzo del 1978 quando nelle pagine interne del quotidiano Gazzetta del Sud veniva pubblicata la notizia della morte del messinese Placido Giacobbo, noto all’epoca in città per un ‘mistero’ che conservava nella sua vita. Placido Giacobbo, soprannominato “Charles”, raccontava di essere stato l’autista di Al Capone. Morì a 78 anni di vecchiaia nella baracca in cui viveva.

Nato a Messina, era emigrato giovanissimo negli Stati Uniti rimanendovi a lungo. Poi era stato dichiarato ‘indesiderabile’ ed espulso ed era tornato a Messina. Giacobbo viveva in miseria, da solo. Si faceva chiamare egli stesso “Charles”, e raccontava spesso le sue lontane avventure al servizio di Capone. La sua morte fu scoperta dai vicini che sfondarono la porta della sua baracca, preoccupati perché da tre giorni non l’avevano visto uscire. Lo trovarono sul letto privo di vita. Tornato a Messina nel ’60, Placido Giacobbo aveva trascorso qualche mese in carcere per una vecchia condanna per sfruttamento della prostituzione. Tornato in libertà aveva trovato alloggio nella baracca, e si era messo a disposizione della questura per fare da interprete quando nel porto di Messina facevano scalo le navi della sesta flotta degli Stati Uniti. Sebbene dicesse di essere stato per lunghi anni uno degli uomini di fiducia del più potente gangster italo-americano, Placido Giacobbo era stato accolto con commiserazione nell’ambiente della malavita messinese. I suoi racconti sugli ‘States’ erano ascoltati con poco interesse dai giovani pregiudicati, che lo ritenevano un ‘sorpassato’ e spesso lo prendevano in giro. Per polizia e carabinieri Giacobbo era ‘scomparso dalla circolazione’. Il vecchio ‘Charles’, come amava farsi chiamare, era diventato nella sua città d’origine un cittadino come gli altri. A Chicago dove diceva di aver incontrato Al Capone, Giacobbo si sposò due volte ma non riuscì mai a ottenere la cittadinanza americana. Fu condannato a 5 anni di lavori forzati all’inizio degli anni Trenta: pochi mesi prima, verso la fine del 1929, il suo ‘boss’ era stato arrestato e condannato a sette anni di reclusione per evasione fiscale. Nel 1936 Giacobbo fu espulso per la prima volta: tornò in Italia e vi soggiornò fino al 1948, poi si persero le sue tracce. La polizia americana lo rintracciò qualche anno dopo a Boston, due frattanto si era sposato per la terza volta, nel 1949, con Faye Buck. E fu espulso di nuovo. EDG