LA ‘MESSINA DI MEZZO’ TREMA. ECCO TUTTI I NOMI ANCORA INEDITI. LE CLAMOROSE DICHIARAZIONI DEL PENTITO BIAGIO GRASSO

22 marzo 2018 Inchieste/Giudiziaria

Di Nuccio Anselmo – Gli affari progettati, tanti, alcuni dei quali poi non sono andati in porto, per esempio la realizzazione del famigerato “corpo D” sul Torrente Trapani o i 14 alloggi popolari di Fondo Fucile. L’organigramma completo del gruppo Romeo e delle sue varie ramificazioni. Le entrature nei palazzi pubblici. C’è ancora tanto altri nei verbali che l’imprenditore milazzese Biagio Grasso, il quale da mesi collabora con la giustizia, ha rilasciato ai magistrati della Distrettuale antimafia di Messina con al centro l’operazione antimafia Beta.
In un passaggio tratteggia gli altri “componenti” – sempre secondo le sue dichiarazioni, ovviamente al vaglio dei magistrati -, che ha conosciuto direttamente o indirettamente: «Quindi ci sono altri personaggi tra i quali Marano Giovanni su Catania e Laganà Massimo su Messina, quest’ultimo è un tecnico informatico con collegamenti con i casinò di Malta-Portomaso e Slovenia, mentre il Marano gestisce una cooperativa di recente costituzione sparsa tra Palermo, Catania e Siracusa. Il presidente della cooperativa è Marano, tra i componenti anche Amoroso Filippo di Palermo, nonché Scarfone Dominique, quest’ultimo morto e un altro di nome Lullo. Il Marano gestiva la cooperativa anche per conto del Romeo. Vi è poi Romeo Gianluca il quale gestisce alcuni bar e Romeo Daniele il quale ha una officina a Contesse e coadiuva il fratello Vincenzo. All’esterno della famiglia io ho conosciuto Cristaldi Gaetano socio del Romeo Benedetto, socio della Be.ro. srl e poi Piluso Stefano. Romeo Maurizio è il braccio destro del fratello Enzo, questi gestisce una sanitaria. Il Piluso Stefano è in rapporti con Romeo nella gestione della sanitaria della famiglia. La Win Play era solo del Romeo Vincenzo, mentre la Bannershop era del Romeo e di Marano. La Ecosan, intestata fittiziamente a Piluso, era di Romeo Benedetto e Maurizio. A tutti i fratelli sono riferibili plurime attività economiche, anche se la gestione degli affari è affidata a Romeo Vincenzo e Romeo Benedetto; vi era una sorta di cassa comune, nel senso che quando vi era necessità di denaro, ciascuno dei fratelli faceva fronte, prelevando il denaro dalle attività economiche o attingendo a fondi personali. Ricordo un episodio relativo a un soggetto di nome Domenico detto “scintigrafia”, il predetto era proprietario del locale Luna Rossa, questi aveva un debito con il Romeo e rilasciò delle cambiali; specifico che si tratta di tale De Pasquale Domenico di Barcellona. Il Romeo si era prodigato a favore di De Pasquale per un debito che questi aveva con La Valle. In un’altra occasione, il Romeo si adoperò per recuperare un credito che Eros Nastasi vantava nei confronti del gestore di un bar nei pressi dell’abitazione del Laganà; costui non fu in condizione di pagare e quindi Romeo gli fece portare via le attrezzature da detto bar».

I soprannomi –
C’è poi la parte di un verbale che Grasso dedica ai vari soprannomi che nel gruppo si davano ai componenti, veri o presunti, per le conversazioni “interne”. Eccoli: «Filippo era il soprannome che utilizzava generalmente Barbera Stefano per indicare Romeo Vincenzo; Caterpiller, Tempesta e Tiger erano altri soprannomi riferiti al Romeo. Tiger in genere lo chiamavo io, Tempesta era il nome di un suo cavallo e il suo pseudonimo su Skype; Compasso era riferito all’ingegnere Cucinotta Raffaele; Baffo era soprannominato Carlo Borella; Giraffa era l’avvocato Lo Castro per la conformazione del collo; Boccone era l’archittetto La Spina, poiché diceva sempre che era impegnato a mangiare un boccone; il fratello di Enzo Romeo, di nome Benedetto, veniva indicato come Lago picciriddu, mentre Lago Grande era Ercolano Vincenzo, in quanto vi era stato un incontro con quest’ultimo nei pressi di un lago; pertanto, utilizzavamo per lui tale soprannome, mentre la somiglianza di Romeo Benedetto ad Ercolano Vincenzo portava a soprannominarlo Lago Picciriddu; Pulici era il soprannome che Romeo Vincenzo aveva dato a Monteiro, poiché vi era un altro soggetto a Messina così chiamato, che era considerato un truffatore; Bagnarola era il soprannome dell’amministratore della Bet Srl di nome Giovanni; Rugna Grande era Di Stefano Rosario, Rugna piccola il figlio Felice e Rugnitta il secondo figlio di nome Lillo; Baffo Grande era Nitto Santapaola, zio di Romeo Vincenzo; Sampei era il soprannome di Laganà Nunzio detto Massimo, in quanto appassionato di pesca; Timpa o il Dandy era soprannominato Fabio Lo Turco; Signor I era soprannominato Ivan Soraci, chiamato così per il suo tono “nobiliare” assunto negli ultimi periodi; Flash o il Professore erano i soprannomi di Franco Lo Presti; Cane da caccia era il soprannome di Boninelli per la conformazione del viso; Jhonny Stecchino era Orazio Faralla; Il Nano non ricordo in questo momento a chi si riferisse; Scoiattolino era l’amministratore di Cubo, Filippo Spadaro, chiamato anche il Costipato; Lupin era Bertuccelli Domenico, lo misi io per la sua conformazione fisica e mentale; Mike era il soprannome dato a Michele Spina, forse aveva anche un altro soprannome; Ricchina era soprannominato Galli Massimo».

La novità –
Nei mesi scorsi il nuovo collaboratore di giustizia dell’operazione antimafia “Beta”, che è l’imprenditore Biagio Grasso, ha riempito decine di verbali facendo nomi e cognomi di un sistema di potere parallelo a Messina, allargatosi a macchia d’olio in questi anni all’ombra della cellula di Cosa nostra peloritana di derivazione etnea. La “Beta” è incentrata infatti sulla cellula di Cosa nostra catanese attiva a Messina, legata alla “famiglia” Santapaola-Ercolano. Rassegnaweb da gazzetta del sud