SUTERA, UN PLURIOMICIDA IN LIBERTA’: PER PIERO CAMPAGNA TANTA AMAREZZA E RABBIA. “GRAZIELLA VITTIMA INNOCENTE DI MAFIA E ANCHE DI MALAGIUSTIZA”

27 marzo 2018 Inchieste/Giudiziaria

Di Enrico Di Giacomo – Piero, o Pietro, è stato un uomo solo per tanto tempo, e gli uomini soli sono come i bambini. Piero è un’anima pura, un uomo con l’anima sincera e coraggiosa che contraddistingue le persone belle da quelle che non vorresti mai incontrare. I ricordi di certe serate di pioggia sono spesso peggiori delle serate in se per se. A Piero il postino del dolore suonò una mattina di metà anni ’80. Nuvole e fango. Il dolore è sempre una grande scoperta. Improvvisamente hai percezione del male, quando meno te lo aspetti. All’inizio è un dolore profondo. Poi scende il buio. Il postino del dolore ritorna sempre. E quando torna, arriva il momento in cui o credi nelle albe dei giorni a venire o muori per sempre. Piero ha ripetuto, in questi anni, che lui è morto quel giorno in cui la violenza mafiosa di quattro criminali ha spento un’anima che amava ma anche i suoi progetti, la sua stessa vita. ‘Non ho paura, non possono uccidere chi è già morto’, ha ripetuto spesso. La vita e la morte fanno di noi ciò che vogliono. Sta a noi decidere cosa vogliamo dalla vita e dalla morte. Piero decise di non rinchiudere i desideri e i progetti di una bambina all’interno di un carillon, il suo campo di girasoli perduto. Decise di ridargli vita. Di farli camminare ancora. Di farli sbocciare ancora. Di far arrivare ‘la primavera a novembre, quando meno te lo aspetti’. Almeno questo pensò in tutte quelle mattine in cui attraversava lo Stretto con una divisa addosso su un mare di dolore e rabbia. Decise di cercare quella giustizia e quelle verità che in tanti avevano cercato di occultare. Contro tutto e contro tutti. Per Graziella ma anche per i propri genitori. Piero è un volto solcato dal dolore. Stanco ma determinato. E’ un ragazzo ma diventa un uomo molto presto. Incontra un giovane avvocato, dei ragazzi che credono in un mondo migliore. Fabio, Antonio, Nadia. Beppe prima ancora. E altri. Non tanti ma, come si dice in questi casi, buoni. Assieme crede di potercela fare. Ognuno col proprio contributo. Incontra soprattutto un uomo altrettanto puro e determinato. Onesto e coraggioso. Raro. Con lui inizia una gara ad ostacoli che terminerà su un traguardo dove all’arrivo troverà scritto finalmente quella parola che fa tanto rima con utopia, GIUSTIZIA. E’ stata questa la corsa di Piero, la guerra di Piero. Combattuta con tutto l’amore che si può. Raccontata egregiamente in un libro prima, in una fiction poi, in diversi programmi di quella tv che vorremmo vedere sempre più spesso. Ma quella corsa oggi si è improvvisamente fermata.

La notizia dell’arresto di Giovanni Sutera  (palermitano, classe 1958, già condannato all’ergastolo e sottoposto fino a poche ore fa al regime di libertà vigilata, poiché riconosciuto colpevole dell’omicidio di un gioielliere fiorentino e – durante la latitanza – di quello appunto di Graziella Campagna, la ragazza di 17 anni uccisa in provincia di Messina nel 1985) da parte della procura di Firenze Piero l’ha saputa da un amico. Ed è stato un colpo al cuore. Un tornare indietro a tanti anni fa, gli anni più duri, quelli della ricerca della verità e di un volto da dare a chi aveva crivellato di colpi il corpo di una bambina che amava più della sua vita. Piero Campagna non sapeva che il carnefice della sorella fosse in libertà, gestisse un locale importante in pieno centro a Firenze. Con due condanne all’ergastolo.

“Graziella oltre che essere vittima innocente di mafia è adesso anche vittima della malagiustizia. Si devono vergognare quei magistrati che hanno dato a Giovanni Sutera i benefici di pena. Se non fosse stato per questa procura e per le indagini dei carabinieri chissà quanti altri morti. Chissà quanti omicidi e rapine che non si sanno. Il carcere cosa è servito a questo criminale, che non ha mai collaborato con la giustizia e mai si è pentito. Lui a Firenze delinqueva, aveva già ucciso un gioielliere nella stessa città e tu magistrato me lo mandi in libertà condizionata a Firenze?”.

Piero vorrebbe piangere per la rabbia, avrebbe il desiderio di urlare al mondo la sua indignazione.

“Questa è una storia infinita che dura da 25 anni. A un criminale me lo butti fuori!”, urla con la voce di chi non riesce a credere alla notizia appena saputa.

“Ma come è stato possibile? Si sarà comportato bene? Ma ovvio, quando hai due ergastoli in carcere non commetti errori per poter ottenere tutti i benefici possibili. Ma rimane un criminale che non ha mai collaborato con la giustizia, che deve scontare gli ultimi giorni della sua vita li dentro. La ‘fine pena mai’ c’è stata invece solo per mia sorella. Io da cittadino italiano mi chiedo, ma chi sono i criminali per lo Stato? A cosa serve un processo di 24 anni, tutte queste spese. Qui siamo di fronte a chi ha commesso rapine, a chi ha ucciso un gioielliere e una bambina, a un trafficante di droga”.

E inevitabilmente torna in mente un altro caso che indignò il Paese intero, la scarcerazione del boss Gerlando Alberti Jr, l’altro sicario di Graziella, avvenuta qualche anno fa per decisione del Tribunale del riesame. Gerlando Alberti fu scarcerato per incompatibilità col regime carcerario. Fu grazie alla denuncia dell’avvocato Fabio Repici che il boss poi rientrò in carcere.

“E questa è la seconda. E’ una storia infinita, un cittadino che subisce delle tragedie a chi si deve affidare? Con magistrati che consentono dei benefici a dei criminali mai pentiti”.

Per Piero è un giorno triste, un pò come riaprire una ferita mai rimarginata. Si sente tradito, offeso, solo.

“Io dal giorno che ho trovato Graziella fino alla fine del processo mi sono sentito mancare la terra sotto i piedi. Una vita di rabbia ma nello stesso tempo ho sempre creduto nella giustizia. Una lotta continua. Oggi sentendo una notizia del genere sono ritornato a 32 anni fa, proprio adesso che stavamo, io e la mia famiglia, tornando a respirare. In questi brutti anni noi, nonostante tutto, abbiamo fatto rivivere Graziella raccontando la sua storia nelle scuole di tutta Italia. Abbiamo dato un senso alla lotta per la legalità. Ma io adesso mi sto accorgendo che la lotta non è solo contro i criminali ma contro lo Stato, contro questi magistrati che applicano la legge a modo loro, lasciando un senso di ingiustizia. Che senso avrà andare nelle scuole mi chiedo”.

Poi fa un appello, un ultimo appello.

“Io l’ultima speranza che ho è che la Procura Generale di Firenze revochi immediatamente il provvedimento della scarcerazione di Sutera. Che servi come lezione. La magistratura deve adesso rimuovere chi ha fatto un regalo a un criminale. Non è possibile che un cittadino italiano a cui hanno strappato una figlia debba subire angherie da parte di certi operatori della legalità. Io chiedo giustizia, non vendetta. Io ho prestato un giuramento e sono fedele allo Stato e lo Stato non mi deve tradire!”.

“Anni fa hanno avuto il barbaro coraggio di rinviare a giudizio un galantuomo che ha combattuto la mafia e ha fatto restituire la dignità a Graziella, come l’avvocato Fabio Repici, per una frase sulla scarcerazione del boss Gerlando Alberti jr (‘è stato fatto un regalo alla mafia’). Ma non hanno avuto il coraggio di tenere in carcere un ergastolano. Che vergogna!”.

L’amarezza lo rapisce. Ma Piero sa più di tanti altri che la vita deve continuare e mentre parla al telefono prepara le ultime cose prima di andare incontro a un ennesimo turno di notte tra le strade vuote della città.

“Mi chiedo a cosa serva rischiare la vita ogni giorno nella lotta alla mafia quando poi li scarcerano. Mia madre, la famiglia non sapeva nulla. Mia sorella mangia terra e loro mangiano pane. Mi auguro che adesso restituiscano dignità a tutte le vittime della mafia, che riflettano magari guardando negli occhi i loro figli. Quella di oggi (la scoperta della scarcerazione di Sutera) è un’offesa a tutti gli italiani, ci scoraggia. Con quale coraggio andrò a parlare ai giovani da domani”, conclude. Poi saluta la moglie, la figlia e il nipotino e va via. Lo attende una nottata di lavoro su una pattuglia dei carabinieri. Sguardo all’insù, da’ un’occhiata al cielo diventato nel frattempo grigio. Pensando che le nuvole come i momenti difficili ‘vanno, vengono, ritornano e magari si fermano tanti giorni che non vedi più il sole e le stelle e ti sembra di non conoscere più il posto dove stai. Vanno, vengono. Per una vera, mille sono finte e si mettono li tra noi e il cielo per lasciarci soltanto una voglia di pioggia’.

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