LA MORTE DEL CLOCHARD A SAN RAINERI: UNA PARTITA SBAGLIATA

5 Aprile 2018 Culture

di Enrico Di Giacomo – Ieri sera si è giocata Barcellona-Roma, lo so e nel pomeriggio il derby Milan-Inter. Le ho viste anche io. E l’altro ieri Juventus-Real Madrid. Tante partite alle quali abbiamo dato giustamente attenzione. Ma ieri mattina a Messina se n’è giocata un’altra. No, non in un grande stadio da far togliere il fiato. Ma in campetto di periferia. Di quelli dove mastichi terra e rabbia. E ne conservi per sempre il sapore in gola. Una partita iniziata tanti anni fa, che non dura però novanta minuti. Una partita che può terminare soltanto con un risultato. Li, in quei campetti, gli arbitri non ci sono e se ci sono si voltano dall’altra parte. Li, in quei campetti, i calciatori vestono tutti la stessa maglietta. Come li riconosci? Li riconosci dalla magrezza, dalla lunghezza dei capelli e della barba, dal passo lento e indeciso con cui tornano la notte accompagnati dal vento. Ah si, perché in questi campetti si gioca notte e giorno. Giorno e notte. Sole e luna. Con o senza i riflettori. A volte ad illuminarli ci sono dei lampeggiati blu che diventano nel buio luce. In questi campi ci sono passati tutti. No, no nessun campione. Ma di presidenti della Regione, sindaci, assessori, questuanti, farabutti a bizzeffe. Insomma, una tribuna d’onore senza onore ambulante. Chi ha giocato in quei campi non ha mai conosciuto i nomi degli ospiti illustri, ma ha sempre capito che di loro non bisognava fidarsi. A loro non avrebbero dato neanche le chiavi della loro sofferenza. Sono partite dure le loro, anche perché a sostituirli non ci sono panchinari. L’inverno per loro non esiste. La solitudine come compagnia. Sanno che se si fermano la partita l’hanno persa per sempre. Non ci sono crampi, rotture del menisco nel loro vocabolario. Sempre ad inseguire, a rincorrere. Sempre in trasferta. Le loro partite non prevedono porte, né gol. Nessuno di loro è più capace da tempo di realizzare una rete, di vincere nulla. Loro da sempre giudicati soltanto per un calcio di rigore. Loro sanno che l’unico risultato possibile è uno e uno soltanto. Lo sapeva anche Erradi Faissal, 31 anni, trovato bruciato ieri mattina all’interno di un grotta nella zona falcata di Messina. Una terra di nessuno. Una trincea. Dove il futuro e i giorni si consumano come legna al fuoco. Passaggi di tempo. Lui in questa terra, come tutti gli altri, giocava da libero, e non metteva mai le scarpe. Chissà che sogni aveva, quanti amanti avrà incrociato in quelle tenebre, se si era mai innamorato, se c’è una donna ad aspettarlo, magari una madre qualunque. Ieri Erradi ha tirato senza guardare e il portiere l’ha fatto passare. Erradi sapeva che la sua partita sarebbe finita così. Anche per lui che aveva sognato, come tanti di noi, una stropicciata misera maglia numero 7.

 

La notizia

Il cadavere di un uomo, Erradi Faissal, 31 anni, è stato trovato nella zona falcata di Messina. Il corpo, parzialmente annerito dal fumo nero, era all’interno di una delle grotte che sorgono nell’area di San Raineri e che vengono utilizzate come abitazione da clochard e senzatetto. Il corpo era riverso su un letto mentre tutto intorno c’erano mobili e masserizie di ogni genere annerite dal fumo. A scoprire il cadavere e chiedere l’intervenire della polizia è stata uno dei senzatetto che utilizzava la grotta come dimora. Sul posto sono intervenuti gli agenti delle volanti. Da una prima ricostruzione è probabile che si tratti di una morte accidentale. Sono in corso accertamenti della polizia scientifica nel frattempo il cadavere è stato trasferito all’obitorio. La grotta è stata posta sotto sequestro.

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Enrico Di Giacomo

 

 

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