LA RIFLESSIONE: QUELL’ETERNA ABITUDINE A MESSINA DI PIANGERSI ADDOSSO

6 maggio 2018 Politica

di ROBERTO RICCA – Troppi candidati e troppi sindaci. Nessun programma da sottoporre ai cittadini ma solo stucchevoli accuse che gli aspiranti a primo cittadino, preoccupati di una personale debacle, si lanciano vicendevolmente.

Il filo conduttore dei proclami che ascoltiamo giornalmente è la “necessità del cambiamento”.

Il cambiamento di cui si parla è quello che dovrebbe rendere più incisivo l’approccio alla risoluzione delle criticità che attanagliano Messina. Criticità che, a detta degli “innovatori”, non sono mai state seriamente affrontate e, quindi, si sarebbero aggravate. Può darsi. V’è però da chiedersi, a fronte dei problemi  che affliggono la nostra città, di  quanto tempo avrebbe bisogno un sindaco ed una giunta per poterli seriamente fronteggiare. Orbene, da quando è stata introdotta la elezione diretta dei sindaci, mai nessuno di questi è stato rieletto ed alcuni di loro, a seguito di vicende varie (vedi Buzzanca e Genovese), ben lontani dal giungere alla scadenza naturale del mandato. Appare evidente come l’orizzonte temporale di cinque anni mal si concilia con la esecuzione di politiche serie ed idonee alla risoluzione di problemi cronicizzati come quelli di Messina. Per carità, ove giunta e sindaco di dimostrino inadeguati è giusto mandarli a casa. Accade però che le successive amministrazioni, in nome del famigerato cambiamento, accantonino le politiche e le iniziative intraprese dai predecessori (non necessariamente sbagliate) e comincino a percorrere strade irte e complicate solo per il gusto di creare un solco con quanto fatto prima e definirsi, così, innovatori. E qui falliscono perché lasciare le cose a metà, cominciando ad intraprendere iniziative opposte rispetto alle precedenti, è il peggiore dei mali.

Al riguardo, la giunta Accorinti è stata, a torto o a ragione, criticata per il modo con il quale ha tentato di governare le numerose criticità. Su un settore però, almeno così sembra, le valutazioni positive sono nettamente prevalenti rispetto a quelle negative. Si tratta del trasporto pubblico dove risultano evidenti i segnali di potenziamento e modernizzazione. La futura amministrazione, qualora Accorinti non dovesse venire rieletto, si muoverà nel solco di quella attuale oppure, in ossequio alla “necessità del cambiamento”, farà altro e, tra l’altro, smantellerà  il management dell’ ATM che così bene ha operato a detta della maggioranza dei cittadini?

E’ pur vero che recentemente alcune sigle sindacali hanno rivolto pesanti critiche ai vertici dell’Azienda che le hanno respinte con forza preannunziando querele. E’ altresì necessario che sulla veridicità di quanto asserito dai sindacati dovrà essere fatta, in tempi brevi, piena luce. Ma non v’è dubbio che accuse formulate proprio a ridosso delle elezioni  non promettano nulla di buono e fanno sorgere il legittimo dubbio che le stesse possano essere  l’inizio di un tentativo di ritorno a logiche clientelari che provocheranno un arretramento della progettualità in un settore che ne ha tanto bisogno ed un allentamento, o peggio ancora, un arretramento  dei risultati positivi sin qui conseguiti dall’ azienda. Del resto, non ci sarebbe poi da stupirsi ove si pensi alla storia di Messina.

Certo saremmo di nuovo nei pasticci ma, vuoi mettere, si potrà continuare a dire che i problemi della nostra citta’ sono irrisolvibili e che l’unico rimedio per lenire l’amarezza sarà quello di piangerci addosso.