Incendio a Messina, Francesco morto per salvare il fratellino

16 Giugno 2018 Cronaca di Messina

MESSINA — di Felice Cavallaro - foto di Enrico Di Giacomo - Una traballante presa di corrente deve aver provocato qualche scintilla in cucina. Forse vicino a uno straccio, a un rotolo di carta. Primo focolaio di un incendio che alle 4 del mattino, in pochi minuti, ha devastato i due livelli di un appartamento in pieno centro a Messina. Un rogo che segna la fine di due creature, Francesco Filippo, 13 anni, e Raniero di 10. Con il più grande che, stando alle prime ricostruzioni, è riuscito a saltare giù dal soppalco, ma che poi è tornato indietro per salvare il fratellino, finendo entrambi bloccati e soffocati sui tizzoni della scala di legno.

Sacrificio di un piccolo grande eroe. Un lutto infinito per Giovanni Messina e Chiara Battaglia, i genitori che sono riusciti a strappare al fuoco gli altri figli, di 8 e 6 anni, Tancredi e Francesco. Mentre sulla tragedia già cresce la polemica. Con soccorritori convinti di un forte ritardo dei Vigili del fuoco. Increduli quando si dà per certo che «un’autobotte e una squadra sono arrivate da Milazzo, 40 minuti di autostrada», come ripete il cugino dei Messina, Fernando Rizzo, un civilista che abita nella stessa palazzina, al secondo piano, in salvo pure lui con moglie e figli, in fuga lungo un cornicione dopo avere abbattuto la persiana di un appartamento disabitato.

È stato lo stesso avvocato a chiamare concitato il centralino dei Vigili del fuocodove il primo allarme era giunto alle 4.07 con la voce di una vicina di casa terrorizzata. E dalla caserma di via Salandra, distante appena un chilometro, sono schizzate verso la centralissima via dei Mille due camionette, seguite da auto-botte e scala aerea. Troppo grande quest’ultima per incunearsi fra i rami degli alberi piantanti sui marciapiedi dove erano già arrivate, impotenti, una volante della polizia e un’ambulanza.

In quei momenti l’avvocato Rizzo guidava infatti la piccola colonna di fuggitivi. È accaduto tutto in tre, quattro minuti. Il fuoco ha svegliato nella camera da letto del primo piano marito e moglie che, spalancata la porta d’ingresso, sono riusciti ad afferrare i due bimbi dai loro lettini. Un fumo denso impastava già le loro gole quando, correndo al secondo piano, hanno bussato a casa del cugino. Papà Gianmaria ha provato a tornare indietro per correre verso Francesco Filippo e Raniero, mentre la madre gridava i loro nomi. «Il fumo sembrava un muro», racconta questo padre che non si dà pace ricordando la forzata ritirata con il pensiero ai bimbi rimasti dentro. «Ma avevamo la speranza che arrivassero i vigili a salvarli», ripete come un automa la mamma, a sera, in una stanzetta del Papardo, l’ospedale dove sono finiti tutti sotto controllo. Resterà per sempre nella loro memoria quella fuga su un cornicione di 30 centimetri. Con Rizzo che porta via tutti su un balcone scavalcato per raggiungere la finestra dell’appartamento attiguo, unica via di salvezza, scrutando giù sulla strada, dove i vigili non arrivavano.

Smorza le polemiche il comandante dei pompieri, l’ingegnere Pietro Foderà, negando ritardi nelle operazioni: «Siamo riusciti a salvare gli abitanti dell’area, evacuando anche gli edifici adiacenti, ma le fiamme in quell’appartamento con parquet, soppalco e scala di legno hanno subito avvolto tutto». Lo ha ripetuto ai funzionari di polizia che stilano verbali, coordinati dalla pm Annalisa Arena, turbata anche lei dalla storia del piccolo eroe, Francesco Filippo, ieri mattina atteso alla scuola «Verona Trento» per gli esami di licenza media, interrotti fra le lacrime da professori e compagni di classe.Le polemiche Agghiacciante la vista della palazzina ridotta a un ammasso nerastro, a due passi dai negozi dei Messina sullo stesso viale, una boutique per bimbi e un negozio per adulti. La loro vita concentrata lì, come ricorda Laura Pulejo, la vicina: «Facendo la spola per accompagnare i figli a scuola o in palestra. Due genitori magnifici...». Rassegnaweb - Da Corriere della Sera

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Enrico Di Giacomo

 

 

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