La lettera al Cavaliere: I familiari di Fifì e Raniero, “Grazie per il suo affetto”

11 luglio 2018 Cronaca di Messina

Dopo avere ricevuto la lettera dell’ex premier Silvio Berlusconi il 17 giugno, a due giorni dalla tragedia, oggi sul Giornale di proprietà di Berlusconi i genitori dei due bambini hanno voluto rispondere con una breve nota.

 

E cc.mo Signor Presidente On. le Silvio Berlusconi. Desideriamo esprimerle con tanto affetto il nostro più sentito ringraziamento per il suo articolo sul Giornale del 17 giugno 2018 con riferimento alla immane tragedia che ha colpito la nostra famiglia.

Le sue parole dense di amore, di umanità e di apprezzamento del grande gesto di amore e di valore del nostro adorato Francesco Filippo che ha dato la propria vita nello strenuo tentativo di salvare l’adorato fratellino Raniero Maria, ci sono giunte dritte al cuore e hanno pervaso la nostra affranta anima.

La apprezziamo e siamo da sempre suoi sostenitori, ma le sue parole di uomo, padre e nonno, la sua trasparente commozione ci hanno aiutato e dato tanta forza.

Grazie di cuore Signor Presidente e che il Buon Dio La benedica sempre

 

BERLUSCONI: “Fieri di aver avuto un figlio come Francesco”.

“Non c’è nulla di più triste della morte di un bambino. Ma quanto è accaduto a Messina, nella tragedia, ha un valore profondo, che mi ha davvero colpito, come immagino abbia colpito ogni italiano”. Comincia così la lettera che Silvio Berlusconi ha scritto al Giornale, commentando la morte di Francesco, il bambino di 13 anni che è morto cercando di salvare il fratellino di 10 dall’incendio divampato nel loro appartamento. I genitori così hanno perso entrambi ed è a loro che il leader di Forza Italia si rivolge, invitandoli ad essere “fieri di aver avuto un figlio come Francesco”, anche se “questo non lenirà il loro dolore”. E conclude: “Spesso in politica si parla dei giovani come di un problema […] ma Francesco ci ha dimostrato che i ragazzi italiani sono ben altro” ed è a partire da loro che “dobbiamo tornare a credere in un mondo migliore“.

LA LETTERA

“Non c’è nulla di più triste della morte di un bambino. Ma quanto è accaduto a Messina, nella tragedia, ha un valore profondo, che mi ha davvero colpito, come immagino abbia colpito ogni italiano.

Il coraggioso gesto del piccolo Francesco Filippo, che ha perso la vita nel tentativo di salvare da un incendio il fratellino Raniero – un atto che sarebbe ammirevole in un adulto – è addirittura emozionante e commovente perché compiuto da un ragazzo di soli 13 anni.

Sono vicino al dolore e all’angoscia dei genitori e dei familiari. Da genitore, posso immaginare cosa significhi perdere dei figli, soprattutto in un’età così giovane. Non credo possa esistere nella vita umana un dolore più profondo.

A loro posso solo dire una cosa: devono essere fieri di avere avuto un figlio come Francesco, dell’educazione che gli hanno dato, dei valori che hanno saputo trasmettergli.

Questo non lenirà il dolore del papà e della mamma, ma devono sapere che Francesco non è morto invano, anche se non è riuscito a salvare il fratello: il suo sacrificio ricorda a tutti noi, in qualsiasi età della vita, che esistono valori e sentimenti profondi, irrinunciabili, assoluti, che proprio per questo vanno al di là della vita stessa. In una società che ci appare dominata dall’egoismo, dall’indifferenza, dalla disonestà, dalla sopraffazione, un gesto di un bambino ci dimostra che esiste un’altra Italia, fatta di generosità, di solidarietà, di coraggio, di spirito di sacrificio e soprattutto amore.

Il gesto di Francesco è il simbolo di quest’Italia, e non dev’essere dimenticato: mi auguro che la scuola media da lui frequentata sia dedicata al suo nome, e che la sua storia venga raccontata in tutte le scuole d’Italia.

Spesso in politica, in televisione, sui giornali si parla dei giovani come di un problema: le nuove generazioni sarebbero confuse, prive di punti di riferimento, allo sbando. La cronaca ci racconta di episodi di violenza, di bullismo, di sopraffazioni messe in atto da giovanissimi, nelle scuole, nei confronti di insegnanti o di coetanei più deboli. Esiste anche questo, senza dubbio, ed è molto grave, ma Francesco ci ha dimostrato che i ragazzi italiani sono ben altro: forse proprio da loro, da ragazzi come Francesco, dal suo grande cuore generoso, dobbiamo imparare a tornare a credere nella possibilità di un mondo migliore.

La grande lezione del Vangelo, «se non diventerete come i piccoli, non entrerete nel Regno dei Cieli», dimostra oggi il suo straordinario valore, per tutti, credenti e non credenti: un insegnamento morale e civile che riguarda ogni essere umano.

E dal Cielo, il piccolo Francesco ce lo ricorderà ogni giorno”.