“TERZO LIVELLO”: I GUAI GIUDIZIARI DEL COSTRUTTORE PERGOLIZZI

3 agosto 2018 Senza categoria
Leonardo Orlando – Barcellona – Il noto costruttore edile di Milazzo, Vincenzo “Enzo” Pergolizzi, da sempre considerato amico del boss Pippo Gullotti, già il 5 dicembre del 1999, era stato arrestato su richiesta della Dda, quale unico indagato per concorso in associazione mafiosa, per poi essere assolto il 25 giugno del 2008, dopo un procedimento durato più di 9 anni, dai giudici del Tribunale di Barcellona. All’epoca, in aula, non era stata raggiunta la prova della sua colpevolezza nonostante le accuse mosse da un esercito di pentiti che avevano reso dichiarazioni attraverso le quali si fornivano elementi utili a collegare l’imprenditore milazzese, con notevoli interessi nel campo delle costruzioni edili oltre che a Milazzo a Messina, con esponenti di primo piano della criminalità catanese, messinese e barcellonese. Per un secondo reato di favoreggiamento della latitanza di due boss catanesi, Turi Cappello e Nino Pace, del clan “Cappello – Pillera”, a cui l’imprenditore – secondo l’originaria accusa – avrebbe assicurato nel 1989 – nella fase in cui i due erano attivamente ricercati dalla polizia – ospitalità in una sua casa messa a disposizione dei fuggitivi nell’hinterland di Milazzo, il collegio presieduto dal giudice Donica Mandalà, qualificando l’episodio come reato previsto e punito dall’art. 418 del codice penale (assistenza e ospitalità a latitanti), aveva dichiarato la prescrizione del reato.
L’allora sostituto procuratore della Dda Rosa Raffa, lo stesso magistrato che aveva svolto le indagini sul costruttore, forte delle dichiarazioni dei pentiti giudicate tutte concordanti, aveva invece chiesto la condanna di Vincenzo Pergolizzi, alla pena di complessivi 6 anni di reclusione. Per l’accusa di allora l’imprenditore milazzese avrebbe intrattenuto rapporti esclusivi con il clan catanese dei “Cappello – Pillera”, con l’organizzazione della famiglia dei Barcellonese che aveva e continua ad avere notevoli influenze su Milazzo capeggiata all’epoca dal boss Giuseppe Gullotti. Oltre ai potenti clan catanesi e barcellonesi, Vincenzo Pergolizzi, non avrebbe disdegnato saldi rapporti con Mario Marchese (per aiutare il quale fu anche condannato negli anni 80 per favoreggiamento) e soprattutto con Luigi Sparacio. A quest’ultimo avrebbe fatto avere persino una casa nel milazzese che sarebbe stata pagata solo pochi spiccioli. Fatti che secondo l’accusa si sarebbero verificati – secondo l’accusa delle Dda – in un arco di tempo decennale, tra il 1982 e il 1992 e dai quali è stato assolto. I suo legali, avv. Pinuccio Calabrò e Alberto Gullino, avevano sottolineato le contraddizioni del collaboratore di giustizia Luigi Sparacio, uno dei principali accusatori di Pergolizzi, e le azioni – anche di tipo estorsivo – messe in atto dal pentito Santi Timpani. Timpani infatti, nell’agosto del 2005, è stato scoperto mentre tentava di estorcere denaro – aveva chiesto dal carcere 25 mila euro tramite un emissario in cambio del suo silenzio – a Vincenzo Pergolizzi. da Gazzetta del Sud