Barcellona: minacciava e vessava dipendenti, chiesto giudizio per il noto imprenditore Immacolato Bonina

11 settembre 2018 Cronaca di Messina

I Finanzieri della Tenenza di Barcellona Pozzo di Gotto hanno concluso un’indagine che ha permesso di denunciare l’imprenditore Immacolato Bonina per l’estorsione ai danni di oltre 80 lavoratori dipendenti oltreché per l’indebita percezione di erogazioni pubbliche. Le indagini hanno consentito di dimostrare che l’imprenditore, titolare fino al 2016 di una importante catena di supermercati, abusando del ruolo di datore di lavoro e minacciando i lavoratori di licenziamento, sottoponeva ingiustamente gli stessi a condizioni lavorative svantaggiose.

Nello specifico, i dipendenti venivano costretti a firmare contratti che prevedevano la diminuzione dell’orario di lavoro (c.d. “contratti di collocazione in solidarietà”), con conseguente riduzione della loro retribuzione (salari e stipendi), nonostante, in realtà, lavorassero per un numero di ore settimanali ben superiore a quelle previste (40 ore anziché 28). Inoltre, l’adozione di questi contratti, apparentemente adottati per evitare la riduzione del personale e per agevolare nuove assunzioni, ha consentito al datore di lavoro di ottenere dall’INPS un indebito contributo di solidarietà di circa 30.000 euro. Le indagini, avviate sulla base delle segnalazioni pervenute dai lavoratori dipendenti, hanno consentito di accertare gravi irregolarità nelle modalità di sottoscrizione e attuazione del rapporto di lavoro proposto agli stessi e di rilevare il mancato pagamento di numerose mensilità di salari e stipendi quantificato dai Finanzieri in oltre 1,2 milioni di euro. Il responsabile, per il quale la Procura della Repubblica di Barcellona P.G. ha richiesto il rinvio a giudizio, dovrà rispondere dei reati di “estorsione” e “indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato”. L’operazione si inquadra nella più generale mission del Corpo a tutela dalle condotte fraudolente finalizzate ad un indebito arricchimento in danno alle casse dello Stato, nonché in difesa dei diritti, della sicurezza e della dignità dei lavoratori.

L’APPROFONDIMENTO: LEGGI ANCHE

Nuovi guai giudiziari dopo il fallimento del suo impero economico nella grande distribuzione per il noto imprenditore barcellonese Immacolato Bonina. Il sostituto procuratore di Barcellona Federica Paola ha chiesto infatti il suo rinvio a giudizio con le ipotesi di reato di estorsione e indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato.

La vicenda è legata alle traversie economiche della sua principale società, la C.s.r.s. spa, la Centro supermercati regioni Sicilia, che è stata dichiarata fallita nel novembre del 2016.

La società che curava acquisto merci e logistica per l’intero Gruppo commerciale di Barcellona era stata dichiarata fallita il 30 novembre del 2016, dopo che lo stesso Tribunale di Barcellona aveva respinto l’ammissione al concordato preventivo.

Secondo quanto hanno ricostruito in Procura Bonina, che è assistito dall’avvocato Franco Chillemi, come legale rappresentante della C.s.r.s. spa, nel 2014, quando già si erano verificati i primi problemi di natura economica del gruppo, propose un “accordo” ai suoi dipendenti, minacciando il licenziamento se non avessero accettato.

In pratica ne costrinse un gruppo, parte offesa nel procedimento, a firmare un accordo di solidarietà secondo l’accusa fittizio, di decurtazione del salario – reale -, a fronte di una riduzione dell’orario lavorativo del 30% – falsa -, a 28 ore rispetto alle 40 tradizionali.

Il suddetto “accordo”, scrive il magistrato nel capo d’imputazione, sottoscritto dai lavoratori prevedeva «… condizioni contrattuali deteriori (in quanto i medesimi lavoratori, pur di non subire il prospettato licenziamento, aderivano a detto “accordo”, sebbene, in realtà , continuassero a prestare la propria attività lavorativa per 40 ore settimanali ed oltre), in tal modo procurandosi l’ingiusto profitto consistente dell’ottenimento della prestazione di attività lavorativa da parte di detti dipendenti».

Oltre all’estorsione viene contestata all’imprenditore anche l’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. Questo perché «… mediante l’utilizzo e la presentazione di dichiarazioni o documenti attestanti cose non vere, segnatamente esponendo falsamente all’Inps di avere “collocato in solidarietà” a seguito della sottoscrizione dell’accordo di cui al precedente capo A), i lavoratori dipendenti della predetta società, quando, in realtà, i medesimi lavoratori continuavano a prestare la propria attività lavorativa per 40 ore settimanali ed oltre». Questo gli ha consentito all’epoca di percepire il “contributo di solidarietà” delle mensilità tra giugno e dicembre del 2014, per un importo di quasi 30mila euro.

Secondo l’accusa Bonina, all’epoca prospettò un quadro drammatico: «… “se i supermercati avessero chiuso lui avrebbe potuto vivere di rendita”, mentre se loro non avessero accettato la sottoscrizione dell’accordo imposto “sarebbero rimasti a casa senza lavoro”».