Da Messina a “BepiColombo”, l’astronoma peloritana Mangano protagonista della straordinaria missione diretta a Mercurio

21 ottobre 2018 Culture

Di Sergio Di GiacomoParla anche messinese la missione spaziale BepiColombo diretta al pianeta Mercurio (dove giungerà fra 7 anni), partita la notte tra il 19 e il 20 ottobre alle 3:40 circa del mattino dalla base spaziale europea sita a Kourou in Guiana Francese. Tra i protagonisti dello staff scientifico che da 15 anni progetta la straordinaria missione c’è anche l’astronoma messinese Valeria Mangano, che lavora presso l’INAF-IAPS (Istituto Nazionale di Astrofisica – Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali) di Frascati. “Ho assistito a questo evento da ESOC, la base dell’ESA sita in Germania (dedicata al controllo delle missioni spaziali durante il loro viaggio), insieme a tanti colleghi che, come me, hanno lavorato instancabilmente a BepiColombo. E’ emozionante, dopo 15 anni di lavoro su questo progetto, vederlo finalmente prendere vita e partire. Per noi ricercatori è il coronamento di decenni di studio e di lavoro, una grande soddisfazione davvero”, osserva la Mangano, che ha lavorato nel team di “ELENA”, un rivelatore di particelle neutre energetiche che, insieme all’unità STROFIO, studierà l’esosfera di Mercurio, sfruttando poi l’orbita del satellite attorno al pianeta, elaborando una mappa bidimensionale dell’esosfera e studiandone la sua variabilità. L’astronoma messine ha preso parte anche al progetto legato a SERENA, una “suite” di 4 rivelatori di atomi neutri e di ioni che studieranno l’ambiente attorno a Mercurio. BepiColombo è una missione ESA (Agenzia Spaziale Europea) definita come “cornerstone”, ossia ‘pietra miliare’. Prima di essa, solo altre 5 missioni (SOHO, Cluster, XMM-Newton, Rosetta, Herschel) su più di 60 lanciate negli ultimi 43 anni, sono state classificate in questa particolare categoria. BepiColombo prende il nome dall’ingegnere e matematico padovano Giuseppe Colombo (detto Bepi), specializzato in meccanica celeste. Egli fu consulente della NASA fin dai primi anni 60 e contribuì significativamente alla progettazione dei fly-bys di Mercurio ad opera della Mariner 10 nel 1974 e 75. E’ una missione nella quale il contributo italiano è molto grande. Infatti ben 4 strumenti su 11 a bordo dell’MPO sono italiani e guidati da team italiani. BepiColombo è una missione doppia, ossia composta da due satelliti (uno europeo, guidato dall’ESA, Agenzia Spaziale Europea, ed uno giapponese, guidato dalla JAXA, agenzia spaziale giapponese) che, durante il viaggio verso Mercurio, saranno “impacchettati” insieme in un’unica sonda, composta anche da uno scudo solare (per proteggere il satellite giapponese) e un modulo di trasferimento (MTM) con innovativi motori a ioni, alimentati da energia solare prodotta da due enormi pannelli (lunghi 14 metri ciascuno) posti ai lati dell’MTM stesso. Arrivati a Mercurio, i due satelliti si staccheranno e dallo scudo e dall’MTM, ponendosi attorno al pianeta su due distinte orbite polari. Il satellite europeo, detto MPO (Mercury Planetary Orbiter), si posizionerà su un’orbita più vicina, e manterrà una faccia diretta costantemente verso la superficie per studiare il pianeta più in dettaglio (forma, altimetria e composizione della superficie, interno, esosfera, campo magnetico interno). Il satellite giapponese, detto MMO (Mercury Magnetospheric Orbiter) e recentemente rinominato MIO, si posizionerà su un’orbita più ampia e ruoterà attorno al proprio asse ogni 4 secondi per studiare l’ambiente intorno a Mercurio, e in particolare il campo magnetico, polveri e particelle (ioni e atomi neutri). L’interazione tra i due satelliti permetterà di ottenere ulteriori misure sulla tridimensionalità del campo magnetico e di conoscere meglio il complesso ambiente. Il viaggio verso Mercurio durerà più di 7 anni e sarà cadenzato da alcuni significativi momenti in corrispondenza dei suoi 9 flybys (passaggi ravvicinati): 1 alla Terra, 2 a Venere e ben 6 a Mercurio, prima dell’inserimento in orbita. A Venere, ad esempio, 7 strumenti (su 11) di MPO, e 3 (su 5) di MMO sono già programmati per accendersi e studiare principalmente la sua densa atmosfera, l’interno e le complesse interazioni degli strati più esterni dell’atmosfera con radiazione, vento solare e campo magnetico interplanetario. I flybys a Venere saranno un importante test di funzionamento di buona parte della strumentazione presente a bordo della sonda.

L’astronoma messinese Mangano 

L’astronoma e astrofisica messinese Valeria Mangano, che fa parte dello staff scientifico della missione “BepiColombo”, si è laureata in Astronomia e ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienze e Tecnologie Spaziali all’Università di Padova. Dal 2003 lavora presso l’INAF-IAPS (Istituto Nazionale di Astrofisica – Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali) di Frascati, all’interno del gruppo che ha costruito lo strumento ELENA, e parte del progetto SERENA, per la missione diretta a Mercurio.Si occupa da anni dello studio dell’esosfera, la sottile atmosfera di Mercurio, e di altri corpi rocciosi celesti, oltre che di analisi dati astronomici. Ha effettuato numerose osservazioni da Terra, utilizzando principalmente i telescopi europei siti nelle Isole Canarie.