Sebastiano Ardita su nomine dei magistrati dice basta alle vecchie logiche. “Assurdo che non si valorizzino anche i magistrati senza correnti”

21 ottobre 2018 Inchieste/Giudiziaria

di Giorgio Bongiovanni – Che il Csm abbia bisogno di una riforma forte e concreta l’abbiamo scritto in più occasioni e nel recente passato lo abbiamo ribadito dopo l’elezione del “renzianissimo” David Ermini come vice presidente, ovvero l’unico uomo politico presente tra i laici inseriti all’interno del Consiglio superiore della magistratura. Una scelta che è stata figlia anche di quelle divisioni tra le correnti interne della magistratura, quelle stesse correnti che spesso condizionano anche le nomine dei magistrati nelle varie Procure d’Italia. Nei giorni scorsi Sebastiano Ardita, membro del Csm appartenente al movimento togato creato da Piercamillo Davigo, Autonomia e Indipendenza, ha dichiarato con forza come sia necessario un nuovo indirizzo proprio rispetto alle nomine dei magistrati. “Basta con vecchie logiche – ha detto dopo l’assegnazione del posto semidirettivo di presidente del tribunale di Lecce – E’ necessario valorizzare i magistrati senza correnti e rispettare i giudicati”. Ardita ha sottolineato come ci siano dei “profili di eccellenti magistrati che a volte non vengono neanche presi in considerazione”. “E’ grave – ha sostenuto ancora il consigliere – non avere tra i possibili concorrenti, perché esclusi nei fatti dalla comparazione, magistrati senza tessere di corrente e perciò di fatto esclusi”, e per questa ragione si è astenuto dal voto. Ardita non ha comunque rinunciato ad intervenire nel dibattito: “Occorre darsi delle regole precise”, perché “molti profili risultano eccellenti sulla carta e certamente dovendosi decidere tra due candidati sulla carta eccellenti, non esistono ragioni per far prevalere il meno anziano”. “Tutto questo rappresenta un banco di prova della volontà di essere discontinui con vecchie logiche di parte. E ciò – ha concluso Ardita – riguarda anche la decisione se continuare a resistere nei giudizi avverso i provvedimenti del TAR che hanno annullato provvedimenti; ed ancor più il dovere di adempiere ai giudicati che annullano le nomine. Se si vuol dare un segnale di discontinuità con vecchie logiche, occorre avere il coraggio di riguardare queste situazioni e decidere se e dove sia possibile e decoroso insistere per difendere delibere che a volte appaiono indifendibili”.