GOTHA III: PENA RIDOTTA IN APPELLO PER ROBERTO RAVIDA’, ASSOLTO L’IMPRENDITORE CAMPANINO

30 ottobre 2018 Inchieste/Giudiziaria

di Leonardo Orlando – Barcellona – I giudici della Corte d’appello, presidente Tripodi, componenti Blatti e Grimaldi, hanno confermato, al termine del processo stralcio dell’operazione antimafia “Gotha III”, la condanna per l’ex dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Mazzarrà Sant’Andrea, il geometra Roberto Ravidà, 62 anni di Oliveri, la cui storia professionale è legata a doppio filo alla creazione della grande discarica di Mazzarrà ed alle diverse fasi dei lavori ad essa connessi. Rispetto al processo di primo grado, in Appello, al geometra Ravidà, difeso dall’avv. Natale Venuto, sono state riconosciute le attenuanti generiche, tanto che l’iniziale pena di 7 anni di reclusione decisa con sentenza del 30 marzo 2015 dal Tribunale di Barcellona perché riconosciuto colpevole di concorso in associazione mafiosa nel procedimento scaturito dall’operazione antimafia “Gotha III” scattata all’alba del 24 luglio 2012, è stata diminuita a 5 anni. Per Ravidà sono state anche confermate le statuizioni civili decise in primo grado, tanto che lo stesso imputato dovrà risarcire i danni nei confronti dei comuni di Barcellona, Mazzarrà e dell’associazione Vittime della mafia che si erano costituite parte civile. Gli stessi giudici hanno invece confermato l’assoluzione, per non aver commesso il fatto, per l’imprenditore di Terme Vigliatore Salvatore Campanino, 54 anni, difeso dagli avvocati Tommaso Calderone e Giovanni Cicala, che secondo l’iniziale accusa che non ha trovato conferme nei due gradi di giudizio, sarebbe stato un concorrente dell’associazione mafiosa e prestanome di boss come Tindaro Calabrese, Carmelo Trifirò e Agostino Campisi, nell’esecuzione di lavori i cui profitti sarebbero stati destinati alla mafia. A chiedere la conferma della sentenza di primo grado, il pg Vincenza Napoli. Secondo il racconto fatto dai pentiti Melo Bisognano e Santo Gullo, già dal 2000 e per l’intero decennio successivo, il geometra Roberto Ravidà, stringendo un vincolo con il “Gotha” della mafia di Barcellona e in particolare con Salvatore “Sem” Di Salvo, questo grazie all’intermediazione dello stesso ex boss Carmelo Bisognano, avrebbe garantito l’aggiudicazione degli appalti pubblici ad imprese vicine alla mafia di Barcellona o direttamente riconducibili allo stesso Sem Di Salvo. Lo stesso tecnico, più volte indagato e sempre scampato alle azioni giudiziarie, avrebbe indicato alla stessa famiglia mafiosa dei “Barcellonesi” le imprese da sottoporre ad azioni estorsive o comunque da avvicinare per assoggettarle al sistema delle tangenti, ottenendo in cambio benefici economici con elargizioni dirette di denaro.
Il pentito Santo Gullo invece è entrato nei dettagli, essendo vicino a Ravidà. Nei Comuni in cui lavorava il capo dell’ufficio tecnico, il geometra Roberto Ravidà, l’uomo che ha orchestrato anche i lavori per la realizzazione della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, si ricorreva – ha rivelato Gullo – all’espediente di “sospendere” la gara per poi tornare con le “medie” aritmetiche truccate dai dati manomessi. Il collaboratore che ad Oliveri, paese in cui risiede il tecnico comunale Roberto Ravidà che per anni ha diretto anche l’ufficio tecnico di Oliveri, gestiva un’officina meccanica, ha permesso ai carabinieri del Ros, di decifrare l’operato del dipendente comunale che agiva a vantaggio del sodalizio mafioso. Il geometra Roberto Ravidà, “agevolato dalle procedure che all’epoca presiedevano allo svolgersi delle gare”, riusciva – come racconta il pentito – a condizionare e capovolgere i risultati delle gare d’appalto. “Il tecnico per un periodo – come si legge nei verbali – godeva di piena autonomia, nel senso che poteva affidare direttamente i lavori, almeno quelli per piccoli importi fino a 200 milioni di lire”. Rassegnaweb da Gazzetta del Sud