Diplomi facili, blitz nell’ennese: coinvolto professore della provincia di Messina

14 novembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

Tutto falso, dalle presenze sui registri di classe, alle prove scritte ed orali, fino agli scrutini, secondo quanto emerso dall’indagine partita da un esposto, che ha portato ad accertare che nell’anno scolastico 2016-2017 una cinquantina di iscritti alla scuola parificata “L’Aurora”, in realta’ non frequentavano alcuna lezione. A provarlo ci sono i filmati delle telecamere piazzate dagli investigatori e gli appostamenti effettuati alla sede di Pietraperzia, ma anche le ammissioni degli “studenti” che avrebbero dovuto frequentare in due sedi non ufficiali, a Nicosia e in un Comune etneo. Il gip del tribunale di Enna ha accolto le richieste di misure interdittive chieste dal Pm Romano per gli indagati accusati di falso in atto pubblico commesso nella veste di pubblico ufficiale, tra i quali anche un assessore comunale in carica a Nicosia. Interdizione per un anno da qualunque attivita’ o ufficio connesso alla scuola e all’insegnamento per i responsabili dell’istituto Giuseppe Castello, 47 anni di Nicosia, attuale assessore ai Servizi sociali, e Rosa Catalano, 74 anni, di Catania, e per la preside dell’istituto Anna Sorriso Valvo, 70 anni. Interdizione per due mesi a carico di 4 docenti di Barrafranca (Enna), Roccella Valdemone (Messina), Calascibetta (Enna) e Riesi (Caltanissetta) della scuola. Per due professoresse, anche loro indagate, non e’ stata emessa la misura di interdizione perche’ hanno gia’ ammesso le responsabilita’ e avanzato richiesta di patteggiare la pena. Il diplomificio avrebbe consentito a studenti che non avevano frequentato e sostenuto alcuna prova, di conseguire diplomi utilizzati per concorsi, inserimenti in graduatorie e iscrizioni all’universita’. Tutti gli atti sono stati trasmessi dalla procura al ministero dell’Istruzione che potrebbe ora avviare una inchiesta interna che potrebbe coinvolgere quanti hanno conseguito i diplomi. La scuola e’ attualmente chiusa. “Una indagine complessa, che ha ricostruito un intero anno scolastico, appurando che tutto quello che responsabili e docenti della scuola attestavano era, falso, dai registri alle relazioni sulle attivita’ didattiche”, ha spiegato il procuratore Massimo Palmieri. Dai riscontri incrociati effettuati dai carabinieri della Pg e’ emerso anche che alcuni risultavano presenti a scuola e, contemporaneamente, anche al lavoro in altre citta’ e regioni d’Italia. “Agli indagati – ha spiegato il sostituto Giovanni Romano – sono contestati 52 capi di accusa per falso ideologico in atto pubblico. Ne rispondono in veste di pubblico ufficiale perche’ il personale docente ha questa veste quando stila registri e atti pubblici”.