RIVELAZIONI: ECCO IL VERBALE INTEGRALE DEL PENTITO BIAGIO GRASSO SULL'”AFFAIRE TORRENTE TRAPANI”

16 novembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

di Antonio Mazzeo – “E’ indubbio che da tutto il complesso delle opere eseguite risulta una palese violazione dell’art. 2 delle norme tecniche di attuazione del piano regolatore generale, con gravi rischi per l’incolumità pubblica; in altri termini, non si è affatto in presenza di scelte meramente inopportune sul piano urbanistico-amministrativo ma di un vero e proprio contrasto dell’intero strumento urbanistico e degli atti esecutivi consequenziali a precetti imposti per il corretto governo del territorio a tutela dell’interesse collettivo alla sicurezza e salubrità degli insediamenti abitativi”. Così scrivevano i giudici della Seconda sezione penale del Tribunale di Messina (presidente il dottor Mario Samperi) nella loro sentenza di primo grado emessa il 13 luglio 2016 a conclusione del procedimento relativo ad uno dei più devastanti piani di lottizzazione dell’area sovrastante il Torrente Trapani, il complesso La Residenza Immobiliare, 239 unità abitative per più di un migliaio di nuovi residenti su una superficie totale di 81.050 mq ad alto rischio idrogeologico. “Le macroscopiche violazioni accertate sono state commesse nel quadro di una trasformazione rilevantissima del territorio in contrasto con i numerosi parametri urbanistici esaminati”, aggiungevano i giudici peloritani. “Il complesso delle violazioni riscontrate (sotto il profilo del vincolo idrogeologico ed ambientale, delle variazioni non autorizzate, del cronogramma eseguito e dell’inadeguatezza delle opere di urbanizzazione) ha posto in evidenza che il programma costruttivo e gli atti concessori erano affetti da una serie di palesi illegittimità di tale portata da non poter sfuggire a nessuno degli imputati”.

Al processo di appello in corso presso la Sezione penale del Tribunale di Messina (presidente la dott.ssa Maria Celi), come un fulmine a ciel sereno è giunta due giorni fa la richiesta di prescrizione per quattro degli imputati da parte del Sostituto procuratore generale Santi Cutroneo: si tratta di Giuseppe Pettina (rappresentante legale della società di costruzioni Pett Srl); Silvana Nastasi (responsabile della Se.Gi. Srl); Franco Lo Presti (rappresentante della Residenza Immobiliare Srl e delle Imprese C.O.C. e Costa Srl, recentemente rinviato a giudizio nell’ambito del procedimento Betasulle attività criminali del gruppo Santapaola-Romeo nella città dello Stretto); il costruttore Biagio Nicola Grasso (già titolare della Carmel Srl – società subentrata alla Se.Gi – e padre del collaboratore di giustizia Biagio Grasso, condannato a 6 anni e 4 mesi al primo troncone del processo Beta). Assoluzione con formula dubitativa la richiesta invece per il quinto imputato, l’ingegnere Giuseppe Rando, all’epoca dei fatti dirigente pro tempore del Dipartimento “Attività edilizie e repressione abusivismo” del Comune di Messina. Al processo di primo grado, il Tribunale aveva condannato ad un anno e tre mesi di reclusione e 20.000 euro di ammenda più altri 6 mesi di reclusione e 10.000 euro per i sei reati contestati al costruttore originario di San Piero Patti, Giuseppe Pettina e a Silvana Nastasi; ad un anno e tre mesi più 20.000 euro di ammenda invece per Franco Lo Presti, Nicola Biagio Grasso e Francesco Rando.

Per i danni prodotti, gli amministratori delle società coinvolte nell’affaire Torrente Trapani erano stati condannati altresì al risarcimento dei danni a favore del Comune di Messina e del WWF Italia, associazione ambientalista rappresentata in giudizio dall’avvocata Aurora Notarianni. Proprio il WWF, con un esposto all’Autorità giudiziaria del 30 aprile 2009, aveva segnalato “possibili abusi edilizi in violazione delle norme di tutela vigenti in materia ambientale”, durante la realizzazione delle opere da parte de La Residenza Immobiliare. “Oltre a presentare irregolarità procedurali per la normativa vigente, queste opere assumono carattere di elevato rischio idrogeologico che la città, a seguito di quanto accaduto anche recentemente, non può essere in grado di sopportare senza possibili gravi rischi futuri”, denunciava il WWF. “La Valutazione di Incidenza risultava inoltre priva della importantissima valutazione delle opere congiuntamente ad altri piani e/o progetti, rendendo di fatto tale importantissimo strumento, inutile e inconsistente (…) Numerosi sbancamenti anche di notevole entità erano visibili a distanza nell’area in esame, mentre si evidenziava una notevole situazione di instabilità dei pendii, segnati da evidenti solchi di scorrimento delle acque piovane e punti di frana”.

Amaro il commento della legale di fiducia del WWF dopo la formalizzazione della richiesta di prescrizione al processo d’appello.“La lottizzazione abusiva e i reati ambientali sono fatti gravissimi perché mettono a rischio la vita delle persone come sempre più spesso siamo costretti a constatare”, ha dichiarato l’avvocata Notarianni. “Auspico che la Corte non accolga la domanda dei terzi acquirenti di revoca della confisca con restituzione del bene avendo disposto, dopo la dichiarazione di inammissibilità dell’appello, per l’apertura di un nuovo fascicolo. Del resto, la Cassazione nella sentenza Oro Grigio sulle costruzioni abusive a valle del Torrente Trapani ha confermato la legittimità della sanzione della confisca con demolizione delle opere, ed in esecuzione di questa decisione più volte il Wwf ha richiesto agli uffici competenti l’acquisizione dell’area al patrimonio del Comune e la demolizione degli scheletri delle costruzioni abusive. Invece in quest’area si continua a costruire senza aver verificato se le opere di urbanizzazione sono state realizzate o se le imprese hanno pagato i relativi oneri al Comune di Messina”. Aurora Notarianni lamenta infine che le richieste di prescrizione per quattro imputati e di assoluzione con formula dubitativa per l’ingegnere Giuseppe Rando siano state fatte contestualmente al deposito in giudizio di un verbale del 17 maggio 2018 del collaboratore milazzese Biagio Grasso, dove sono riportati particolari inediti e inquietanti sul sacco edilizio del Torrente Trapani.

“Per quanto riguarda le irregolarità del complesso edilizio realizzato da parte della Se.Gi., in precedenza riconducibile a Oscar Cassiano e della Pett S.r.l., facente capo ai fratelli Pettina, so che tra l’altro il direttore dei lavori dell’epoca, ing. Piero Battaglia, ha certificato la realizzazione dell’85% delle opere di urbanizzazione primaria che invece non erano state realizzate, se non in maniera minima, e certamente non superiore al 50%”, ha dichiarato Grasso davanti ai Pubblici ministeri Liliana Todaro e Fabrizio Monaco. “Tale circostanza era nota ai funzionari comunali dell’epoca, i quali, secondo quanto mi hanno riferito i Pettina (Antonio ed i figli Salvatore e Antonino), in cambio di 14 appartamenti nel corpo D o H (individuabile nel terzo lotto perché consta di un edificio di 14 alloggi) hanno omesso qualunque controllo e rilasciato atti illegittimi. I riferimenti di Pettina al Comune di Messina erano l’ingegnere Rando e l’ingegnere Cucinotta, per come riferitomi anche da Oscar Cassiano e dall’avvocato Antonio Giuffrida, detto bluff (…) Nino Pettina aveva come riferimenti Rando e Cucinotta per la copertura in relazione alla morosità nel pagamento degli oneri concessori, che avrebbe condotto al blocco dei lavori; di fatto, i controlli relativi a questi pagamenti non venivano attivati o comunque non portati a risultato”.

“Cassiano, appunto, quando mi cedette l’operazione Torrente Trapani mi disse che alcuni immobili Pettina se li era riservati perché erano destinati a ricompensare funzionari pubblici per favoritismi di cui aveva beneficiato nell’iter amministrativo relativo alla realizzazione degli immobili”, ha aggiunto il collaboratore. “L’ing. Battaglia era il direttore dei lavori delle opere di urbanizzazione primaria; gli fu venduto un immobile con notevoli migliorie all’interno che ovviamente non pagò. Il valore dell’immobile era di gran lunga superiore alle prestazioni professionali che egli aveva reso. Delle corruzioni dei pubblici funzionari appresi nel corso di alcuni incontri con Pettina e Cassiano. Mi fu consegnata da Silvana Nastasi, precedente amministratore della Se.Gi., su indicazione di Oscar Cassiano, una scrittura privata tra la Se.Gi. e la Pett con cui si concordava che le opere di urbanizzazione sarebbero state pagate al 50% tra le due imprese, in virtù di accordi intercorsi tra Cassiano e Antonino Pettina. Mentre in realtà tenendo conto degli appartamenti da realizzare, in quota parte, dalle due imprese, la Se.Gi. avrebbe dovuto pagare molto meno rispetto alla Pett. In questo accordo al 50% si teneva conto delle somme che il Pettina avrebbe dovuto spendere per la realizzazione degli alloggi da destinare a politici e funzionari compiacenti, come riferitomi da Cassiano e Pettina. Pettina mi fece il nome dell’ing. Rando, e del presidente del consiglio comunale di Messina dell’epoca, di cui non mi sovviene il nome, come funzionari compiacenti (…) Sull’area vi era la ZPS; successivamente, dopo il 2010, vi fu uno studio dell’Università che segnalava il rischio idrogeologico sull’area. Le valutazioni ambientali erano presenti, i pareri positivi c’erano, ma non erano conformi alle cubature ed alle reali caratteristiche dell’opera. Ho constatato una serie di irregolarità nella realizzazione delle palificazioni, di grande importanza. Francesco Arena era dapprima direttore dei lavori per conto di Pettina; poi fu indicato anche da Domenico Bertucelli come direttore dei lavori nella Carmel”.

Nel corso del suo interrogatorio l’imprenditore Biagio Grasso ha aggiunto di aver saputo da Pettina che l’ingegnere Arena era stato indicato come direttore dei lavori “perché aveva un parente che faceva il magistrato”. “Non so altro; io lo incontrai solo due volte”, ha verbalizzato il collaboratore. “Bertuccelli mi disse che l’Arena era intervenuto presso gli uffici giudiziari di Messina, per ottenere il dissequestro dell’area, ma non ho elementi per aggiungere altro. Mi consta che nel cantiere della Carmel si lavorava anche se i lavori erano stati sospesi. Sia l’avvocato Andrea Lo Castro che Arena rassicuravano sul fatto che i lavori del Torrente Trapani potevano continuare; Arena si vantava che poteva avere un occhio di riguardo da parte degli uffici giudiziari. Era soprannominato Birra Messina”.

Biagio Grasso ha poi ricostruito il complesso iter realizzativo delle opere nel Torrente Trapani. “La Residenza Immobiliare trasferì le operazioni a due società, la Pett e la Se.Gi., in epoca antecedente al mio subentro nella Se.Gi., tramite l’imprenditore Fabio Lo Turco; la Residenza restò, invece, gravata da cartelle esattoriali per milioni di euro. Il trasferimento delle operazioni dalla Residenza alle due società su citate fu curata da un consulente fiscale di Messina, all’epoca aveva lo studio nella zona del viale Regina Margherita, nella curva vicino all’istituto San Luigi; questo consulente sosteneva che gli immobili della Residenza in quanto destinati al Comune di Messina fossero non pignorabili. Le quote del geometra Gravina, prestanome di Cassiano, nella società la Residenza, poi deceduto, attraverso una scrittura privata fasulla, fatta dopo la morte del Gravina, vennero cedute a Lo Presti. La corruzione di pubblici funzionari del Comune di Messina mi fu confermata anche dall’avv. Giuffrida, oltre che da Pettina e da Cassiano”. Il costruttore milazzese si è pure soffermato sulle opere eseguite contestualmente dall’impresa Costanzo. “I lavori furono eseguiti in maniera minore e difforme rispetto al progetto (opere di urbanizzazione primaria nel terzo lotto), dunque, il direttore dei lavori ne certificò falsamente l’esistenza”, ha verbalizzato Grasso. “La corruzione di pubblici funzionari è dimostrata anche dal frazionamento in lotti dell’opera e dal relativo crono programma, come mi fu detto da Pettina, Giuffrida e Cassiano. Costoro mi dissero, infatti, che la compiacenza era dimostrata anche dall’autorizzazione data al frazionamento e quindi delle opere di urbanizzazione. La quantità di appartamenti approvata era abnorme rispetto sia alla potenzialità della viabilità già esistente sia rispetto alle infrastrutture progettate (…) Sul Torrente Trapani è stato realizzato uno scarico abusivo delle acque, più o meno dove si trova la sede di impresa di carro attrezzi. Nel cantiere manca una palificata nella strada che si trova sotto il corpo E; Battaglia ne ha falsamente certificato l’esistenza….”.

Grasso si è poi soffermato su alcune delle aziende e degli imprenditori coinvolti nell’affaire Torrente Trapani. “L’IBG è un’impresa che i Pettina costituirono per salvare l’attivo della Pett, che infatti confluì nella IBG; alla Pett rimasero solo i debiti. Uno dei soci di fatto della IBG è Giampaolo Giuffrida, perché aveva prestato a Pettina e Bertuccelli circa 300 mila euro. La circostanza mi fu confermata da Salvatore Pettina, il quale mi disse che Giuffrida partecipava di fatto alla società con la quota di circa il 30%. I soldi Giuffrida presumo li tragga da attività criminali che non so specificare; mi risulta che compra e vende autovetture. Cassiano ha distratto dalla società Se.Gi. milioni di euro per la costruzione di un albergo a Lipari e di una villa di Cassiano all’Olgiata”.

Infine un passaggio sulla cooperativa edilizia Esperienza, anch’essa sul Torrente Trapani. “Un ruolo importante ha avuto Angelo Libetti, presidente di questa cooperativa (anche Lorenzo Mazzullo aveva rapporti stretti con questo soggetto)”, ha spiegato Grasso. “In generale, per quanto mi consta, Libetti gestisce gli affari di molte cooperative a Messina, ricevendo dagli interessati denaro in proporzione agli immobili da realizzare, in cambio del suo interessamento per la realizzazione degli alloggi e la gestione degli affari. Tra Pettina, Cassiano e Libetti vi era un accordo in forza del quale la cooperativa Esperienza avrebbe usufruito delle opere di urbanizzazione realizzate della Residenza, in cambio di 600 mila euro in nero che la cooperativa avrebbe versato alla Residenza medesima. In sostanza, Libetti non avrebbe mandato avanti un progetto per la realizzazione di 250 alloggi di interesse della cooperativa, adiacente al cantiere della Residenza; i funzionari comunali erano però a conoscenza del fatto che nella stessa zona sarebbero stati realizzati gli alloggi della cooperativa. Se la cooperativa avesse mandato avanti il progetto, ovviamente, le opere di urbanizzazione avrebbero dovuto essere diverse per adeguarsi all’aumentato carico urbanistico ed i relativi costi sarebbero lievitati notevolmente. Con questo accordo, invece, la cooperativa avrebbe poi beneficiato delle opere e la Residenza a sua volta avrebbe sopportato un costo per oneri di urbanizzazione più basso, ottenendo denaro in nero”.

Con una lunga nota inviata alla Gazzetta del Sud, l’imprenditore Angelo Libetti Giovinazzi (già dirigente Legacoop ed esponente prima del Pci, poi Pds, Ds, Pd e infine Art. 1 Mdp con cui si è candidato alle ultime elezioni amministrative) ha respinto ogni addebito e annunciato querela nei confronti del collaboratore milazzese. “Al di là che la mia storia e chi mi conosce testimoniano incontrovertibilmente che non sono aduso a pratiche in nero e meno che mai ad utilizzare risorse di una cooperativa per scopi non confessabili, addirittura di simili importi, mi corre l’obbligo di precisare che non sono presidente della coop. Esperienza, né mai in essa ho rivestito il ruolo di amministratore e/o di semplice socio”, scrive Libetti. “Ho, semmai, avuto rapporti con la cooperativa Esperienza, come legale rappresentante della coop. Città del Sole ’81, in quanto con essa avremmo dovuto procedere all’attuazione di un Programma costruttivo localizzato sul Torrente Trapani, ma distinto e diverso da quello della Residenza”. Smentendo qualsiasi contatto o “trattativa” con gli imprenditori Pettina e Cassiano, Angelo Libetti osserva infine che “solo chi non conosce la normativa sull’Edilizia economica e popolare, e quella urbanistica sull’attuazione dei programmi costruttivi (…) potrebbe solo pensare di poter avviare e chiudere simili accordi economici sull’utilizzo di opere di urbanizzazione pubbliche di un qualsiasi Programma costruttivo”.