OPERAZIONE BETA 2, I DOCUMENTI INEDITI: La borghesia mafiosa e il sacco del Torrente Trapani

18 novembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

di Antonio Mazzeo– Facce pulite per dialogare e stringere relazioni d’affari con la borghesia e i salotti buoni di Messina, città da bere, divorare, lottizzare, cementificare, saccheggiare. I rampolli della famiglia criminale imparentata e socia dei famigerati Santapaola-Ercolano di Catania: istruiti, intraprendenti, glocal, ma quando è necessario anche risoluti e violenti. Appaiono così le ultime leve della criminalità messinese nelle informative e nelle ordinanze degli organi inquirenti da cui sono scaturite le operazioni antimafia Beta e Beta due sugli affari illeciti della famiglia Romeo e dei consiglieri-consigliori del mondo di mezzo tra società, politica ed economia legale e grigio-illegale.

Due in particolare i personaggi che nell’ultima tranche dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Messina contro il clan Santapaola-Romeo mostrano indubbie capacità di interfacciarsi da pari a pari con i costruttori e gli imprenditori di grido, i principini del foro, bancari e commercialisti e perfino con qualche assiduo frequentatore delle innumerevoli logge massoniche. Uno è Maurizio Romeo, fratello minore del più noto Vincenzo Romeo a capo dell’organizzazione; l’altro è Ivan Soraci, sino ad oggi del tutto ignoto alle cronache giudiziarie, amico e socio del più giovane dei Romeo. “Maurizio Romeo e Ivan Soraci operano alle dipendenze dei capi, partecipano agli investimenti del gruppo, recuperano i crediti utilizzando metodi mafiosi, reinvestono capitali illeciti; con l’aggravante dell’essere l’associazione armata e con l’ulteriore aggravante di avere finanziato in tutto o in parte le attività economiche con il prezzo, il prodotto o il profitto di delitti”, riporta il Gip del Tribunale di Messina, Salvatore Mastroeni, nell’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali Beta 2, emessa il 19 ottobre scorso.

Gli accertamenti eseguiti nel corso delle indagini sulla figura di Maurizio Romeo hanno evidenziato che il predetto, in passato, aveva svolto saltuariamente attività lavorative presso alcune agenzie immobiliari del capoluogo dello Stretto, in particolare nel 2002 e 2003 presso le ditte Rizzotto Antonino Immobiliare e Casa Leader S.r.l.. “Dall’attività di intercettazione svolta, emergevano degli appuntamenti organizzati dal Romeo per istaurare trattative di vendita di immobili, benché egli non risulti svolgere formalmente alcuna attività professionale ed i dati INPS ultimi evidenzino che, sino all’ottobre 2017, Maurizio Romeo era dipendente della società di articoli sanitari Ekosan S.r.l., sempre riconducibile alla famiglia”, scrivono gli inquirenti. Ancora più poliedrico Ivan Soraci: dipendente dal febbraio 2006 all’agosto 2010 di Irrera 1910 S.r.l., la società a capo dello storico marchio di ritrovi-bar-pasticcerie;amministratore unico dal 15 febbraio 2007 al 14 settembre 2011 dell’Antica Pasticceria Irrera S.r.l., società “sorella” dell’Irrera 1910 attiva nella produzione industriale di dolci e nella gestione di catering; amministratore e socio (con Maurizio Romeo) della M.& L. S.r.l., società titolare del centralissimo esercizio commerciale adibito a salumeria-gastronomia denominato Botte Gaia, poi venduto nel 2015.

“Per Maurizio Romeo e Ivan Soraci emergono, specie con le dichiarazioni del costruttore Biagio Grasso, gli elementi di partecipazione all’associazione di Vincenzo Romeo”, riporta l’Ordinanza Beta 2. “Al riguardo, evidenziando la serie di attività e la complessiva partecipazione associativa, il collaboratore Grasso ha reso plurime dichiarazioni, il cui contenuto è agevolmente ricostruibile, seguendo di massima un ordine cronologico”. L’imprenditore di origini milazzesi, condannato a 6 anni e 4 mesi al primo troncone del processo Beta, ha fornitoai magistrati numerosi spunti d’indagine sulle operazioni finanziarie e immobiliari della famiglia Romeo, comprese quelle relative alla compravendita di articoli sanitari e farmaci, sino ad oggi inedite. “La Ekosan era di Benedetto e Maurizio Romeo; a tutti i fratelli sono riferibili plurime attività economiche, anche se la gestione degli affari è affidata a Vincenzo e Benedetto Romeo; vi era una sorta di cassa comune, nel senso che quando vi era necessità di denaro, ciascuno dei fratelli faceva fronte, prelevandolo dalle attività economiche o attingendo a fondi personali”, ha dichiarato Grasso.

Nel corso del suo primo interrogatorio, avvenuto prima della scelta di collaborare con la giustizia, il costruttore contiguo alla famiglia criminale peloritana aveva fornito numerosi elementi pure sul ruolo di Ivan Soraci, indicandolo come colui che lo aveva messo in contatto con l’organizzazione dei Romeo-Santapaola, procurandone di fatto il suo ingresso. “L’interrogatorio del 20 luglio 2017 – scrivono gli inquirenti – appalesa una certa tortuosità, con una serie di digressioni che appare meglio rimuovere, emergendo comunque nel complesso il contatto con la galassia Romeo e il modo di operare (che oscilla dagli investimenti imprenditoriali alle estorsioni) del Romeo e dei suoi accoliti”. Sempre secondo la DDA di Messina, Ivan Soraci “opera per l’associazione, ne rende strumento e vittima il Grasso e per certi versi inizia ad inserirlo nella cosca”.

Quel Signor I, direttore da Irrera.

“Conosco Maurizio Romeo per mezzo di tale Ivan Soraci che era dipendente del bar Irrera dove uno dei soci era Giuseppe Denaro, nonché mio socio in un investimento insieme a Giuseppe Puglisi a Villafranca Tirrena area ex Pirelli. Ecco perché lo conoscevo, perché andavo lì insieme agli altri due soci e quindi lui era il direttore, diciamo, del locale. Eravamo coetanei, quindi nacque una simpatia. Circa due anni…”, dichiarava Biagio Grasso nel suo interrogatorio del 20 luglio 2017. Sei mesi più tardi, il neocollaboratore di giustizia aggiungeva altri rilevanti particolari sul Soraci e il Romeo. “Ivan Soraci era detto signor I ed è soggetto facente parte dell’organizzazione”, esordiva Grasso. “Rispetto a quanto ho già riferito sul suo conto, intendo precisare che il Soraci iniziò come dipendente di Giuseppe Denaro, che, all’epoca, gestiva dei supermercati e successivamente divenne direttore di sala del bar Irrera. In questo periodo, si avvicinò alla famiglia Romeo, divenendo una faccia pulita da potere utilizzare come imprenditore, che intratteneva anche rapporti con le banche, utilizzando capitali dello stesso Romeo, così come è avvenuto con riferimento all’acquisizione della Botte Gaia, che è stata realizzata esclusivamente con mezzi e capitali di Vincenzo Romeo. Egli aveva rapporti con soggetti coinvolti in vicende di droga come il canazzo, ed anche per tale ragione non era considerato uomo pienamente di fiducia dei Romeo, perché, per quanto a mia conoscenza, questi non erano interessati al mercato degli stupefacenti. Grazie alla presenza dei Romeo, è riuscito ad estorcere a Giuseppe Denaro, a titolo di buonuscita, la somma di 80.000 euro in contanti…”.

Sempre secondo il costruttore milazzese, fu proprio Soraci a cooptarlo in due fallimentari operazioni immobiliari che lo avrebbero trasformato in pochi anni da socio-partner dei Romeo a vittimadi estorsione del medesimo gruppo criminal-familiare. “Nel 2010 Ivan Soraci mi dice: Ti voglio presentare una persona che è nell’ambito della compravendita immobiliare”, verbalizza Grasso. “Io mi ero affacciato su Messina perché stavo vedendo quell’altra maledetta operazione che mi ha venduto l’ingegnere Cassiano. Quindi, mi presenta Maurizio Romeo che all’epoca lavorava con l’agenzia immobiliare di Francesco Mancuso, quella che c’è in via Garibaldi, Mancuso Immobiliare. Loro sono Gabetti. C’è Barca e Mancuso. Al che io, conobbi sto ragazzo, che all’epoca era ancora giovane, un ragazzino, e ci presimoun caffè. Dopo di che il Soraci mi incalza dicendo: No, dobbiamo fare lavorare sto ragazzo perché lo dobbiamo portare avanti. Mi devi fare la cortesia, se prendi l’operazione là sopra, dagli gli appartamenti da vendere”.

“Il carattere di Soraci è così, è stato sempre incalzante e poi questo suo modo di fare è quello che poi ha portato agli scontri con i Romeo e quindi a tutte quante le problematiche del caso”, aggiunge Biagio Grasso. “In uno di questi incontri mi presenta Vincenzo Romeo, dicendo: No, guarda, ti presento il fratello, Vincenzo Romeo, che poi alla fine, è lui il più grande dei fratelli, è quello che gestisce tutte quante le vicende e anche lui avrebbe piacere se c’è qualche operazione a farla, anche perché ha fatto qualche cosa, mi sembra che aveva detto con Bonaffini, sempre comprando e vendendo appartamenti e poi è uno forte nel campo dei giochi pubblici, quindi SISAL, io non sono esperto infatti non sono mai entrato in questo tema, però io lascio scorrere. Incalzano, incalzano, incalzano fin quando un giorno mi dicono: C’è un’operazione a Santa Margherita. Quella di Santa Margherita è un’operazione di 13 appartamenti che era intestata a tale Edil Raciti S.r.l., cui l’intestataria era una tale signora Lombardo che comunque era la moglie di sto gruppo Raciti. Perché avevano interesse a farmi fare st’operazione? Perché chi era l’intermediario fra la signora Raciti e il probabile compratore era un parente del Romeo, che però non ricordo il nome. La signora Lombardo sicuramente lo saprà, detto u pulici. Mi incontro con lei, guardo le carte e chiaramente cominciamo già con la prima operazione che non andava bene, perché su 13 appartamenti 8 erano stati venduti ricevendo degli acconti con prezzi di vendita assurdi, 800–900 euro al metro quadrato, solo e soltanto… Prezzi bassissimi. Con 800 euro non ci riesci manco a fare le baracche. E’ fuori mercato. E quindi dico ai Romeo: Guardate che l’operazione non la posso fare perché è inutile che la prendiamo. Io facevo il costruttore edile, quindi, chiaramente, se ti portano un’operazione già in corso con una palazzina costruita e il prezzo interessante, scappi e la guardi. Loro me l’hanno proposta per comprarla, completarla e rivenderla ai possibili clienti. In virtù di questo gli dico: Guardate che l’operazione, ragazzi, non c’è quindi non si può fare. Il Soraci mi dice: No, lo devi fare, fammi la cortesia. Gli ho detto: Guarda, a me non interessa, possiamo proporla ad un soggetto, che all’epoca era il dottore De Marco che è un consulente di Messina. Sono padre e figlio, sapevo che faceva piccole operazioni immobiliari. Comunque, vado da questo De Marco che mi presenta un soggetto, che è il signor Franco Lo Presti, che aveva contatti con lui. Mi dice: No, guarda, intestagli l’operazione a Lo Presti, vedi se lui la può portare avanti e poi si vede com’è tutta quanta la vicenda”.

E’ sempre lo stesso Grasso a spiegare le contorte modalità con cui sarebbe avvenuta l’operazione immobiliare nel villaggio di Santa Margherita. “In quella fase non era un’intestazione fittizia ma era un acquisto, perché il Lo Presti in teoria poteva avere la capacità per svilupparla. Allora dice De Marco:Vediamo, caso mai in qualche maniera… come fare.  Così l’operazione io l’ho girata direttamente a De Marco che ha detto: Gliela diamo a Lo Presti. Lui se la prende. In quella fase a me non interessa, però per fare una cortesia al Soraci e levarmelo da dosso, faccio questo passaggio: vado da De Marco, De Marco mi presenta Lo Presti e Lo Presti s’intesta l’operazione. Cioè, meglio, si compra l’operazione, anche perché essa era a costo zero, perché se chiaramente compri dove ha solamente sulla carta perdite e rischi poi di metterla in sesto all’imprenditore, ti accolli i debiti, ti prendi gli attivi e non gli riconosci niente, perché c’era già una palazzina costruita. Cioè, ancora oggi c’è un rustico costruito sul posto. Che poi quest’operazione finisce, vi do l’input…. Alla fine della fiera, c’è un accordo, un lodo arbitrale, una mediazione, e l’operazione è stata intestata a Daniele Mancuso…”.

Le indagini hanno dato riscontri oggettivi alle dichiarazioni del collaboratore. La signora Vincenza Lombardo, coniugata con Antonino Raciti, è risultata amministratrice unica della Edil Costruzioni Raciti S.r.l., società con sede legale in Via Nazionale, Santa Margherita, costituita l’8 febbraio 2008. Le visure camerali hanno poi accertato che l’imprenditore Franco Lo Presti ha acquistato nel giugno 2010 il 100% delle quote del capitale sociale della Edil Raciti. “In relazione al previsto passaggio delle quote della Edil Raciti a Daniele Mancuso, poi non avvenuto a causa della mancata presenza di Grasso, veniva acquisita in data 17 gennaio 2018, presso l’abitazione di Biagio Grasso, della documentazione contabile consegnata spontaneamente da Silvia Gentile con i documenti catastali e i conteggi vari riportati dell’Operazione Santa Margherita Ex Raciti – Mancuso”, annotano gli inquirenti.

I tentacoli della Piovra sul devastante affaire Torrente Trapani.

Nel corso di diverse deposizioni, il collaboratore di giustizia Biagio Grasso si è soffermato su una delle operazioni più devastanti dal punto di vista urbanistico-ambientale della recente storia della città di Messina, la realizzazione di centinaia di alloggi nella centrale area del Torrente Trapani ad altissimo rischio idrogeologico. “Dopo di che, l’avvocato Giuffrida detto bluff, personaggio su cui potrei aprire duemila porte e duemila vicende, e che l’imprenditore Nino Pettina mi aveva presentato mi dice: Grasso stai cercando un’operazione a Messina? Ma ce n’è una che è bellissima che ho io e che tu conosci, anche perché del Torrente Trapani tutto quello che vedete là sopra l’ho costruito io e non ho preso soldi da nessuno, a cominciare da Pettina”, verbalizza il collaboratore. “Perché Pettina poi fallì pilotatamente, a me mi saltò 700.000 euro lui e 300.000 euro il fratello. L’avvocato Gulino, che è persona perbene a Messina, mi ha intavolato duemila cause che giustamente poi i Giudici alla civile mi hanno dato torto e quindi mi hanno bloccato i pagamenti. Poi su questo apriamo un capitolo molto importante, cemento, e tutto quanto il resto: concessioni edilizie, programma costruttivo, raggiri ai clienti, ecc…. Insomma mi  propongono questa operazione di Cassiano. Io, preso da una forma di riscatto nei confronti dei Pettina, perché ero rimasto molto male per come soprattutto il Giuseppe Pettina, che è quello peggiore dei tre, mi aveva ingarbugliato la vicenda, tra cui un appartamento che la mia compagna ha pagato per intero, venduto due volte, prima a me e poi all’ex direttore della Banca Popolare di Ragusa nonché facente parte, credo, della stessa loggia dei Giuffrida, quindi Carlo Giuffrida… cioè, La Spina e Giuffrida, dove persi un’altra causa con 150.000 euro di appartamento pagato, finito… Mi presentano quindi l’ingegnere Cassiano insieme a Giuffrida. Cassiano è molto esperto, infatti non è stato neanche condannato. L’operazione dalle carte era perfetta quindi faccio un accordo con Cassiano e gli dico: Dammi un X di tempo per organizzarmi e chiudiamo l’operazione. Mi ricordo che nel febbraio 2010 presimoun aperitivo al bar Irrera, e Soraci sente l’operazione e mi dice: Perché non fai l’operazione insieme a Romeo?, gli ho detto: Ma loro fanno i costruttori?, dice: Sì, hanno fatto operazioni con tizio, caio, sempronio e roba del genere…”.

“Mi ricordo che in quel periodo Vincenzo Romeo mi dice: Sì, però c’è un amico mio che mi ha dato informazioni che l’operazione non è male”, aggiunge Grasso. “L’amico suo era l’ingegnere Arena, fratello del magistrato donna, che poi era anche il direttore dei lavori per conto di Pett S.r.l.. Comunque, il Soraci insiste e gli dico: Ragazzi qua bisogna uscire almeno 60-70.000 euro e quindi se volete entrare nell’operazione ci vuole un X. Quanto volete?. La metà, 30.000 euro, dice Soraci e mi porta i soldi. Io mi incontro con l’ingegnere Cassiano e dico okay. Con loro faccio un accordo. Con Cassiano facciamo un pranzo presso l’Ossidiana, che è sotto lo studio dell’avvocato Giuffrida, consegno i soldi direttamente nelle mani di Cassiano, che lui prende e li versa, non so se 30 o tutti i 60.000, presso Unicredit di via Garibaldi, perché era cliente, pure lui, corporate, come lo ero io. All’epoca c’era il dottore Carbone come direttore…”.

Con questo accordo Biagio Grasso entrava in possesso della società di costruzioni Se.Gi. S.r.l.. “All’epoca la Se.Gi. era della moglie e della figlia di Cassiano e questo mi ha fregato”, spiega l’imprenditore. “L’operazione era la costruzione dei famosi 96 alloggi a Torrente Trapani. Subito appena entro nell’ufficio mi dicono: Guarda che è arrivata due giorni fa una comunicazione da parte del Comune di Messina… perché io compro il 10 aprile presso il notaio Bruno e il 6 o 7 aprile il Comune di Messina aveva mandato la revoca della concessione edilizia, quindi, praticamente mi avevano fatto una truffa con i fiocchi e da là capivo l’urgenza di Giuffrida a farmi duemila telefonate. Al che cerco di capire come sono le cose, abbiamo guardato le carte e realmente là sopra avevano fatto un disastro perché non avevano ottemperato a quelli che erano gli ordini dei direttori dei lavori precedenti, non avevano fatto niente, avevano solamente fatto i ripiani per alzare le palazzine. Per questo motivo alla fine dico a Soraci: Guarda che l’operazione si è incartata quindi non so quanto tempo si perderà su questa vicendae il Soraci già dimostra alterazione e mi dice: Ma tu sei l’esperto delle carte e se ti prendi un ruolo, la responsabilità è tua e devi corrispondere tu(…) Le cose vanno avanti, cerco di sbrogliare la situazione… Un giorno Soraci, Maurizio e Enzo Romeo mi convocano e mi dicono: Guarda, noi ci siamo fatti quattro conti, l’operazione l’hai sbagliata tu… Soraci mi aveva chiesto di fare entrare in partecipazione questi ragazzi, i Romeo, come socio non risultante, occulto. Su quell’operazione ha messo massimo 50.000 euro, tutti cash. Io poi gliene avrò messi 500 in quella operazione. Quindi mi dicono: No, noi abbiamo fatto i conteggi, l’operazione l’hai sbagliata tu, a noi ci devi dare 800.000 euro. All’epoca non so chi sono i Romeo… Io mi prendo del tempo, perché mi sono sentito confuso da quella pressione immediata e non programmata. Perché tu fai un affare con uno, va male e dopo quindici giorni quello ti chiede una cifra esorbitante e non capisci come ti devi comportare. Considerato che bene o male con questi soggetti un po’ particolari io sempre ci ho avuto da fare perché il mio mestiere, soprattutto al sud, è particolare, ho detto: Vabbè, vediamo, come ho dribblato quelli a Barcellona, vediamo se riesco a dribblarmi questi qua, mentre in realtà è tutta quanta un’altra mentalità, tutto quanto un altro pensiero. Perché lì, anche quando c’era Carmelo D’Amico, i due fratelli, con tre parole li dribblavi, questi qui no. Anche perché pensi che li dribbli e appena escono dalla porta si rifanno la strategia e tu fai altri tre passi indietro, quindi quello che non hai potuto mantenere oggi non puoi mantenerlo più perché diventa una palla di neve dove tu non ne esci più”.

“Quindi, l’operazione Torrente Trapani si blocca e io rimango con un presunto debito nei confronti di questi soggetti, che al momento ho sottovalutato, solo che il Soraci, penso su indicazioni degli altri, mi incalza in maniera violenta, violenta, violenta, violenta…”, aggiunge Grasso. “Io in quel periodo ho avuto la mazzata di Antonino Giordano; avevo avuto una mazzata di Pettina; avevo avuto un’altra mazzata con l’Impresa Portuale Garibaldi, che ancora ad oggi mi deve dare circa 7/800.000 euro; avevo avuto tutta una serie di inconvenienti, avevo poca liquidità… Nel frattempo conosco l’avvocato Andrea Lo Castro tramite l’avvocato Giuffrida, perché Lo Castro seguiva l’operazione di Pettina sempre a Torrente Trapani e Giuffrida non poteva fare altro che farmi buon viso a cattivo gioco e continuare a seguire la mia. Lo Castro mi considera intraprendente e mi propose diverse operazioni tra cui una che è la Else S.p.A. di Milano, gestita all’epoca da tale dottore Rossetto che ha lo studio in via Santa Cecilia… Questo Rossetto è un altro tipo molto ambiguo, perché girava in ambiti, anche lui, loggeschi credo. Era stato liquidatore della Rosi o Roti che era una società importantissima di Milano, parliamo di una liquidazione di quasi 200 miliardi di lire all’epoca. Io ero interessato a sganciarmi dal territorio di Messina, quindi l’opportunità di Milano la presi in maniera interessante. Vengo a Milano da solo, febbraio 2011, incontro l’ingegnere Carlo Vandoni che era il titolare e deus ex machina della Else S.p.A., persona super perbene, che insieme all’ingegnere Trevisan sono il numero uno e il numero due in Italia e in Europa per quanto riguarda Fondazioni Speciali, ed entro in un mondo totalmente diverso rispetto a quello che è la permeabilità messinese, quindi l’operazione la ritengo interessante. Essendo di livello molto grande, mi viene l’idea di chiamare a Carlo Borrella. Lui mi dice: Ottimo, stiamo attenti perché è una società che ha delle problematichee ci facciamo anche aiutare da Giuseppe Barbera che poi ho saputo che è stato arrestato pure lui per una cosa fraudolenta. Perché lui era il vice presidente nazionale dell’associazione Fondazioni Speciali di tutta quanta Italia. La notizia di Else circola a Messina, io vado avanti, facciamo un accordo di risanamento sempre con Else, l’operazione la prendiamo io e Carlo Borrella e immediatamente mi ritrovo a Milano, senza nessun preavviso, Ivan Soraci e Maurizio Romeo. Avevano fatto atti di pedinamento credo, perché sapevano anche dove dormivo, in un hotel in via Fabio Filli. Quindi si sono piombati nell’hotel, incontrano Giuseppe Barbera e gli dicono: Chiama Biagio e digli che ci sono amici che lo vogliono salutare. Io mi avvio verso là e questi dice: Ah, qua hai l’operazione e a noi non ci dai una lira. Al che dico: Ragazzi se l’operazione mi va bene troviamo un accordo, perché non è che vi posso dare tutta quella somma, troviamo un accordo e vi liquido, così chiudiamo sta partita perché non ce la faccio più. Mi hanno minacciato in maniera violenta, siamo intorno a giugno 2011, ricordo una sera in via Vittor Pisani… Mi hanno talmente violentato psicologicamente quasi al contatto fisico che dai nervi scoppiai in lacrime dalla rabbia…”.

Da socio occulto a possibile estorto

Grasso ricorda di essere stato raggiunto altre volte a Milano da Maurizio Romeo e Ivan Soraci che reclamavano le somme da loro investite nell’operazione di Torrente Trapani; alla fine, veramente avvilito per il pressing, il costruttore cede. “Al che chiesi all’amministratore di ITC S.r.l. che era una società satellite con cui avevamo fatto l’operazione, di emettere 150.000 euro di assegni tratti presso la Banca di Credito Cooperativo di Landriano”, aggiunge il collaboratore. “La mia intenzione era: Ti do i 50-60 che hai messo, ti do un acconto basta che non ti fai vedere più, poi se ne parla (…) Rilasciai circa 30 assegni per un totale di 150.000 euro. Io firmai gli assegni in bianco e li consegnai a Maurizio Romeo e Ivan Soraci. Loro poi li intestarono a Fabio Lo Turco, il quale a sua volta li girò a soggetti o società tutte riconducibili a Enzo Romeo, tra cui Giovanni Marano, Giuseppe Spampianto, un tale Nunnari ed un tale Parlagreco, somme tutte oggetto della vicenda giudiziaria a Milano. Romeo era in parte destinatario finale della somma insieme ad Ivan Soraci, al quale verosimilmente saranno andati circa 40.000 euro”. In un successivo interrogatorio (12 febbraio 2018), Biagio Grasso ha specificato che relativamente all’investimento fatto da Vincenzo Romeo nell’operazione di Torrente Trapani, quest’ultimo avrebbe versato in contanti, in un paio di mesi, la somma di 100.000/150.000 euro, “per consentire l’acquisizione, da parte della società Solea, della Se.Gi. S.r.l. di Cassiano”.

“Questa è la prima estorsione grave che io ricevo, anche perché poi il Soraci mi dice: Queste somme considerale solamente per il disturbo, quelle del capitale rimangono sempre quellee là ho capito che ero completamente in trappola”, conclude Grasso. “L’ultimo episodio che ci riguarda è avvenuto nel 2015, quando il Soraci mi ha chiesto il saldo di 40/50.000 euro per la fuoriuscita dall’operazione di Torrente Trapani, sebbene lui non avesse mai investito denaro, posto che soltanto io e Vincenzo Romeo abbiamo finanziato l’operazione. Proprio per sollecitarmi il pagamento di queste somme si inventò un giro di false fatturazioni emessa da una società di Catania, riconducibile ad Antonio Consolo, operante nella fornitura di impianti elettrici. Il Soraci con questo Consolo ha fatto anche degli investimenti a Malta, con denaro proveniente dalle attività mie e di Vincenzo Romeo, ove è stato aperto un bar nel quale ha anche lavorato Fabio Lo Turco per conto di Soraci…”.