OPERAZIONE BETA 2: ANNULLATA ORDINANZA PER MAURIZIO ROMEO RELATIVA ALL’ESTORSIONE AI DANNI DI BIAGIO GRASSO

26 novembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

di Antonio Mazzeo – Il Collegio per il riesame contro i provvedimenti in materia di misure cautelari personali del Tribunale di Messina (Presidente il dott. Massimiliano Micali) ha emesso in data 23 novembre 2018 il dispositivo di ordinanza in parziale accoglimento della richiesta presentata dagli avvocati Tancredi Traclò e Antonino Cacia nell’interesse del loro assistito Maurizio Romeo, arrestato nell’ambito del’inchiesta antimafia Beta 2. Il collegio ha così annullato l’ordinanza impugnata limitatamente al Capo 3 di imputazione, estorsione in concorso con l’aggravante della modalità mafiosa (art. 629 C.P e art. 416 bis c. 1). Nello specifico il Gip del Tribunale di Messina aveva contestato al Romeo “al fine di recuperare dal costruttore Biagio Grasso ingenti somme di denaro investite in operazioni immobiliari gestite dal Grasso”, di aver costretto quest’ultimo congiuntamente al fratello Vincenzo Romeo e all’ex socio Ivan Soraci “a cedere e contestualmente Giuseppe Denaro ad acquistare la quota societaria del valore di 220.000 euro che la società Camel S.r.l. (fittiziamente intestata a Nicola Biagio Grasso, padre di Biagio) deteneva nella società P & F S.r.l.”. Il Collegio per il riesame del Tribunale di Messina ha invece confermato il resto della misura cautelare di massimo rigore inflitta all’indagato Maurizio Romeo. Il deposito della motivazione di annullamento dell’imputazione di estorsione a danno del neocollaboratore Biagio Grasso avverrà entro i prossimi 45 giorni. “L’annullamento disposto dal Tal distrettuale dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere relativa alla presunta ipotesi estorsiva contestata al Romeo Maurizio in concorso con altri ai danni del collaboratore Biagio Grasso – scrivono in una nota gli avvocati Tancredi Traclò e Nino Cacia – nell’attesa di leggere le motivazioni del provvedimento di annullamento, disvela, innanzitutto le criticità dichiarative in ordine alla ricostruzione operata dal predetto collaboratore e rafforza la prospettazione difensiva circa la ritenuta condotta qualificata in termini associativi del nostro assisitito“.

PER TUTTI GLI ALTRI INDAGATI IL RIESAME CONFERMA LE ACCUSE. 

Intanto le ipotesi dell’accusa sugli ulteriori affari della cosca Romeo-Santapaola in città, distillati nell’operazione antimafia “Beta 2” dopo la “Beta”, hanno retto invece integralmente per tutti gli altri indagati anche davanti ai giudici del Riesame.

Alla chiusura del cerchio i due distinti collegi che si sono riuniti hanno rigettato le istanze difensive, confermando le accuse prospettate nei mesi scorsi dai magistrati della Dda Liliana Todaro e Fabrizio Monaco per Antonio e Salvatore Lipari, Giuseppe La Scala, Giovanni Marano, Michele Spina, Ivan Soraci e Maurizio Romeo.

Che restano tutti in carcere, compreso Spina, il quale subito dopo l’esecuzione dell’ordinanza di custodia siglata dal gip Mastroeni era stato detenuto per qualche giorno in ospedale. I giudici hanno confermato anche il sequestro preventivo dell’intero capitale sociale e del compendio aziendale della Ben srl, in pratica la ‘cassaforte economica’ del gruppo mafioso con cui imponevano l’acquisto di pc e dispositivi ai titolari di sale gioco e sale internet in città.