Fallimento Palermo calcio, sospeso il giudice messinese Sidoti

27 novembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

Un giudice del tribunale di Palermo, Giuseppe Sidoti, è accusato di avere salvato il Palermo calcio dal fallimento con una sentenza pilotata ad arte. In cambio avrebbe ricevuto un incarico per una sua amica, l’avvocata Vincenza Palazzolo, nell’organismo di vigilanza della società rosanero. E adesso il gip di Caltanissetta lo sospende per un anno, con l’accusa di concorso in corruzione, abuso d’ufficio e rivelazione di notizie riservate. Indagato anche il patron del Palermo Maurizio Zamparini per concorso in corruzione.

Un’altra misura interdittiva dalla professione è stata notificata dalla Guardia di finanza all’ex presidente della squadra rosanero, Giovanni Giammarva, che è commercialista. Gli viene contestata l’accusa di concorso in corruzione. Questa mattina, è scattata una perquisizione al palazzo di giustizia di Palermo, alla sezione Fallimentare: porte sbarrate all’ingresso, le udienze sono state rinviate.

Una perquisizione è stata fatta anche nella stanza di un altro giudice della sezione, Raffaella Vacca, che risulterebbe pure lei indagata, per una vicenda non riguardante il Palermo Calcio. Al palazzo di giustizia, assieme alla Guardia di finanza, c’è la sostituta procuratrice di Caltanissetta Claudia Pasciuti. Altri due magistrati nisseni stanno perquisendo con i finanzieri gli studi di due legali palermitani, anche loro indagati. Si tratta di Francesco Paolo Di Trapani, legale del Palermo calcio, e dell’avvocata Vincenza Palazzolo. Quest’ultima è chiamata in causa nell’atto d’accusa anche per una curatela fallimentare che gli sarebbe stata assegnata nei mesi dall’amico giudice, ora indagato di abuso d’ufficio per questa nomina.

L’atto d’accusa

Sidoti è uno dei magistrati più stimati del tribunale di Palermo, nelle scorse settimane ha fatto parte anche del collegio del tribunale dei ministri che si è occupato di Matteo Salvini, per il caso della nave “Diciotti” bloccata al porto di Catania con 150 migranti a bordo. Ora, invece, è il giudice al centro delle accuse per una vicenda giudiziaria dai contorni pesanti, che sta cercando di fare luce su un presunto scambio di favori. Secondo la ricostruzione della procura di Caltanissetta, Sidoti “pur essendo legato da un pregresso rapporto di conoscenza e di estrema confidenza con Giammarva – è scritto in un comunicato dell’ufficio inquirente nisseno – aveva omesso di asternersi dall’incarico di giudice relatore nell’ambito della procedura pre-fallimentare”.

La procura contesta a Sidoti anche la nomina come proprio consulente di Daniele Santoro, “legato da rapporti professionali pluriennali con Giammarva”. Le intercettazioni della finanza dicono che Sidoti avrebbe impartito al consulente “una serie di direttive finalizzate – scrive ancora la procura – a non fare emergere nell’elaborato peritale criticità delle quali entrambi erano a conoscenza, con riguardo in particolare alla fittizietà dell’operazione di cessione della Us Città di Palermo ad Alyssa (società di diritto lussemburghese riconducibile a Zamparini) delle quote di Mepal spa (società detentrice del marchio della Us Città di Palermo) per 40 milioni di euro”. Secondo la ricostruzione della Procura Sidoti avrebbe predisposto un decreto di rigetto dell’istanza di fallimento “contrario ai doveri di ufficio”.

E’ a una svolta l’inchiesta condotta dalla procura nissena diretta da Amedeo Bertone e dal nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo guidato dal colonnello Cosmo Virgilio. Nei mesi scorsi, era stata un’intercettazione a far scattare un campanello d’allarme sulla decisione che il 29 marzo scorso ha rigettato l’istanza di fallimento per la società rosanero di Maurizio Zamparini, avanzata dalla procura di Palermo.

Proprio i pm che indagavano sul patron rosanero per appropriazione indebita, riciclaggio e falso in bilancio si sono imbattuti in una telefonata fra Zamparini e l’avvocato Francesco Paolo Di Trapani, il legale della società, che parlava di un colloquio avuto con il giudice Sidoti. Quella telefonata è stata subito trasmessa alla procura di Caltanissetta, il caso è stato affidato alla sostituta procuratrice Claudia Pasciuti. E così è nata l’indagine.

La telefonata

Era il 13 dicembre del 2017, si attendeva la decisione della sezione fallimentare. “Allora, quando le ho scritto stavo uscendo dal palazzo di giustizia – dice Di Trapani – mi ha chiamato il giudice che ha in mano la pratica e abbiamo parlato una mezz’ora… devo dire, approccio trasparente e tranquillo, sereno. Mi dice che ha letto le carte e ha apprezzato le nostre argomentazioni implicitamente facendomi capire che diciamo molte ma molte cose contenute nell’istanza e comunque nella documentazione a sostegno dell’istanza obiettivamente sono, ha detto, suggestive”.

Le indagini successive, coordinate dalla procura di Caltanissetta, hanno chiarito che quel giudice era proprio Sidoti. “Mi preannuncia che sabato uscirà un provvedimento – dice ancora il legale a Zamparini – ovviamente per lei che è maestro dello sport 1 X 2, lui dice due sono a vostro favore, una ovviamente no”.

E ancora: “Il messaggio che io ho percepito, presidente, è un messaggio molto estremamente favorevole, non mi avrebbe convocato per preannunciarmi qualcosa di negativo io ho percepito molta positività”.

L’avviso di garanzia

Qualche giorno fa, Sidoti, Giammarva e Di Trapani avevano ricevuto un avviso di proroga delle indagini da parte della procura di Caltanissetta. Per le ipotesi di reato di corruzione e rivelazione di notizie riservate. Di Trapani aveva replicato, tramite il suo legale, l’avvocato Ninni Reina: “L’esito della vicenda giudiziaria della Us Città di Palermo è stato esclusivamente frutto fisiologico di un confronto, pur serrato, tra parti contrapposte innanzi a un tribunale. L’insussistenza dello stato di insolvenza è stata oggetto di un accurato esame da parte di un collegio giudicante, affidando a un collegio di periti l’esame tecnico contabile”. Ma ora la procura di Caltanissetta e la Guardia di finanza rilanciano le accuse. Per la procura, “le criticità via via riscontrate dai consulenti tecnici – si legge ancora nel comunicato dei pm – sono state puntualmente riferite da Sidoti a Di Trapani, al fine di consentire alla società calcistica di porre in essere accorgimenti strumentali a scongiurare la dichiarazione di fallimento”. Rassegnaweb da palermo.repubblica.it