BANCAROTTA COOP EDILIZIA ‘CITTA’ FUTURA’: I TRE DEL CDA A GIUDIZIO

7 dicembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

di Leonardo Orlando – Barcellona – Il giudice Fabio Gugliotta (foto), su richiesta del pm Rita Barbieri, ha ordinato il rinvio a giudizio per il reato di bancarotta dei vertici della cooperativa di abitazione “Città futura” di Barcellona, impegnata con fondi pubblici e mutui agevolati concessi dalla Regione, nella costruzione di un complesso edilizio di 32 appartamenti in via Angelo Cambria.

Dinanzi ai giudici del Tribunale, nell’udienza del prossimo 4 febbraio, dovranno comparire per rispondere dei reati di bancarotta e di violazione delle leggi fallimentari, Sebastiano Amato 73 anni, presidente del consiglio di amministrazione della società cooperativa edilizia “Città futura”; il vice presidente della stessa coop, Tindaro Porcino, 55 anni e il consigliere del Cda Aldo Coppolino 64 anni, tutti di Barcellona, difesi dagli avv. Nino Aloisio e Francesca La Malfa.

I tre indagati, in qualità di membri del Consiglio di amministrazione della cooperativa edilizia “Città futura”, secondo l’accusa mossa dalla Procura avrebbero “aggravato il dissesto della stessa società, astenendosi dal richiedere tempestivamente la dichiarazione di fallimento e non attivando i loro poteri-doveri di vigilanza e segnalazione previsto dagli articoli 2406 e 2485 del Codice civile” nella parte cui lo stesso codice prevede precisi obblighi per gli amministratori di società.

Nel caso specifico – secondo la Procura – dopo aver conseguito l’oggetto sociale per il quale era stata costituita la cooperativa che prevedeva la realizzazione di appartamenti, gli amministratori di “Città Futura” procedevano alla vendita agli stessi soci dei 32 alloggi nonostante medesimi amministratori fossero a conoscenza di “ingenti debiti in capo alla cooperativa stessa”. Debiti stimati in 903.671 euro e con ciò “causando così un danno alla cooperativa ed ai creditori sociali consistito nell’azzeramento pressoché totale del valore del patrimonio sociale e correlativamente della garanzia patrimoniale dei creditori”. Secondo la stessa accusa, il reato sarebbe stato commesso il 25 febbraio 2014, in quanto quel giorno è stata emessa la sentenza del Tribunale con la quale veniva dichiarato lo stato di insolvenza della cooperativa edilizia. La parte danneggiata è il commissario liquidatore della coop., il commercialista Livio Anania, che non si è costituito parte civile. Rassegnaweb da Gazzetta del Sud