TUTTI I NOMI DEI 20 INDAGATI: Catania, da 15 euro al tv color, un tariffario per lo spionaggio sulle cartelle esattoriali

14 Gennaio 2019 Inchieste/Giudiziaria

C’era una corsia preferenziale per conoscere con largo anticipo la posizione fiscale alla ex Serit, poi divenuta Riscossione Sicilia, e dunque per decidere se rottamare in tempo utile le proprie cartelle esattoriali. A scrivere i dettagli dell’operazione è Natale Bruno su Repubblica. Bastava varcare la soglia della villa degli avvocati Rizzo, padre e figlio, pagare a seconda dei casi poche decine di euro o l’acquisto di un televisore o di un condizionatore, e ottenere così quei benefici. Segnalazioni anomale durante le fasi calde della rottamazione hanno permesso alla magistratura di Catania di scoperchiare lo scandalo. Questa volta radicato negli uffici di Catania e Messina di Riscossione Sicilia: un’inchiesta della guardia di finanza, conclusasi con tre arresti domiciliari e tre misure interdittive e una lunga sfilza di indagati, la cui posizione al momento è in bilico e lo resterà sino a quando il gip non li interrogherà per poi decidere eventuali misure alternative alla custodia cautelare, così come ha richiesto la procura della Repubblica.

Ai domiciliari, al momento, sono finiti padre e figlio, Sergio e Settimo Daniele Rizzo, tutti e due avvocati. Sergio 75 anni, pensionato ed ex dirigente della Serit, “seppur privo di autonoma posizione fiscale e contributiva, ha esercitato la professione legale anche presso il proprio domicilio”, rileva la Finanza. Suo figlio Settimo Daniele, 40 anni, è avvocato civilista e tributarista. Arresti in casa pure per Claudio Bizzini, 66 anni, ex dipendente di Riscossione Sicilia ora in pensione, anch’egli sconosciuto al fisco per la sua attività di consulente. La misura interdittiva della “sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio” ha riguardato tre funzionari di Riscossione Sicilia: Rosario Malizia, 54 anni, addetto al settore contabilità, versamenti e rendicontazione nella sede di Messina; Giovanni Musmeci, 61 anni, responsabile delle procedure cautelari ed esecutive a Catania; Matilde Giordanella, 67 anni, addetta al settore notifiche a Catania.

C’è poi un lungo elenco di indagati: in tutto sono venti. Moltissimi sono impiegati di Riscossione Sicilia. Poi ci sono anche due dipendenti dell’Inps e un “conservatore” della Camera di commercio di Catania. I due, Natale Di Franca e Giovanna Zanin, secondo l’accusa, si sarebbero attivati per reperire una serie di informazioni sulla situazione fiscale e contributiva di clienti dello studio Rizzo. Il conservatore è Alfio Pagliaro, segretario generale della Camera di commercio: avrebbe dato disposizioni affinché si effettuassero, senza alcuna richiesta formale e senza rispettare la procedura prevista, accessi al sistema informatico della Camera di commercio di Catania per reperire visure camerali ed effettuare una cancellazione dal registro delle imprese per un cliente dello studio Rizzo.

Tra i venti nomi spunta anche quello di Pietro Marino Biondi, il “re” dell’accoglienza, arrestato tempo addietro per lo scandalo sulle cooperative che lucravano sui migranti: è indagato assieme al funzionario di Riscossione Sicilia Giovanni Musmeci e all’avvocato Sergio Rizzo per avere attestato falsamente la regolarità fiscale del consorzio “Progetto vita”, nonostante fosse in atto un provvedimento costitutivo emesso da Riscossione Sicilia con il quale la cooperativa aveva deciso di rateizzare un debito iscritto a ruolo. Questo l’elenco degli altri indagati: Francesco Avola, Donata Finocchiaro, Giuseppe Toscano, Luciano Calamunci, Fernanda Pirrotti, Diego Albanese, Antonio Liberto Porracciolo, Santo Licandri, Marco Passalacqua, Angelo Bellavia, Santi Occhipinti, Franca Lo Presti, Carmelo Gioacchino Panebianco, Antonio Fausto lacagnina, Dario Carmelo Scelfo, Rocco Mangiameli.  

Intercettazioni telefoniche, ambientali, telematiche e accertamenti bancari hanno permesso di scoprire l’esistenza, all’interno dell’ufficio pubblico di Riscossione Sicilia, di un “consolidato” circuito clientelare gestito dall’ex direttore della Serit in pensione, Sergio Rizzo, che riusciva ad acquisire, attraverso “canali preferenziali”, informazioni utili alla cura degli interessi della clientela dello studio del figlio Settimo Daniele. Tutto questo grazie al pagamento oscillante tra i 15 e i 70 euro a “informazione” da parte di dipendenti “infedeli”. Malizia avrebbe ricevuto cinque televisori e altrettanti climatizzatori per il B&B del figlio, valore 5mila euro. Intercettato dalla Finanza, diceva di meritare il “dono” in quanto, sosteneva, è il “minimo che potesse fare dopo una vita… anni di sacrifici … di notte, di giorno, con l’acqua, con la neve”. L’impiego in un centro di fisioterapia sarebbe stato riservato a un familiare di un altro dei dipendenti della ex Serit: Giovanni Musmeci.