16 Gennaio 2019 Giudiziaria

MESSINA: ‘Corsi d’oro 2’, si è aperto questa mattina il processo d’appello contro Genovese&C

Si è aperto questa mattina il processo d’Appello dell’inchiesta “Corsi d’oro 2”, che coinvolse nel marzo 2014, come si ricorderà, fra gli altri l’ex parlamentare Francantonio Genovese, l’ex deputato regionale Franco Rinaldi e le rispettive consorti. Dopo una lunga e dettagliata relazione introduttiva del presidente Alfredo Sicuro e del giudice Maria Teresa Arena (il collegio è formato anche dal giudice Carmelo Blatti), che ha ripercorso in breve il processo di primo grado, la parola è passata alla pubblica accusa che ha spiegato i motivi del ricorso in appello.

L’accusa è rappresentata dal sostituto procuratore generale Adriana Costabile che formulerà le sue richieste il prossimo 5 marzo.

Già deciso il calendario delle prossime udienze: si riprende il 5 marzo. Ne seguiranno altre il 15 e il 19 dello stesso mese, poi il 4 e il 16 aprile e un’udienza a maggio, il 14.

Sono 21 le persone finite sotto processo nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Messina che portò alla luce presunte irregolarità nell’ambito della gestione della cosiddetta Formazione siciliana.

Ventidue le parti civili ammesse al processo d’appello e fra i nomi spicca quello di Ludovico Albert, il super manager nominato all’epoca dei fatti dal governatore Raffaele Lombardo alla Regione Sicilia.

Si sono costituiti parte civile nel processo anche la Regione Sicilia e l’Assessorato regionale dell’Istruzione e della Formazione.

IN PRIMO GRADO

Dopo quasi 10 ore di Camera di Consiglio, la Corte della I Sezione Penale del Tribunale, presieduta da Silvana Grasso, emise il 23 gennaio del 2017 la sentenza del processo Corsi d’oro 2.

Erano quasi le 20 quando la Corte (Micali a latere) lesse il verdetto in un’aula affollatissima.

Dopo i primi arresti, quelli nell’ambito di Corsi d’oro 1, scattati nel luglio 2013, fu la volta di Corsi d’oro 2 che portò agli arresti del 19 marzo 2014 e, dopo il sì della Camera il 15 maggio 2014, ad una settimana dalle Europee, all’autorizzazione a procedere, all’arresto di Francantonio Genovese.

Oltre al parlamentare ed al cognato, il deputato regionale Franco Rinaldi, sono imputate altre 10 persone e 5 tra società ed enti di formazione.

Lunga la lista delle ACCUSE mosse dalla Procura di Messina: associazione a delinquere finalizzata alla truffa, tentata truffa, peculato, riciclaggio, falso in bilancio, evasione fiscale.

LE CONDANNE

FRANCANTONIO GENOVESE a 11 anni (la richiesta era di 11 anni di reclusione) e 20 mila euro di multa

FRANCO RINALDI  2 anni e 6 mesi (5 anni e mezzo la richiesta dell’accusa)

ELIO SAUTA, ex presidente Aram a 6 anni e 6 mesi (erano stati chiesti 8 anni).

MELINO CAPONE, responsabile Ancol 3 anni

NATALE CAPONE responsabile dell’Ancol 3 anni

CHIARA SCHIRO’  3 anni e 6 mesi

ELENA SCHIRO’ 6 anni e 6 mesi    

GIOVANNA SCHIRO’ 2 anni e 3 mesi

STEFANO GALLETTI, commercialista, 3 anni e 6 mesi

GRAZIELLA FELICIOTTO moglie di Sauta  4 anni e mezzo

CETTINA CANNAVO’, ex segretaria di Genovese e tesoriera del Pd, 2 anni pena sospesa

SALVATORE LA MACCHIA  ex capo di Gabinetto dell’Assessorato Regionale alla formazione, 2 anni pena sospesa

NATALE LO PRESTI 3 anni  

ROBERTO GIUNTA 5 anni e 6 mesi e 9 mila euro di multa.  

GIUSEPPINA POZZI 2 anni e mezzo

LILIANA IMBESI 1 anno e 4 mesi

ORAZIO DE GREGORIO 2 anni e mezzo        

DOMENICO FAZIO 1 anno e 3 mesi

ANTONINO DI LORENZO 1 anno e 4 mesi

CARMELO FAVAZZO 3 anni e 3 mesi

Assolti Francesco Buda, Salvatore Natoli e Paola Piraino per non aver commesso il fatto.

Per Francantonio Genovese fu disposta l’interdizione dai pubblici uffici per tutta la durata della pena – 11 anni – e ci fu la riqualificazione di alcuni capi di peculato.

Prescritto, infine, un reato fiscale, limitatamente all’anno 2006.

La Corte dispose la confisca di tutto quanto era stato sequestrato ad ottobre 2014 – valutato dalla Guardia di Finanza intorno ai 5 milioni di euro – e dispose le provvisionali in favore di quasi tutte le parti civile costituite, a cominciare dalla Regione Sicilia e l’Assessorato alla Formazione, poi poco meno di una decina tra corsisti e insegnanti dei corsi di formazione.