25 Gennaio 2019 Giudiziaria

“BALANCE” – MESSINA: ECCO TUTTE LE ACCUSE CONTRO GIOVANNI BUSCEMI

di Enrico Di Giacomo – Il messinese Giovanni Buscemi è l’unico italiano tra gli arrestati dell’operazione dei carabinieri del comando provinciale di Messina che questa mattina ha arrestato 5 persone con l’accusa di tratta di esseri umani e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di minorenni da avviare alla prostituzione.

“A dimostrazione della riconosciuta capacità del gruppo di infiltrarsi nel contesto sociale cittadino – scrive il gip Salvatore Mastroeni che ha siglato le misura cautelare – occorre sottolineare il ruolo svolto da Giovanni Buscemi, che avrebbe rivelato ad una complice informazioni indispensabili per il conseguimento degli scopi societari come ad esempio i porti di sbarco dei migranti soccorsi nei Canali di Sicilia, l’accompagnamento delle ragazze nigeriane nei vari quartieri cittadini, l’approvvigionamento di telefoni, schede e ricariche telefoniche, ma anche capi d’abbigliamento; informazioni che hanno certamente agevolato, non solo l’attività di meretricio in sé, ma anche lo sfruttamento della stessa ad opera della consorteria attenzionata. Buscemi – scrive ancora Mastroeni – ha usufruito a pagamento delle prestazioni sessuali delle migranti ed in altri ha indotto direttamente alla prostituzione le stesse procacciando loro i clienti”.

Buscemi, “… passava le informazioni sugli sbarchi all’associazione, per reclutare schiave e schiavi, e chiedeva bimbe nere in cambio… donne bambine destinate alla prostituzione, a Messina in Italia in Europa, sotto gli occhi silenti di troppi”.

Ma faceva anche altro, era un “… volontario che ruba e vende il cibo… che ruba il cibo ai poveri – scrive ancora il gip -, fa un reato di una gravità inaudita”. Buste di latte destinate a quei bimbi spaesati e sperduti che finivano altrove.

Giovanni Buscemi, presidente della sede locale dell’associazione europea Vigili del fuoco in Pensione Volontari di Protezione civile, avrebbe fornito un apporto importante per l’associazione, fornendo alla complice, l’indagata Rita Ihama (“che ha assunto la leadership all’interno del gruppo criminoso che gestisce la tratta di minori nigeriani, e un ruolo di ‘madame'”), informazioni privilegiate sull’arrivo al porto di Messina delle navi umanitarie che avevano soccorso i migranti nel canale di Sicilia ottenendo favori sessuali dalle giovani migranti. Rita Ihama, una volta raccolte le notizie, le inviava a Mama Osasogie, referente in Nigeria della Ihama, nella tratta dei migranti ingaggiati. Lo stesso canale informativo è stato utilizzato anche per apprendere dell’arrivo dei migranti in altri porti italiani. Significativi appaiono i contenuti di una conversazione intercettata il 04.02-17 nel corso della quale Rita Ihama e Okejasi hanno cercato di comprendere in quale porto italiano fossero sbarcati i migranti partiti dalla Libia nei giorni precedenti. Immediatamente dopo Rita Ihama chiama Buscemi e gli chiede di sapere se nel porto di Messina erano ‘entrati’ dei migranti. Un ruolo gestito (quello di Buscemi) per permettere la operatività dell’associazione, essenziale per la stessa. “Che poi l’associazione – scrive il gip Mastroeni –  invece di stipendiarlo, come associato gli ceda ‘le donne’, ‘le nere’, è fatto nei canoni dei benefici dell’essere associati, assolutamente più gravi dei soldi stessi”. Anche nei mesi successivi l’interesse di Rita Ihama sulle ‘femmine sbarcate’ “appare sintomatico e certamente non dovuto a attenzioni ed interessi umanitari ma palesemente al mercato gestito di ragazze immigrate”. Il gip Mastroeni scrive ancora, “è evidente che la partecipazione di Buscemi ai traffici di Rita Ihama non è stata né marginale né occasionale né tanto meno limitata nel tempo; già il 12.01.2017 l’uomo aveva fato utilizzare la propria utenza telefonica alla coindagata consentendole di parlare con il migrante Liberty Osas che all’epoca si trovava in Libia in attesa di imbarcarsi per l’Italia. Può ritenersi provato il rapporto associativo e il contributo causale ed effettivo all’associazione in oggetto”.