SEA WATCH, MIGRANTI A MESSINA: De Luca, “Spero rimangano il meno possibile perché Messina è la città meno adatta a ospitarli”

E’ una decisione che rispetto in quanto rappresentante delle Istituzioni, ma che non condivido. Spero rimangano il meno possibile perché Messina è la città meno adatta a ospitarli”. Il sindaco di Messina, Cateno De Luca, taglia corto. “La città è una polveriera per via dell’emergenza baracche, portarli qui è gettare benzina sul fuoco“, dice all’Adnkronos. I 32 migranti, soccorsi dalla Sea Watch e rimasti per giorni in rada a Siracusa a causa di un braccio di ferro tra l’Italia e l’Europa, sono ospitati adesso a Messina nell’ex caserma nel rione Bisconte, la stessa in cui questa estate furono condotti i profughi della Diciotti. I 32 naufraghi sono tutti maggiorenni e resteranno nella struttura di accoglienza in attesa di conoscere in quali paesi europei verranno accolti. I migranti sono arrivati a bordo di un pullman bianco che li ha accolti al porto di Catania. I restanti 15 minori non accompagnati sono stati portati nei centri di accoglienza per minori.

Il prefetto ieri pomeriggio mi ha cercato per informarmi tempestivamente“.

E se ad agosto De Luca aveva lanciato una provocazione (“I migranti? Metto a disposizione le baracche, quelle dove attualmente vivono 10mila messinesi tra amianto, fogne a cielo aperto e sporcizia“), neppure questa volta perde l’occasione per sottolineare “l’abbandono” in cui si trova la città. “Dal terremoto del 1908 circa 2.200 famiglie, 8mila persone, vivono nelle baracche – denuncia -. Passano le loro giornate sotto 70mila metri cubi di amianto in un vero e proprio lebbrosario“.

“Lo scorso agosto in quelle baracche è arrivato anche il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Disse che nessun bambino avrebbe dovuto giocare mai più tra topi e fogne a cielo aperto. Da allora sono passati diversi mesi senza che cambiasse nulla. Anzi ci è stato negato lo stato di emergenza che avevamo chiesto proprio in relazione alla baraccopoli. Insomma le promesse del capo del Viminale sono rimaste “lettera morta“. “Messina è una città dimenticata, abbandonata a se stessa – denuncia De Luca -. Vogliono mandarci i migranti? Bene, ma ci mandino anche risorse e mezzi per risolvere il problema delle baracche“. In segno di protesta questa volta il primo cittadino ha scelto di disinteressarsi della questione. “Quando arrivano? Non lo so. Ho scelto di non occuparmene.

Un atteggiamento che potrebbe costargli un’accusa di razzismo. “Il razzismo non c’entra nulla. Messina è in una condizione tale che è la città meno indicata per accogliere questa gente. Una città in cui la dignità di tanti messinesi è mortificata e umiliata“. Ma la politica del Governo gialloverde in tema di gestione dei flussi migratori la convince? “Certamente non era possibile continuare come si è fatto in passato. Bisognava mettere un freno. Direi che in linea di principio sono d’accordo, sui metodi meno“.

Quella della Diciotti fu una scelta collegiale, concordata con tutto il Governo e di cui Salvini si è fatto interprete in quanto ministro dell’Interno. Se ci sarà un processo sul banco degli imputati dovrà salire l’intero Governo e non solo il capo del Viminale“. A dirlo sempre all’Adnkronos è il sindaco di Messina, Cateno De Luca, a proposito dell’inchiesta Diciotti e della richiesta di autorizzazione a procedere contro Salvini avanzata dal Tribunale dei Ministri di Catania. “Alla magistratura tocca accertare eventuali violazioni delle norme – conclude il primo cittadino -, ma se quello fu un atto politico che rientra nelle competenze del governo allora non ci sarà nessun processo. In ogni caso la politica dovrebbe smetterla di indietreggiare sempre davanti alla magistratura e iniziare ad assumere il suo ruolo“.

 

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