Intercettazione Crocetta-Tutino, a giudizio i due collaboratori de L’Espresso

13 Maggio 2019 Inchieste/Giudiziaria

Sono stati citati a giudizio dal pm di Palermo Gaspare Spedale (prima udienza fissata per il 16 luglio) i due giornalisti de L’Espresso, Maurizio Zoppi e Piero Messina, accusati di diffamazione aggravata a mezzo stampa per un articolo pubblicato nel luglio 2015, nel quale si attribuiva al dottore Matteo Tutinouna frase di un’intercettazione telefonica, ritenuta falsa, nella quale il medico, a colloquio con l’allora Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, avrebbe affermato che Lucia Borsellino (figlia del giudice ucciso nel ’92 in via d’Amelio), in quel periodo assessore regionale alla Sanità, “Va fatta fuori come il padre”. Con i due giornalisti è stato citato a giudizio anche il direttore l’allora dell’Espresso, Luigi Vicinanza. La citazione a giudizio del pm consente di andare direttamente al processo senza passare dalla richiesta al Gup. L’Espresso e i tre giornalisti lo scorso anno hanno subito una condanna in sede civile, a 50 mila euro di risarcimento per Tutino e a 57 mila euro per Crocetta. Un altro filone dell’inchiesta – che è nella fase dibattimentale – riguarda l’ipotesi di calunnia: Zoppi e Messina hanno indicato nel capitano del Nas dei carabinieri, Mansueto Cosentino, la fonte della notizia. I giornalisti hanno sostenuto di averla appresa da lui nel 2014, circostanza smentita dal militare.