Davigo e Ardita su revoca Di Matteo, ‘rischio delegittimazione`

2 Giugno 2019 Inchieste/Giudiziaria

La revoca dell’assegnazione del pm Nino Di Matteo al pool sulle stragi della procura nazionale antimafia “in mancanza di chiare informazioni sui motivi, rischia di essere percepita come la delegittimazione di un magistrato esposto a gravissimi pericoli per la propria incolumità e da molti anni impegnato in delicatissime indagini sulla Mafia”. E’ con queste parole che la corrente della magistratura, il gruppo Autonomia e Indipendenza, di cui ne fanno parte Piercamillo Davigo e Sebastiano Ardita, componenti del Consiglio superiore della magistratura, si è espressa riguardo la revoca dal pool sui mandanti esterni alle stragi del sostituto procuratore nazionale antimafia, Nino Di Matteo. Autonomia e Indipendenza ha fatto presente di non essere in grado di “sindacare le scelte del procuratore nazionale antimafia” nè di volerlo fare non conoscendo il contenuto specifico del provvedimento che peraltro sarà “sottoposto alle valutazioni del Csm”. Tuttavia, il gruppo ha sostenuto che secondo notizie di stampa “la ragione di tale provvedimento sarebbe da ricondurre ad un’intervista resa da Nino Di Matteo, durante la quale avrebbe parlato di alcune valutazioni investigative in corso, senza rivelare però fatti nuovi o segreti di alcun tipo”. Alla luce di tutto questo Autonomia e Indipendenza “auspica che venga al più presto fatta chiarezza su quanto accaduto e che si ribadisca ancora una volta la vicinanza dell’intera Magistratura a tutti coloro che, come Di Matteo, con sacrificio personale e mettendo a rischio la propria vita, ogni giorno compiono il proprio dovere combattendo in prima linea le più gravi forme di criminalità e diffondendo, soprattutto fra i giovani, la cultura della legalità”.
Inoltre, qualche giorno fa è intervenuto anche Sebastiano Ardita che ha detto di non potersi“esprimersi sulla questione tecnica delle ragioni della revoca senza aver letto gli atti, ma l’intervista la condivido e mi sembra fondata sulle risultanze ormai pubbliche dei processi”. Durante un incontro tenutosi a Catania riguardo i problemi organizzativi e gestionali degli uffici giudiziari ha anche ricordato come “il Csm è un organo di autogoverno e di garanzia e non burocratico che esercita potere sui magistrati”.