IL VIDEO DELLA CONFERENZA – Cateno De Luca si barrica dentro la Città Metropolitana e inizia lo sciopero della fame

4 Giugno 2019 Politica Video

In diretta da Palazzo dei Leoni, il Sindaco Cateno De Luca chiude la Città Metropolitana di Messina.

Posted by De Luca Sindaco di Messina on Tuesday, June 4, 2019

 

Si barrica nella sede dell’ex provincia, inizia lo sciopero della fame, firma l’atto di avvio di dichiarazione del dissesto finanziario e chiede le dimissioni dell’assessore regionale al Bilancio, Gaetano Armao. Così Cateno De Luca alza i toni puntando il dito contro l’accordo firmato tra la Regione e il governo nazionale lo scorso 15 maggio che “affossa i bilanci delle città metropolitane e dei liberi consorzi”.

Una protesta, sottolinea lui, lontana dalla quaestio che infuoca in queste ore gli animi nel governo regionale sul rimpasto di giunta, nonostante la richiesta di dimissioni di Armao. E lontana pure, ribadisce, dall’anticipo delle elezioni delle ex province, ora previste ad ottobre e non più ad aprile 2020, come parte del cosiddetto accordo della Madonnina, chiuso da De Luca con Gianfranco Miccichè che prevedeva un aiuto elettorale alle Europee contro Saverio Romano in cambio di un sostegno di una sua candidatura alla presidenza della Regione: “Sono altre dinamiche distanti dai problemi reali della gente e che non riguardano il problema concreto di cui stiamo parlando oggi”.

Nel mirino del sindaco di Messina, infatti, l’emendamento in discussione in queste ore in commissione Bilancio alla Camera che inserisce nel decreto Crescita il recepimento di un accordo “sottoscritto con la Regione del 15 maggio scorso – spiega De Luca – dove viene previsto che in Sicilia le ex province possano fare un bilancio solo per l’anno del 2019 in deroga al triennio, di fatto bloccando molti appalti già espletati”. Ma non solo: “Nell’accordo firmato da Armao vengono destinati 140 milioni, prelevati dal fondo Sviluppo e coesione per salvaguardare gli equilibri di bilancio delle ex province: questa soluzione non risolve il problema perché la necessità è di 155 milioni che è il deficit accumulato al dicembre di 2018”.

Sono 155 milioni circa, secondo De Luca così ripartiti: “Catania e Siracusa hanno uno squilibrio approssimativo di 35 milioni a testa – elenca il sindaco di Messina – Palermo di 23, Trapani di 16, Messina di 13, Ragusa di 12, Enna 9, Caltanissetta 8, Agrigento 4”. Numeri che secondo De Luca, rivelano “che la questione non è solo Messina ma tutto il sistema delle ex province”.Un emendamento che non risolverà il deficit siciliano: “Peraltro di questi fondi solo 100 sono di fatto destinati a liberi consorzi e città metropolitane”, dice De Luca.

Sperando, dunque che a Roma “si ravvedano”, resterà soltanto il sindaco oggi pomeriggio all’interno di Palazzo dei Leoni, sede della città metropolitana di Messina, che non mangerà “finché questo accordo non sarà rivisto prima che arrivi in Parlamento”.