I DETTAGLI – INCHIESTA DELLA PROCURA DI MESSINA: Indagati per calunnia i pm che si occuparono dell’inchiesta sulla strage di via d’Amelio

11 Giugno 2019 Inchieste/Giudiziaria

Nuovo colpo di scena nell’inchiesta sul depistaggio sulla strage di via D’Amelio. A distanza di 27 anni la procura di Messina ha iscritto nel registro degli indagati, con l’accusa di calunnia aggravata, due ex magistrati della procura di Caltanissetta, Annamaria Palma e Carmelo Petralia, che si occuparono della prima inchiesta sulla bomba del 19 luglio 1992 raccogliendo le dichiarazioni del falso pentito Vincenzo Scarantino.

Ai due magistrati – Avvocato generale a Palermo e procuratore aggiunto a Catania – è stato notificato dalla Dia di Catania un avviso per un accertamento tecnico irripetibile che si terrà il prossimo 19 giugno al Racis dei carabinieri, a Roma. Il procuratore Maurizio de Lucia, che ha firmato l’atto assieme all’aggiunto Vito Di Giorgio e dagli altri due magistrati che compongono il pool creato dal capo dell’ufficio Peloritano, i sostituti Liliana Todaro e Antonio Carchietti, vuole verificare se su alcune (19) audiocassette con gli interrogatori di Scarantino, ritrovate di recente dalla procura di Caltanissetta, ci siano impronte o altre tracce utili. Una pista per provare a ricostruire la complessa macchina del depistaggio attorno al balordo del quartiere palermitano della Guadagna trasformato in un provetto Buscetta. A Messina è stato svolto in questi mesi parecchio lavoro per ricongiungere pezzi probabilmente ancora inediti di questa storia. Sono state sentite numerose persone informate sui fatti, come lo stesso scartino o ancora in trasferta dagli Stati Uniti, il pentito Francesco Marino Mannoia.

“Preferisco non parlare di indagini ancora in corso”, ha detto Fiammetta Borsellino, figlia minore del giudice Paolo Borsellino, anche lei già sentita dalla Procura di Messina. Fiammetta Borsellino ha partecipato a numerose udienze del processo sul depistaggio, dove si è costituita parte civile, e più volte ha lamentato il comportamento dei magistrati che indagarono sull’attentato. “Mio padre è stato lasciato solo, sia da vivo che da morto. C’è stata una responsabilità collettiva da parte di magistrati che nei primi anni dopo la strage – ha sempre ripetuto Fiammetta Borsellino – hanno sbagliato a Caltanissetta con comportamenti contra legem e che ad oggi non sono mai stati perseguiti né da un punto di vista giudiziario né disciplinare”.

Tutto nasce nello scorso novembre, quando la procura di Caltanissetta, che ha istruito il processo per il depistaggio delle indagini sull’attentato, ha trasmesso una tranche dell’inchiesta ai colleghi messinesi perché accertassero se nella vicenda, ci fossero responsabilità di magistrati. Così l’ufficio inquirente della città sullo Stretto ha aperto in un primo tempo un fascicolo di atti relativi, una sorta di attività pre-investigativa. Che adessso è diventata un’inchiesta per calunnia aggravata con alcune persone indagate.

Negli atti che i pm di Caltanissetta hanno inviato ai colleghi messinesi si fa riferimento alla sentenza del processo Borsellino quater. Nelle motivazioni dell’ultimo verdetto della strage i giudici della corte d’assise parlavano di depistaggio delle indagini sull’attentato al magistrato. Ed è proprio indagando su quel depistaggio che i pm di Caltanissetta hanno chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio di tre poliziotti: Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei. I tre facevano parte del pool che indagò sulla strage e che sono attualmente a processo.

La nuova indagine, condotta dal procuratore Maurizio De Lucia, è a Messina perché l’ufficio inquirente della città dello Stretto è competente quando sono coinvolti nelle vicende giudiziarie magistrati in servizio a Catania. Uno dei pm che nel 1992 indagò sulla strage di via d’Amelio, Carmelo Petralia (foto), è attualmente in servizio nella Procura etnea ed è già stato procuratore aggiunto a Messina alla fine degli anni novanta. L’avviso di accertamento della Procura di Messina è stato notificato ai magistrati indagati per calunnia aggravata ma anche alle parti offese, cioè Gaetano Murana, Giuseppe La Mattina e Cosimo Vernengo, ingiustamente accusati nei primi processi. Oltre a Gaetano Scotto, Giuseppe Urso, Natale Gambino.