“Questi carusi sono tutti amici miei”, i rapporti della mafia dei Nebrodi con i clan catanesi

15 Gennaio 2020 Inchieste/Giudiziaria

E’ stata definita una operazione leggendaria, monumentale, la più impirtante degli utlini vent’anni. E’ quella che ha portato all’alba di oggi a 94 arresti, 48 in carcere e 46 agli arresti domiciliari ed al sequestro di 151 imprese, conti correnti, rapporti finanziari e vari cespiti.  Agli indagati sono contestati, a vario titolo, i seguenti reati previsti e puniti dagli artt. 416 bis (associazione per delinquere di stampo mafioso), 424 (danneggiamento seguito da incendio), 468 (uso di sigilli e strumenti contraffatti), 476 (falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico), 479 (falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico), 512 bis (trasferimento fraudolento di valori), 629 (estorsione), 640 bis (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche) e 648 ter (impiego di denaro, beni ed utilità di provenienza illecita) del codice penale.

Nel video alcune attività di indagine, intercettazioni e sopralluoghi, alla base del procedimento frutto di due diverse deleghe di indagini – che la Dda di Messina ha affidato al Gico della Guardia di Finanza di Messina, ed ai carabinieri del Ros, del Comando Provinciale di Messina e del Comando Tutela Agroalimentare – entrambe relative al territorio dei Nebrodi. L’indagine delegata al Ros ha consentito di ricostruire l’attuale assetto e operatività del clan dei “Batanesi”, diretto da Sebastiano Bontempo (cl. ’69), Sebastiano Bontempo (cl. ’72), Sebastiano Conti Mica,  Vincenzo Galati Giordano, gruppo mafioso operante nella zona di Tortorici e in gran parte del territorio della provincia di Messina.