MESSINA: “QUI ABITA UN GIUDEO, GESU’ DI BETLEMME”. LA PROVOCAZIONE DI PADRE SCALIA CONTRO LA SCRITTA ANTISEMITA COMPARSA A MONDOVI’

26 Gennaio 2020 Cronaca di Messina

Di Enrico Di Giacomo - "Qui abita un Giudeo, Gesù di Betlemme di Giudea". E a seguire le parole "Juden hier", qui abita un ebreo appunto, e una stella di David come quelle usate dai nazisti per identificare gli ebrei.

E' con questo manifesto esposto davanti alla Chiesa di S. Maria della Scala PP. Gesuiti che il gesuita Padre Felice Scalia, ha voluto esprimere il profondo sdegno e denunciare la gravità del gesto per la vergognosa scritta antisemita comparsa due giorni fa a Mondovì, in provincia di Cuneo. Sulla porta dell’abitazione di Lidia Beccaria Rolfi, morta nel 1996, staffetta partigiana, deportata a Ravensbruck come politica, ma testimone dell'Olocausto, qualcuno ha pensato di vergare le parole "Juden hier", qui abita un ebreo, e una stella di David.

Una frase che riecheggia quelle usate dai nazisti durante i rastrellamenti, in Italia quanto in Germania, per deportare gli ebrei.

"Noi cattolici, o comunque occidentali, che abbiamo perseguitato gli ebrei - precisa padre Scalia - abbiamo dimenticato che nelle chiese abita un Ebreo, che noi dobbiamo molto agli ebrei: dobbiamo la Legge e Gesù stesso di "razza" e religione ebraica. Ciò che i per trascurati cristiano-fascisti è un insulto, per i cristiani dovrebbe essere un merito, una​ ricchezza. Per protestare contro questa falsificazione della verità, in ogni chiesa si dovrebbe scrivere "Qui abita un Ebreo". Oppure: "Qui, un ebreo e amici degli degli ebrei, nostri Padri nella fede."

"Hitler, Mussolini ed i loro seguaci non sono antiebraici ma semplicemente razzisti, affamati di potere e dunque di menzogne. Con questo - conclude il gesuita - non confondo il popolo ebraico​ con i suoi attuali capi politici. Tanti di quelli sono stati sionisti e dunque, alla fine, razzisti".

 

CHI E' PADRE FELICE SCALIA

Padre Felice Scalia è gesuita dal 1947. Laureato in filosofia, teologia e scienze dell’educazione, ha insegnato alla facoltà teologica dell’Italia Meridionale e poi all’Istituto Superiore di Scienze Umane e Religiose di Messina. Collabora con Presbyteri, Horeb, Rivista del clero, Vita consacrata, Spirito e Vita e Vita Pastorale.

Ha pubblicato, tra gli altri, Il Cristo degli uomini liberi, edizioni La Meridiana, Molfetta 2010, Teologia scomoda. Il caso Sobrino, edizioni La Meridiana, Molfetta 2008, Alternativi e poveri. La vita consacrata nel postmoderno, Paoline Editoriale Libri, 2006, Eucaristia. Tenerezza e sogno di Dio, Paoline Editoriale Libri, 2002 (con Giuseppe Agostino e Giorgio Campanini), Le relazioni nella Chiesa. Per una comunità «a più voci», Ancora, 1998.

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Enrico Di Giacomo

 

 

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