Delitto Agostino, dopo 31 anni la svolta. La procura generale chiede un processo

13 Febbraio 2020 Inchieste/Giudiziaria

Trentun anni dopo l’omicidio dell’agente Nino Agostino e della moglie Ida, il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato si appresta a chiedere un processo nei confronti di tre persone. Il provvedimento di chiusura dell’indagine è stato notificato ai boss Nino Madonia e Gaetano Scotto, ma anche ad una terza persona: Francesco Paolo Rizzuto, era un amico del poliziotto assassinato il 5 agosto 1989, per i magistrati ha assistito al delitto, conosce particolari importanti per risalire agli esecutori, ma ha taciuto e mentito. Rizzuto è adesso indagato per favoreggiamento aggravato. E’ l’ultimo capitolo di una storia carica di stranezze e depistaggi che arrivano fino alla stagione delle stragi del 1992.

L’omicidio di Villagrazia di Carini è uno dei misteri meglio conservati di Palermo. Nino Agostino era ufficialmente solo un poliziotto addetto alle Volanti del commissariato San Lorenzo, in realtà avrebbe fatto parte di una squadra segreta che dava la caccia ai superlatitanti. Per conto di chi non è ancora ben chiaro. Il suo contatto era un amico poliziotto, Guido Paolilli, in passato anche lui indagato per favoreggiamento, ma poi la sua posizione è stata archiviata per prescrizione.

La procura generale di Palermo è tornata ad indagare dopo l’avocazione di un’altra richiesta di archiviazione fatta dalla procura della repubblica, per Scotto e Madonia. Le nuove indagini, condotte dai sostituti procuratori generali Nico Gozzo e Umberto De Giglio, con la Dia di Palermo, hanno portato ulteriori riscontri. I magistrati avevano anche chiesto l’arresto per Scotto e Madonia, ma il gip ha rigettato ritenendo i collaboratori di giustizia che parlano del caso non del tutto riscontrati. La procura generale non ha fatto appello al tribunale del riesame, ma ha deciso di chiudere l’indagine e ora si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per i tre indagati.

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