Buon compleanno Sua Maestà Franco Caccia

5 Maggio 2020 Sport

Di Elio Conti Nibali – Il 5 maggio del 1952 nacque a Gandino – ma poi dove sarà mai Gandino – quello che sarebbe diventato trent’anni dopo l’idolo delle nostre domeniche calcistiche.
Non pensate a Maradona, a Rivera o Totti, ma a un ragazzone burbero, silenzioso, fiero e mai domo, che tutti però alla fine chiamarono “Sua Maestà”.
Franco Caccia arrivò a Messina nel 1983, un Messina appena approdato in C1 e guidato da Alberto Spelta, un tizio che a Caccia faceva portare la rete con i palloni ed il campo glielo faceva vedere con il binocolo.
E già, perché il nostro veniva da un periodo con tanti chiaroscuri, un talento che la serie A l’aveva vista solo in Tv e che tra Genova – sponda Samp – Terni e Sanbenedetto aveva lasciato i rimpianti del dolce con poco zucchero.
Sembrava che la storia di Messina dovesse proseguire con le stesse note, abbastanza monotone e con episodici acuti, anche se con l’arrivo di Seghedoni si guadagnò almeno il posto fisso in squadra.
Finito il campionato comincio’ l’estate forse più bella e appassionante del calcio messinese: con la presidenza di Turi Massimino, sulla scena ecco apparire il professor Scoglio e la bacchetta del direttore d’orchestra venne affidata a Franco Caccia.
Ma guardalo, eccolo, dimagrito non si sa di quanti chili, comincia a ripetere due, tre, dieci volte a partita il “doppio passo” che diventa il suo marchio di fabbrica, insieme al suo pezzo da novanta, il lancio a girare con l’esterno piede.
“Il Celeste non ha più fiato e grida a perdifiato: Lode a te, Franco Caccia!
Due annate fantastiche, una squadra di uomini veri, tutti rimasti nel Pantheon calcistico dello Stretto…. ma Sua Maestà fu solo Lui!
La promozione in B e poi un epilogo un po’ amaro, tutto in alcuni mesi.
Caccia andò via in silenzio, tornò una volta per una partita di vecchie glorie al Celeste in notturna, eravamo in migliaia quella sera ad applaudire tutti.
Ma l’ingresso del numero 11 fu ancora più emozionante di tutte le altre volte che dallo spogliatoio usciva lui, sempre per ultimo, giù la mano a toccare il terreno, giravolta e poi via.
Via per un’altra finta, per un altro cross d’esterno, via per un’altra magia.
Grazie Franco, ci hai fatto innamorare e l’amore vero non si scorda mai.

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