IL GIP SCARCERA L’EX CARABINIERE SALVATORE SCARDIGNO. DOMICILIARI IN PUGLIA E BRACCIALETTO ELETTRONICO PER IL ‘BRINDISINO’

22 Maggio 2020 Inchieste/Giudiziaria

di EDG – Si trovava da mercoledì scorso ristretto in una cella del carcere di Gazzi dopo essere stato arrestato dai suoi ex colleghi carabinieri del Comando Provinciale di Messina, che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Messina, su richiesta della Procura della Repubblica di Messina. È durata soltanto due giorni la carcerazione del 52enne Salvatore Scardigno, nato a Caracas in Venezuela, noto in città come ‘il brindisino’ e ritenuto responsabile del reato di incendio aggravato di 4 motocicli, un’autovettura e di ingenti danni ad uno stabile, commesso la notte del 22 agosto 2019, all’interno di un’autorimessa di pertinenza di una palazzina del complesso residenziale “Parnaso” sulla Panoramica dello Stretto.

L’ex militare dei carabinieri ha infatti ottenuto la detenzione domiciliare dal gip Eugenio Fiorentino, che ha accolto l’istanza presentata dall’avvocato difensore Domenico Andrè, volta ad ottenere la sostituzione della custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari (aggravata dall’uso del braccialetto elettronico) nell’abitazione in cui risiede il padre, a Molfetta, in provincia di Bari. Scardigno potrà raggiungere la casa paterna in Puglia ‘libero e senza scorta, per la via più breve’, come si scrive in questi casi.

Anche il pm aveva espresso parere favorevole in merito. Il gip ha sottolineato che la decisione non alleggerisce il profilo della gravità indiziaria, ‘del quale non è quindi invocata alcuna rivisitazione’.

Anzi, il gip Fiorentino ha rimarcato ‘l’elevata pericolosità e la negativa personalità dell’imputato”. “Solo una misura di tipo custodiale – si legge nel provvedimento – limitando in modo significativo la libertà di movimento e di comunicazione, e assicurando un adeguato controllo da parte delle forze dell’ordine, consente di scongiurare il rischio di recidiva”.

L’ex brigadiere, interrogato questa mattina dal gip, si è comunque avvalso della facoltà di non rispondere, limitandosi a rimarcare la propria innocenza.

I FATTI.

L’uomo, ex militare dei Carabinieri, congedato dall’Arma per gravi motivi disciplinari, è gravemente indiziato di avere commesso l’azione criminosa con il fine di danneggiare il ciclomotore di proprietà del tenente colonnello Ivan Boracchia, all’epoca a capo del Nucleo investigativo e residente nel complesso residenziale, il quale aveva condotto un’indagine nei suoi confronti, delegata dalla Procura della Repubblica di Barcellona. Ad incastrarlo sono state le immagini dell’impianto di videosorveglianza all’interno del Parnaso che sono state acquisite ed esaminate dai Ris, grazie alle quali è stato possibile individuare la ‘perfetta corrispondenza’ tra l’uomo che quella notte appiccò il fuoco e la fisionomia dell’ex brigadiere (ipotesi confermata anche dalla consulente della procura, la dott.ssa Chantal Milani) e poi gli abiti indossati la notte dell’attentato (una maglietta a maniche corte in particolare) che corrispondono a quelli che Scardigno aveva addosso pochi giorni dopo durante una delle sue solite proteste eclatanti (foto). C’è addirittura un altro particolare che ha portato alla sua identificazione. Un tatuaggio sul braccio sinistro, che raffigura il simbolo del Nucleo radiomobile dei carabinieri di Messina, reparto dove Scardigno ha prestato servizio per anni.

Si è visto anche che un paio di giorni prima dell’attentato l’ex carabiniere andò sul posto, per ben due volte (l’8 e il 17 agosto), per fare un ‘sopralluogo’ con uno scooter Honda SH, modello Foresight, addirittura suonando ad uno dei citofoni per entrare all’interno del complesso.

Le celle che agganciano il telefono cellulare, infine, avrebbero dimostrato la sua presenza nella zona dell’attentato prima e dopo l’attentato. 

IL MOVENTE

Dall’ordinanza si evince che l’ex vice brigadiere Salvatore Scardigno risulta coinvolto addirittura in 24 procedimenti penali incardinati in varie procure della Repubblica nonché la Procura Militare di Napoli. “Lo stesso – scrive il gip – proprio a seguito delle numerose vicissitudini penali e disciplinari che lo vedono coinvolto, ha intrapreso una serie di iniziative o manifestazioni di protesta inscenate dal 2017 ad oggi, finalizzate al reintegro in servizio”.

E allora perchè colpire il tenente colonnello Boracchia? Il gip scrive di come Scardigno avesse negli ultimi tempi cambiato atteggiamento nei confronti del superiore, “assumendo un atteggiamento più spavaldo”.

Questo perchè, a luglio del 2019, Scardigno riceve un avviso di conclusione indagini dalla Procura di Barcellona con l’accusa di concussione. Indagini avviate a Napoli ma delegate proprio al nucleo investigativo comandato da Boracchia. La notifica del provvedimento “avrebbe fatto emergere un forte livore ed acredine verso alcuni colleghi dell’arma”, in particolare gli ufficiali. Va aggiunto un’ulteriore circostanza emersa nel corso delle indagini, cioè quella riconducibile ad un episodio avvenuto il 21 marzo 2019 quando l’appuntato Antonio Sorrenti, della sezione radiomobile di Villa San Giovanni, subiva l”incendio della sua autovettura che aveva parcheggiato nei pressi della Caronte. Proprio Sorrenti è stato il principale accusatore di Scardigno in una vicenda che lo portò agli arresti domiciliari (leggi sotto).

LE ESIGENZE CAUTELARI

“Sussiste un grave e concreto pericolo di reiterazione della medesima attività criminosa per la ripetitività delle azioni commesse – scrive il gip Eugenio Fiorentino – spia dell’allarmante personalità dell’indagato e sintomatiche di un effettivo contegno persecutorio che rende elevato il rischio di reiterazione criminosa, essendosi rivelato il prevenuto del tutto incapace di porre un freno ai propri istinti criminali: a riguardo, in data 13 gennaio 2020, Scardigno si è reso responsabile dei reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni in danno di un altro ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, il comandante della compagnia di Messina Centro, il Capitano De Alescandris (tratto in arresto in flagranza e processato con rito direttissimo, è stato condannato a un anno di reclusione).

L’ARRESTO PER CONCUSSIONE

Il brigadiere dell’Arma Salvatore Scardigno venne arrestato nel marzo del 2018 mentre era in servizio a Vibo Valentia, su provvedimento del gip di Reggio Calabria con l’accusa di concussione. Scardigno, che venne posto agli arresti domiciliari, per molti anni è stato in servizio al nucleo radiomobile a Messina (noto in città come il ‘brindisino’). I fatti si riferiscono però ad un suo periodo di lavoro a Villa San Giovanni.

La vicenda è singolare e sarebbe avvenuta il 13 maggio del 2017. Secondo un’intercettazione agli atti dell’inchiesta avrebbe preteso un cane in “regalo” da un allevatore, il 42enne reggino Domenico Trivulzio, indagato nell’ambito della vicenda, in cambio di una mancata multa di 161 euro. Scardigno avrebbe evitato di sanzionarlo dopo averlo fermato mentre era in servizio, perché l’allevatore parlava al cellulare mentre guidava. Un appuntato che era assieme a lui in servizio di pattuglia presentò sulla vicenda una relazione di servizio ai suoi superiori, atto che venne inoltrato in Procura.

Scardigno si è reso protagonista, negli anni successivi, di clamorose proteste pubbliche. Nel marzo del 2019 salì sul campanile del Duomo, minacciando di buttarsi giù. Un paio di mesi dopo replicò salendo sul pulpito del Duomo di Messina cosparso di benzina e minacciando di darsi fuoco. Un’altra volta si incatenò davanti al Comando Provinciale dei carabinieri per protesta contro i suoi ex superiori.

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