OPERAZIONE ‘DOPPIA SPONDA’, FORTE SCONTO DI PENA IN D’APPELLO PER CINQUE IMPUTATI

25 Maggio 2020 Inchieste/Giudiziaria

Di Edg - Il processo d'appello 'Doppia Sponda' sullo spaccio di droga gestito da un’organizzazione che si approvvigionava sia in Calabria che a Catania, finisce con una decisa riduzione di pena nei confronti di cinque imputati. Questa la sentenza: Giuseppe Valenti: 5 anni e 5 mesi e 20 giorni; Marco D'Angelo: 5 anni, 8 mesi e 15 giorni; Gianluca Miceli: 2 anni, 6 mesi e 20 giorni; Alessandro Cutè: 2 anni, 9 mesi e 10 giorni, oltre a 400 euro di multa, con riqualificazione di 6 capi d'imputazione; Salvatore Di Mento: 2 anni e 8 mesi. Per quest'ultimo decisa anche l'immediata scarcerazione. Confermata la condanna per  Giovanni De Luca, 3 anni e mezzo e di 6 mesi per Salvatore Micali, Girolamo Oteri e Rocco Valente. Revocata l'interdizione perpetua e legale disposta nei confronti di Giuseppe Valenti e Marco D'Angelo a cui è stata applicata l'interdizione dai pubblici uffici per il periodo di cinque anni. Revocate le pene accessorie e la libertà vigilata nei confronti di Gianluca Miceli, Alessandro Cutè e Salvatore Di Mento.

Avevano presentato appello contro la sentenza di primo grado gli avvocati Cinzia Panebianco, Salvatore Silvestro, Domenico Andrè, Melita Cafarelli, Giovanni Mannuccia e Rosy Spitale. L'accusa aveva chiesto la conferma integrale del verdetto di primo grado.

All'esito del processo di primo grado era stati condannati Giuseppe Valenti a 10 anni e 7 mesi, Marco D'Angelo a 21 anni e 9 mesi, Gianluca Miceli 10 anni e 4 mesi, Alessandro Cute' 12 anni e 5 mesi, Salvatore Di Mento 10 anni e 3 mesi. Sono stati inoltre condannati Salvatore Micali, Girolamo Oteri e Rocco Valenti a 6 mesi ciascuno, infine condannato Giovanni De Luca a 3 anni e 6 mesi. Assolto Daniele Mazza. Al centro delle indagini condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo fatti che vanno tra il 2013 e il 2014.

Altre otto persone finite nell’inchiesta, i principali protagonisti dei fatti ricostruiti dagli investigatori, avevano scelto il rito abbreviato ed avevano già definito la loro posizione nel settembre 2017. Anche per loro erano fioccate le condanne.

Ad infliggere il duro colpo ai trafficanti è stato il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Messina, all'epoca comandata del Maggiore Ivan Boracchia, che da mesi teneva sott’occhio il gruppo messinese di Mangialupi, dove spicca la figura di Maurizio Calabrò, che aveva stretti rapporti con pregiudicati catanesi e che si riforniva di marijuana e cocaina anche in Calabria, Ecco perché l’inchiesta venne denominata “Doppia Sponda”.

Centrale, nelle intercettazioni, la figura di Calabrò, un vero e proprio “capo” del “traffico 2.0”. Molto attivo nelle chat, cercava di marcare la sua figura all’interno del giro e i suoi rapporti con gli esponenti delle altre città esibendo anche sui social i segni di riconoscimento e “fratellanza”, come un tatuaggio che aveva mutuato dal suo contatto catanese, e che aveva suggerito ai suoi bracci destri, per vedersi emulato.

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