Messina, condannati per tortura i carcerieri dei migranti nei campi libici

29 Maggio 2020 Inchieste/Giudiziaria

Prime condanne per il reato di tortura in Italia. Il gup di Messina Tiziana Leanza ha condannato tre uomini a venti anni ciascuno con l’accusa di sequestro di persona, tratta di esseri umani e tortura. Analoga richiesta di pena aveva pronunciato il 14 maggio scorso il sostituto della Dda Antonella Fradà.

I tre avrebbero trattenuto in un campo di prigionia libico decine di profughi pronti a partire per l’Italia. I migranti avevano raccontato di essere stati torturati, picchiati e di aver visto morire compagni di prigionia. I tre, come hanno appurato gli inquirenti, avrebbero gestito per conto di una organizzazione criminale un campo di prigionia a Zawyia, in Libia, dove i profughi pronti a partire per l’Italia venivano tenuti sotto sequestro e rilasciati solo dopo il pagamento di un riscatto.

Condannati Mohammed Condé, detto Suarez, originario della Guinea, 27 anni, Hameda Ahmed, egiziano, 26 anni e Mahmoud Ashuia, egiziano, 24 anni. Erano difesi dagli avvocati Maria Lembo, Rosetta Carcione e Anna Aversa.

Ad accusarli erano state le stesse vittime che hanno raccontato di essere state torturate e picchiate selvaggiamente. I fermi erano stati emessi un anno fa dalla Procura di Palermo, dal Procuratore Franco Lo Voi e dal pm Geri Ferrara che ha coordinato l’inchiesta.

Agli investigatori hanno raccontano le torture, le botte con bastoni e tubi di gomma e le violenze subite anche attraverso la privazione di cibo e acqua. “Mohamed Condè si occupava di imprigionare i Migranti, di torturarli e di occuparsi dei riscatti che venivano richiesti ai familiari dei detenuti ai fini della loro liberazione, fornendo agli stessi il cellulare con cui potevano contattare i propri familiari; Hameda svolgeva il ruolo di carceriere, torturatore e di colui che si occupava di cucinare i pasti per i Migranti detenuti; Ashuia – avevano raccontato i superstiti – era il carceriere e guardiano della prigione di Zawyia, nonché nelle vesti di torturatore con cui picchiava brutalmente i Migranti anche servendosi di un fucile e nell’ulteriore veste di colui che distribuiva i pasti ai Migranti detenuti“.

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