Carceri: la moglie del boss Lo Piccolo resterà a Messina per le cure

31 Maggio 2020 Inchieste/Giudiziaria

La moglie del superboss di Cosa nostra Salvatore Lo Piccolo, Rosalia Di Trapani, resterà agli arresti domiciliari nella residenza assistenziale per anziani di Messina. A riportare la notizia il giornale “Gazzetta del Sud”. A deciderlo il Tribunale di Sorveglianza della città siciliana, che dopo il decreto Bonafede, ha tenuto una nuova udienza sul caso visto che il Dap aveva individuato nella casa circondariale di Roma-Rebibbia la struttura nella quale potevano essere curate le patologie di cui soffre, anche grazie al supporto dell’Ospedale “S. Pertini”, dotato di un reparto detenuti, dove avrebbe potuto essere sottoposta alla radioterapia. Ma secondo gli accertamenti del Tribunale di Messina è venuto a galla che il carcere di Roma-Rebibbia non prevede un centro clinico di assistenza interna per detenute inserito nel circuito di “A.S.3” come la moglie di Lo Piccolo, e circostanza ancora più sorprendente, all’ospedale Pertini di Roma non poteva essere guidata la radioterapia, come è stato certificato dall’Asp 2 di Roma. Per questo motivo e garantire il diritto alla salute, i giudici di sorveglianza hanno disposto la prosecuzione della detenzione domiciliare nella struttura residenziale per anziani di Messina. La Di Trapani nel 2018 è stata condanna a 8 anni con sentenza definitiva per un’estorsione aggravata dal metodo mafioso. Qualche mese fa la donna, prima di andare a Messina, era stata operata a Catania. Il Tribunale di Sorveglianza aveva deciso di concederle il trasferimento per un mese in una struttura che accoglie anziani a Messina, per sottoporsi a un ciclo di radioterapia, concedendole i domiciliari dopo l’individuazione della struttura che la poteva ospitare, visto che la questura di Palermo aveva vietato il ritorno a casa per la donna. La concessione dei domiciliari nel suo caso non è dovuta alla motivazione del Covid-19, ma al grave stato di salute visto le patologie. La Dda di Palermo nel suo parere ha sottolineato “la pericolosità sociale della condanna ed ha fornito elementi in ordine all’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata”. Il legale difensore della donna, l’avvocato Salvatore Silvestro, ha commentato la notizia spiegando che il “comportamento del Dap continua ad essere improntato ad una palese superficialità e, comunque, non tiene conto delle concrete esigenze terapeutiche di una donna di 74 anni, affetta da Parkinson, tumore, che è costretta a spostarsi su una sedia a rotelle”.

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