#VIDEO – LA RINASCITA DI MAREGROSSO. FINALMENTE BONIFICATO IL LITORALE SIMBOLO DI ABBANDONO E IGNAVIA

 

Di Enrico Di Giacomo – Sembra un miracolo. Eppure è soltanto una bonifica. Una bonifica imponente, dal costo di cento mila euro, ma pur sempre una semplice bonifica, iniziata di fatto poco meno di un mese fa (la pandemia ha interrotto un iter che era iniziato nell’agosto scorso dopo che la procura aveva autorizzato la rimozione dei sigilli) e che si concluderà entro una decina di giorni. Per chi come noi ha raccontato il degrado e lo scempio del litorale di Maregrosso negli ultimi 20 anni, la pulizia di queste settimane di una superficie vastissima del lungomare, è un piccolo sogno che si sta realizzando. Eppure per decenni è stato un sogno abbandonato, divenuto troppo presto un incubo. Un inferno. Sulla spiaggia di Maregrosso sono tornati anche i pescatori. Ieri se ne contavano una decina in un piccolo tratto di battigia. Dalla spianata di terra battuta, e in tutti questi anni irrimediabilmente sconfitta anche metaforicamente, si vede finalmente il mare, fino ad ieri nascosto da collinette di rifiuti e scheletri di auto rubate. Si può finalmente immaginare cosa sia stata e cosa potrebbe essere. Nessuna illusione però. Non ce la possiamo permettere. Fuori da quell’area recintata – i lavori sono stati aggiudicati alla Ditta Costruzioni Generali Mazzeo Srl – e interdetta da gennaio ai mezzi a quattro ruote (area compresa tra la via Don Blasco, la traversa 1, la traversa 2, la traversa 3, via Maletto, via Bronte, via Adrano, via 5B, via 5C, la traversa 8, la traversa 9 e la linea di costa censita al Fg. di mappa n. 126, dove sono stati interrati e/o depositati rifiuti di varia tipologia) continua ad esserci un immondezzaio, la fogna, un deposito di vecchi frigoriferi che inspiegabilmente hanno trovato in un angolo di marciapiede la loro eterna vetrina.

La responsabilità della mancata riqualificazione del litorale di Maregrosso, una striscia di terra, polvere, pietre e pezzi di vetro, da decenni trasformatosi in una della più grandi discariche abusive della città, è di tutte le amministrazioni succedutesi dagli anni novanta in poi. Chi più, chi meno. Rifiuti speciali, tonnellate di inerti scaricati da ‘inquinatori’ notturni. C’era di tutto in quelle aree a pochi metri dalla spiaggia, poco lontane dal viale San Martino e da Piazza Cairoli. Lastre ormai friabili e serbatoi in eternit abbandonati senza scrupolo, divani, suppellettili vari, decine di copertoni accatastati a picco sul mare, ma anche le decine di seggiolini dismessi dell’ex cinema Capitol. Che si aggiungevano ai detriti delle baracche abbattute a colpi di ruspa nelle passate demolizioni e ormai abbandonati da tempo, per la precisione dal 2012.

La ditta incaricata dal Comune ha proceduto a ottobre ad analizzare i rifiuti, distinguendoli per tipologia, attribuendo a ciascuno il codice Cer e indicando le rispettive quantità e volumi. Subito dopo ha affidato alla ATI-Eco Geos Srl l’incarico per la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti, dando la precedenza alla rimozione dei rifiuti di amianto presenti in grande quantità sul sito sequestrato. Successivamente si è proceduto con i rifiuti ingombranti e con i residui di demolizioni edili e altri rifiuti. In ultimo, secondo le linee guida dettate dall’Arpa Regione Sicilia, si eseguirá un’analisi del suolo per la verifica che non ci sia stata contaminazione al suolo.

Ci siamo stati già decine di volte a Maregrosso. Ed è stato sempre peggio. Sarebbe potuto diventare un grande Parco Urbano, un litorale appetibile come quello degli anni ’60, quando il Lido sud custodiva le estati di tanti messinesi. Un artigiano che lavora da decenni in quell’area ci ha assicurato che mai come in questi ultimi anni la zona è stata abbandonata a se stessa, senza alcun controllo.

C’era una emergenza sanitaria che nessuno ha voluto vedere, Demanio regionale in primis, che ne è il proprietario, e poi anche la Guardia Costiera, in qualità di polizia giudiziaria, che avrebbe dovuto vigilare e lo ha fatto soltanto ad anni alterni, fino a quando un anno fa non è arrivato un provvedimento della magistratura che ha sequestrato un’area di circa 1400 mq. e ordinato la bonifica. Un’indagine iniziata 2 anni prima e che ha portato all’emissione di 11 avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di alcuni ex assessori della Giunta comunale del sindaco Accorinti, di dirigenti amministrativi comunali e regionali e di un imprenditore. L’accusa, tra le altre, è di aver tollerato che una ditta ma anche soggetti ignoti continuassero a scaricare materiale di risulta occupando un’area sempre maggiore, approfittando dello stato di abbandono dell’area.

Il lungomare di Maregrosso violentato centinaia di volte da cittadini senza scrupoli non è stato soltanto un problema di ‘estetica’, di quello che la visione un po’ miope e borghese di alcuni chiama decoro urbano. Pasolini ci avrebbe scritto tanto su questa terra di nessuno, lontana ma non troppo da quell’altra sporcizia che sono i salotti buoni della città.

Anche i cactus, però, fioriscono.

E’ arrivato adesso il momento di restituire agli uomini, donne e bambini di quel pezzo di città scartata non il decoro appunto, ma la dignità di quei luoghi bellissimi, stuprati da piccoli interessi criminali, tanta ignavia e desideri per ora accantonati di speculazioni edilizie. La si riempia di umanità, si organizzino iniziative che la facciano liberare da quelle gabbie mentali che vogliono Maregrosso, non si sa per quale maledizione, senza un futuro. Qui dove il cielo è di fango, dove tanti piccoli eroi si confondevano fino a pochi giorni fa tra cumuli di rifiuti, si attende anche questo pomeriggio che scenda la sera a nascondere le ultime vergogne, che rifletta su quel rivolo di fogna una bellissima luna piena.

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Enrico Di Giacomo

 

 

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