SENTENZA ‘MATASSA’: FRANCANTONIO GENOVESE E FRANCO RINALDI ‘ISPIRATORI DI UNA CAMPAGNA ELETTORALE ‘DEVIATA”

26 Giugno 2020 Inchieste/Giudiziaria

di Edg – Due date. Il nove novembre 2016 e il primo ottobre 2019. Il giorno del rinvio a giudizio e quello della sentenza. Sono queste le due date che hanno contrassegnato la storia del processo scaturito dalla clamorosa indagine denominata ‘Matassa’, l’inchiesta della Squadra Mobile di Messina sui nuovi equilibri mafiosi a Santa Lucia sopra Contesse, il cui gruppo malavitoso fa capo a Gaetano Nostro e Raimondo Messina, luogotenenti del boss sottoposto al regime del 41 bis Giacomo Spartà, e Camaro, territorio controllato dal clan  riconducibile a Carmelo Ventura, inteso ‘Cammileddu’, e Santi Ferrante, che ha coinvolto anche alcuni importanti esponenti politici, come gli ex onorevoli Genovese e Rinaldi, accusati di associazione finalizzata alla corruzione elettorale, e gli ex consiglieri comunali Paolo David e Giuseppe Capurro, impegnati nella campagna elettorale 2012-2013.

Un processo durato tre anni e che ha visto esaminati, davanti alla seconda sezione penale, decine di testimoni, tra cui diversi collaboratori di giustizia che hanno permesso di delineare strutture e attività dei sodalizi criminali. Da qualche giorno sono state depositate le 437 pagine delle motivazioni della sentenza scritte a quattro mani dall’allora presidente della seconda sezione penale Mario Samperi, e dalla collega Valeria Curatolo, che componeva il collegio.

Un’attenzione particolare viene data a quei reati in materia elettorale che ha visto protagonisti gli ex onorevoli Genovese e Rinaldi e l’ex consigliere comunale Paolo David e “la sussistenza di una stabile struttura associativa finalizzata all’accaparramento di consensi a favore dei candidati alle tre competizioni elettorali (regionali, politiche e amministrative) che si sono svolte tra l’ottobre 2012 e il giugno 2013, appartenenti al gruppo politico riconducibile all’onorevole Genovese, utilizzando attività illecite consistenti nella compravendita di voti attraverso la consegna agli elettori di generi alimentari o di piccole somme di denaro, ovvero attraverso la promessa o l’offerta di assunzioni o di altri favori”.

Ognuno aveva un proprio peso, ognuno aveva un ruolo ben definito.

Paolo David ad esempio “rappresentava il collettore di voti in cambio di denaro o altre utilità e si avvaleva di una serie di personaggi che potevano procurare un cospicuo numero di voti, grazie alle attività professionali e alle conoscenze di ciascuno, ovvero garantire una contropartita immediata e diretta alle promesse di voti così ottenute”.

Poi c’era il personaggio che fungeva da trait d’union tra il politico e la ‘massa elettorale’.

Angelo Pernicone, legato alla criminalità organizzata locale, ‘si prodigava per garantire un ‘pacchetto’ di consensi, in modo da assicurarsi appalti presso il Comune di Messina e assunzioni per amici e parenti’.

Angelo Pernicone, assieme al figlio Giuseppe, ha patteggiato la pena in ordine al reato di associazione per delinquere finalizzato alla corruzione elettorale e ai singoli reati di corruzione elettorale.

“La garanzia della contropartita economica alla promessa di voti così ottenuta era data dalla partecipazione all’accordo criminoso di soggetti titolari e gestori di strutture sanitarie (come Giuseppe Picarella), i quali oltre ad offrire e a procacciare a loro volta voti, ottenuti anche con la minaccia di licenziamento dei dipendenti, offrivano assunzioni per parenti e amici degli elettori compiacenti presso le loro strutture, maturando così un ‘credito’ importante nei confronti dei candidati da spendere per ottenere consistenti favori presso politici o funzionari regionali addetti al controllo delle strutture sanitarie. La struttura associativa criminosa in parola si avvaleva poi della collaborazione di altri soggetti dediti essenzialmente al procacciamento dei voti, all’acquisto e alla materiale consegna delle derrate alimentari o del denaro agli elettori (in particolare Giunti Baldassarre)”.

LA ‘POSIZIONE APICALE’ DI PAOLO DAVID, L’ELEZIONE DI FRANCO RINALDI, LE AMMINISTRATIVE DEL 2013

In occasione delle consultazioni regionali che si sono svolte il 28 ottobre 2012, alle quali era candidato l’on. Franco Rinaldi, Paolo David e Angelo Pernicone si occupavano di organizzare i vari appuntamenti elettorali. Pernicone non si occupava solo di questo. Era infatti anche uno dei principali canali si ‘smistamento’ agli elettori di pacchi contenenti generi alimentari. In una delle numerose intercettazioni, Pernicone riferisce alla moglie di aver fatto la spesa per conto del consigliere Paolo David. Qualche giorno dopo, al termine delle operazioni di voto, Angelo Pernicone apprendeva da Paolo David degli ottimi risultati conseguiti. Pernicone commentava anche con Elvira Polizzotto gli esiti positivi ottenuti da Rinaldi sottolineando i suoi meriti per aver contribuito all’ottenimento del risultato attraverso la consegna della spesa agli elettori.

Per il giudice “il complessivo tenore dei dialoghi registrati è estremamente significativo, lasciando emergere in maniera chiara e netta il modus operandi del gruppo: il ‘consigliere’ Paolo David dava mandato, pochi giorni prima delle elezioni, a Pernicone di ritirare le buste della spesa da distribuire agli elettori e Pernicone eseguiva le sue direttive. E a distanza di alcuni giorni dalle elezioni, David si prodigava per far assumere la nipote di Angelo Pernicone a Villa Aurora dei Picarella (assunzione che poi comunque non avverrà).

Paolo Siracusano. Altro episodio citato nella sentenza è quello che coinvolge un altro imputato ‘eccellente’, già ex candidato alla presidenza della Provincia, uomo di fiducia di Genovese e membro del partito democratico, Paolo Siracusano, titolare all’epoca anche della concessionaria ‘Siracusano automobili’. Siracusano si prodigò per l’approvvigionamento di derrate alimentari dal supermercato Eurospar. Il suo ruolo? Autorizzare il ritiro dei generi alimentari presso il supermercato, pagare diverse fatture per acquisti di merce, per un importo di circa 4.600,00 euro, a ridosso delle amministrative del 2013. “E’ del tutto evidente – scrive il giudice – che si trattasse di generi alimentari da destinare agli elettori per ottenere il voto a favore di Paolo David“. Ma “sebbene non possa revocarsi in dubbio che egli abbia sostenuto il costo degli acquisti delle derrate alimentari effettuati nel mese di maggio del 2013, in assenza di ulteriori elementi, l’episodicità del suo contributo non consente di affermare lo stabile inserimento nel gruppo criminale né la piena condivisione degli scopi”. Paolo Siracusano verrà poi assolto.

Il ‘Sistema’. Per i giudici quello delineato dall’inchiesta è “un vero e proprio sistema basato sulla ricerca del consenso elettorale che nulla ha a che vedere con la condivisione di un progetto politico, fondato su una gestione del voto come merce di scambio a fronte di favori, denaro, derrate alimentari, disbrigo di pratiche amministrative, promesse di posti di lavoro”.

“Il sodalizio aveva la disponibilità di strumenti idonei e adeguati al raggiungimento dei suoi fini: fruiva delle risorse economiche necessarie per provvedere all’acquisto delle derrate alimentari e di persone preposte al loro prelievo dai supermercati, alla custodia, alla individuazione dei beneficiari e alla successiva consegna; ma anche di locali dove riporre la merce destinata alla distribuzione (l’abitazione di Angelo Pernicone, il patronato di Salvatore Borgia); di mezzi adatti al trasporto delle derrate (furgoni, veicoli etc); oltre che di una fitta rete di relazioni e conoscenze attraverso cui assicurare svariate utilità promesse quale contropartita dei voti”.

‘E’ quindi documentata – scrivono ancora i giudici – una ininterrotta attività dell’associazione tra l’autunno del 2012 e l’estate del 2013, finalizzata ad alimentare un sistema clientelare a fini elettorali, connotato da una tendenziale stabilità‘.

All’interno dell’associazione Paolo David rivestiva una posizione apicale, “svolgendo un fondamentale e decisivo ruolo di organizzatore dell’attività illecita, agendo sia nell’interesse proprio che dei suoi referenti politici di più altro livello, Francantonio Genovese e Francesco Rinaldi”. Anche per effetto della attività politica da tempo svolta sul territorio cittadino, David aveva intessuto una serie di rapporti “che gli consentiva di offrire occasioni lavorative, di ingerisci nell’iter burocratico di alcune pratiche (grazie alla funzione svolta dal fratello Egidio nella sede dell’ines di Messina), di adoperare per segnalazioni e raccomandazioni nei confronti di dirigenti e funzionari pubblici”.

Se Paolo David gestiva i rapporti interpersonali, Angelo e Giuseppe Pernicone erano per i giudici ‘il braccio operativo’ della compagine associativa ed elementi di congiunzione tra i politici e la ‘massa elettorale”.

Al vertice di questo sistema, oltre a David, “si collocavano chiaramente anche gli altri soggetti nel cui diretto interesse veniva esercitata l’attività di corruzione elettorale e precisamente, gli esponenti politici e regionali di riferimento: Francantonio Genovese e Franco Rinaldi“.

L’episodio relativo all’accreditamento del Consorzio Sociale Siciliano quale ditta fiduciaria del C.A.S. ha evidenziato “il diretto interessamento del Genovese per gli affari di Angelo Pernicone, arrivando persino ad intercedere con il commissario straordinario del C.A.S. per perorare le sue richieste”.

Dal medesimo episodio si evince inoltre “la piena condivisone di scopi e interessi tra Paolo David e Genovese, tant’è che quest’ultimo lasciava intendere ai suoi interlocutori privilegiati (Gazzara) che parlare con David equivaleva a parlare con lui”.

L’on. Genovese interveniva anche per mettere in contato Giuseppe Picarella con il funzionario regionale Marco Fiorella relativamente ad un accreditamento regionale della casa di riposo ‘La veranda sul mare’, affinché potesse operare come casa di cura (che fu poi accreditata). E Franco Rinaldi si preoccupava di accelerare l’iter della pratica.

La piena adesione da parte del Genovese e del Rinaldi ai metodi correttivi di procacciamento dei voti utilizzati da Paolo David e da Angelo Pernicone e Giuseppe Pernicone trova conferma dalle dichiarazioni di questi ultimi in sede di incidente probatorio… il tenore delle conversazioni oggetto di intercettazioni dimostra la stabilità e la sistematicità dei rapporti e dei contatti tra gli onorevoli Genovese e Rinaldi, da un lato e i soggetti più direttamente coinvolti nel mercimonio di voti, Paolo David e Angelo Pernicone”.

Numerosi gli incontri tra i quattro. “Unitamente alla considerazione del personale interessamento del Genovese e del Rinaldi presso funzionari pubblici per agevolare interessi di varia natura dei loro collettori di voti, consente ragionevolmente di affermare che essi non solo fossero ben consapevoli dell’attività elettorale ‘deviata’ concretamente posta in essere dai loro ‘supporter’ elettorali, ma ne fossero anche i sostanziali ispiratori, essendone del resto, i diretti beneficiari“.

Alla luce degli elementi raccolti “può ragionevolmente sostenersi che, nel contesto associativo di cui si discute, Genovese e Rinaldi intervenissero precipuamente nella fase ideativa del programma criminoso, garantendo o comunque promettendo ai soggetti che avrebbero dovuto poi concretamente impegnarsi nelle campagne elettorali del 2012 e 2013, il loro sostegno politico in termini di intermediazione e di contatti con rappresentanti di enti e consorzi per agevolare le loro richieste”.

Nell’ambito di tale ruolo verticistico, quali referenti politici nel cui diretto interesse veniva svolta l’attività di ricerca dei consensi mediante mercimonio di voti, “non vi è da stupirsi che essi si disinteressassero dei momenti esecutivi di tale programma demandata invece, come si è visto, ad altri soggetti come i Pernicone e Giunti”.

Il sistema concentrico di Paolo David. Nella sentenza si ribadisce più volte il ruolo di ‘perno del sistema e primo anello della catena attuativa del programma criminoso sotteso all’illecito accaparramento dei voti’ di Paolo David. Trait d’union di un sistema ‘concentrico’: “Egli si relaziona da un lato con la ‘base operativa’, dall’altro con i suoi autorevoli referenti politici.

Ma non è tutto. C’è un ulteriore piano di relazioni che i giudice definiscono ‘intermedio’. E cioè i rapporti di David derivanti dall’appartenenza massonica che lo mettono in contatto con il livello imprenditoriale e professionale.

 

LA SENTENZA

Dopo circa dieci ore di Camera di Consiglio, il primo ottobre di un anno fa il Tribunale di Messina ha emesso la sentenza di condanna nei confronti dell’ex parlamentare Francantonio Genovese a 4 anni e 2 mesi nel processo ‘Matassa’, scaturito dall’inchiesta condotta dalla Dda di Messina a maggio del 2016. Al contempo sono stati inflitti 3 anni e 4 mesi all’ex deputato regionale Francesco Rinaldi. Genovese e Rinaldi dovevano rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale. Condannato anche l’ex consigliere comunale Paolo David a 4 anni e 9 mesi. Sono in totale 39 le condanne decise dai giudici della Seconda sezione del tribunale di Messina che hanno disposto anche 6 assoluzioni e 2 prescrizioni. Inoltre, i giudici hanno condannato a 18 anni il boss Camaro Carmelo Ventura. La parte dell’inchiesta che riguarda Genovese e Rinaldi si occupa delle ultime campagne elettorali per le elezioni regionali del 2012, delle Politiche del 2013 e delle Amministrative per il rinnovo del consiglio comunale del giugno 2013. Le indagini della Squadra mobile hanno puntato i riflettori anche sui gruppi criminali di Camaro e Santa Lucia sopra Contesse che sarebbero stati in grado di infiltrarsi nelle attività economiche e creare interessi nella politica. I pubblici ministeri Liliana Todaro e Maria Pellegrino avevano chiesto 43 condanne da 1 a 24 anni.

LE CONDANNE

Francantonio Genovese, ex deputato nazionale ed ex sindaco, 4 anni e 2 mesi di reclusione

Franco Rinaldi, ex deputato regionale, 3 anni e 4 mesi di reclusione

Paolo David, 59 anni, ex consigliere comunale, 4 anni e 9 mesi di reclusione

Giuseppe Capurro, 61 anni, ex consigliere comunale, 1 anno per corruzione elettorale e 1000 euro di reclusione

Paolo Siracusano, in passato candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra, assolto perché il fatto non sussiste 

Carmelo Ventura, 55 anni di Camaro S. Paolo detto “Carosello”, 18 anni di reclusione

Giuseppe Barilà, assolto

Mario Giacobbe, 2 anni e 2000 euro di multa

Lorenzo Papale, 6 mesi

Giuseppe Perrello, 6 mesi

Andrea De Francesco, 45 anni di Bisconte, 13 anni e 4 mesi

Lorenzo Guarnera, 55 anni di Camaro S. Paolo, 13 anni e 4 mesi

Salvatore Mangano, 37 anni di Cararatti detto “Panzazza”, 13 anni e 4 mesi

Adelfio Perticari, 46 anni detto “Adolfo”, 13 anni e 4 mesi

Domenico Trentin, 37 anni, 13 anni e 4 mesi

Franco Zuccarello, 6 mesi

Francesco Comande’, 7 anni

Salvatore Borgia, assolto

Orazio Manuguerra, assolto

Fabio Tortorella, assolto

Giovanni Ventura, 35 anni di Camaro, 14 anni

Santi Ferrante, 61 anni già detenuto detto “Ricchiazzi”, 16 anni

Salvatore Pulio, 45 anni del villaggio Annunziata, 14 anni e 8 mesi

Fortunato Cirillo, 50 anni del villaggio Santo, 13 anni e 4 mesi

Gaetano Nostro, 47 anni di San Filippo, 20 anni

Raimondo Messina, 43 anni di Santa Lucia sopra Contesse, 17 anni

Giuseppe Cambria Scimone, 52 anni di Santa Lucia sopra Contesse detto “Peppone”, 15 anni

Giovanni Celona, 46 anni di Santa Lucia sopra Contesse, 12 anni

Francesco Celona, 6 anni

Francesco Foti, 53 anni di Santa Lucia sopra Contesse, 10 anni

Angelo Pernicone, 61 anni detto “Berlusconi”, 11 anni

Giuseppe Pernicone, 35 anni del villaggio Santo, 10 anni e 4 mesi

Luca Siracusano, 40 anni di Santa Lucia sopra Contesse detto “U Biddicchiu”,

Pietro Santapaola, 52 anni, 3 anni e 6 mesi

Francesco Tamburella, 33 anni di Santa Lucia sopra Contesse, 9 anni

Vincenza Celona, 44 anni di Santa Lucia sopra Contesse, 12 anni

Giuseppe Picarella, medico, 61 anni del villaggio, 1 anno e 6 mesi

Cristina Picarella, assolta

Santo Baldassarre Giunti, 57 anni, 2 anni

Carmelo Bombaci, 34 anni, 4 anni e 6 mesi

Massimiliano Milo, 37 anni del rione Aldisio, 4 anni

Rocco Milo, 40 anni del rione Aldisio, 4 anni

Gaetano Freni, 6 mesi

Paola Guerrera, 6 mesi

Antonino Lombardo, 9 mesi

Gaetano Nostro, 20 anni

Rocco Richichi, 6 mesi

Assolti quindi da tutte le accuse Giuseppe Barilà, Salvatore Borgia, Orazio Manuguerra, Cristina Picarella, l’imprenditore Paolo Siracusano, Fabio Tortorella. Dichiarata la prescrizione per Vittorio catrami e Rosario Tamburella.

Complessivamente si è trattato di 39 condanne, 6 assoluzioni totali e 2 dichiarazioni di prescrizione.

Dovranno essere risarciti l’imprenditore Nicola Giannetto e le sigle anti racket e anti mafia Addio Pizzo e La verità vive.

Nel dicembre 2016 venne emessa la prima sentenza;  quattro condanne ed una assoluzione il bilancio. Il GUP Maria Vermiglio, per le cinque persone che decisero di essere processati col rito abbreviato, ossia direttamente in fase di udienza preliminare e saltando il dibattimento, per beneficiare della riduzione della pena fino ad un terzo del massimo previsto, decise l’assoluzione per il poliziotto in pensione Stefano Genovese, l’assoluzione per una delle accuse il carabiniere Michelangelo La Malfa, assolto per non aver commesso il fatto, il quale però venne condannato per l’altro capo di imputazione, voto di scambio, a 8 mesi (pena sospesa). All’inizio di quest’anno la Cassazione ha annullato senza rinvio anche questa condanna. Furono condannati infine a 6 anni ed 8 mesi Carmelo Catalano, Pietro Costa e Fortunato Magazzù.

 

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