Lo scandalo autostrade, nelle gallerie un fiume di soldi. Le telefonate del funzionario indagato con l’assessore

29 Giugno 2020 Inchieste/Giudiziaria

Di Salvo Palazzolo - «Scusa, ma nelle altre gallerie abbiamo tutte queste attrezzature e tecnologie?» , chiedeva l’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone all’ingegnere Angelo Puccia. E lui candidamente rispondeva: «No, nelle altre no, non le abbiamo assolutamente, dovremmo adeguarle tutte» . Era il 28 marzo del 2018. Così parlava uno dei dirigenti del Consorzio autostrade siciliane che due giorni fa è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di aver pilotato alcuni appalti in favore di ditte amiche: ammetteva la grave situazione della rete autostradale della Sicilia orientale. Nel 2017 Puccia era stato già indagato dalla procura di Messina e sospeso dal servizio per sei mesi, accusato di avere preso incentivi per lavori mai fatti. Ma continuava a essere punto di riferimento per la delicata frontiera dei lavori di manutenzione di viadotti e gallerie della Palermo- Messina e della Messina-Catania.

«Grande ingegnere», lo chiamava così al telefono l’assessore Falcone. «Come siamo combinati, mio caro?». L’assessore sollecitava i lavori di riapertura dei cantieri, chiedeva continue verifiche sull’attività delle imprese. Evidentemente non sospettava il doppio gioco di Puccia. Anche se l’inchiesta della magistratura di tre anni fa avrebbe dovuto fare scattare nei vertici del Cas un po’ più di attenzione. Invece, no. L’ingegnere Puccia continuava a essere il ras dei lavori.

I dubbi del ministero

Intanto, anche la Commissione permanente gallerie, istituita al ministero delle Infrastrutture, aveva sospetti e chiedeva notizie sui cantieri che andavano a rilento. «Hanno scritto e noi non abbiamo risposto», diceva ancora l’assessore Falcone a Puccia in un’altra telefonata intercettata il 14 aprile 2018 (« Ingegnere, scusami se ti disturbo, ciao, ti volevo dire questo… »). Ma Puccia si difendeva: «Fino a quando ero io responsabile del procedimento, loro hanno scritto e io ho risposto». L’assessore insisteva, dal ministero chiedevano conto e ragione di troppe irregolarità in alcune gallerie sulla Palermo- Messina. E diceva: «Mi faccio dire com’è la situazione». Puccia glissava, intanto però da buon politico ( è consigliere comunale a Castelbuono) provava a intessere la sua rete di relazioni. Una volta, telefonò lui all’assessore: «Non volevo disturbarla...». Gli annunciò la riapertura della galleria “Capo d’Orlando”: «Ci rimane la Sant’Alessio... sto definendo pure, la chiamavo per... devo parlare solo con lei, io con il presidente ancora non ho rapporti, però preferisco parlare con lei». Curioso che non fosse il direttore del Consorzio a tenere i rapporti con i vertici del governo, ma un semplice ingegnere. Ma, evidentemente, Puccia continuava ad avere un gran potere all’interno del Cas.

La variante

Ecco una delle storie che emergono dall’inchiesta della procura di Messina. In due gallerie importanti, la “Tindari” e la “Capo d’Orlando”, erano stati varati lavori di ristrutturazione per un totale di 20 milioni, ma mancava un sistema fondamentale per la sicurezza, quello del telecontrollo. Composto dall’impianto di trasmissione radio e dai sistemi cosiddetti di “ supervisione per tutti gli impianti tecnologici di galleria”. Furono fatte due “ distinte perizie di variante” per mettere a posto le cose in quelle due gallerie. Varianti costose, sottoscritte dal direttore dei lavori Alfonso Schepisi, anche lui coinvolto nell’inchiesta, e validate dal responsabile unico del procedimento Angelo Puccia.

«Con motivazioni che si ritiene non rispondenti ai presupposti della normativa vigente», ha scritto la Direzione investigativa antimafia. Il sistema del telecontrollo avrebbe dovuto essere previsto nel progetto originario. Invece, vennero spesi tanti altri soldi per mettere le galleria a norma. Dice ancora la Dia: «Il sistema di telecontrollo, per quanto previsto dalla relazione al progetto pre-gara, non veniva contemplato nei progetti esecutivi finanziati».

Lettera di chiarimenti

Due anni fa, la Dia di Messina chiese chiarimenti al Cas su quella strana variante. Puccia fu intercettato mentre diceva a Schepisi di predisporre una risposta: «Il telecontrollo inizialmente era nello schema di progetto, ma considerate le somme limitate è stato stralciato ». Schepisi suggerì di dire che speravano in un’offerta della ditta aggiudicatrice dei lavori. Per la Dia, «quanto emerso nella presente indagine nei confronti di Schepisi e Puccia costituisce la fotografia di un modus operandi sistematico che non ha connotazioni di occasionalità e che viene adottato nonostante i due ingegneri risultassero imputati per reati di analoga natura, a seguito di due distinte attività investigative (denominate “Tekno” e “ Incentivi progettuali”) condotte da questa sezione operativa». Fonte: da palermo.repubblica.it

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