Via d’Amelio e il falso pentito Scarantino. Al processo emergono nuove anomalie

4 Luglio 2020 Inchieste/Giudiziaria

Dall’analisi di alcune telefonate effettuate dal falso pentito Vincenzo Scarantino, attraverso gli apparati utilizzati per le registrazioni, quando era nella località protetta di San Bartolomeo al Mare, emergerebbero ancora delle presunte anomalie. «Abbiamo rilevato tracce sullo scontrino e sul diplay ma non sulle bobine», ha sostenuto il colonnello della Dia di Caltanissetta, Francesco Papa, nell’ambito del processo sul depistaggio della strage di via d’Amelio, in corso a Caltanissetta e che vede imputati per depistaggio i poliziotti Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, accusati di calunnia aggravata dall’aver favorito Cosa nostra. Nello specifico l’ufficiale è stato chiamato a riferire sugli accertamenti compiuti sui brogliacci e le telefonate effettuate dal falso collaboratore di giustizia Vincenzo Scarantino, quando era nella località protetta di San Bartolomeo al Mare, in Liguria.

«Venticinque anni dopo – ha detto – abbiamo riprodotto quello che rilevavano a quell’epoca gli operatori di polizia giudiziaria. Abbiamo effettuato sostanzialmente un salto indietro nel tempo che è consistito nell’ascolto sulla stessa macchina sulla quale lavoravano allora».

Quattro le telefonate passate al setaccio dalla Dia, comprese tra il febbraio ’95 e il giugno dello stesso anno, che si aggiungono ad altre cinque telefonate dalle quali erano emerse anche delle presunte anomalie.

Il teste, analizzando il brogliaccio messo a disposizione dalla procura di Caltanissetta, ha riferito che insieme alle bobine esistevano anche dei nastrini in carta termica che l’apparato Rt 2000 emetteva ogni volta che dall’abitazione in cui viveva Scarantino, in Liguria, c’era una telefonata. Questi nastri a fine attività venivano chiusi, piegati e messi nella stessa custodia delle bobine. «Aprendo una di queste custodie – ha detto il colonnello Papa rispondendo alle domande del Pm Gabriele Paci – invece di trovare un nastro unico, ne abbiamo trovato uno diviso in 3 parti con uno strappo irregolare. L’ufficiale della Dia, ha anche riferito di una conversazione telefonica, risalente al primo marzo 1995, tra il falso pentito e la cognata, Maria Pia Basile: «La donna si lamenta, non vuole sapere più niente di nessuno perché lei è rimasta da sola. Emerge che non sta attraversando un bel periodo. Il giorno successivo parte una telefonata alla questura di Palermo. Dall’altra parte non risponde nessuno. Dopo questa chiamata non andata a buon fine c’è un buco di quattro giorni in cui non ci sono telefonate e il brogliaccio è vuoto. Il 6 marzo ’95, l’operatore scrive che l’apparato viene riprogrammato perché si era verificato un guasto tecnico».

Analizzata anche un’altra conversazione risalente al 30 maggio. «Ci sono delle telefonate – ha proseguito l’ufficiale – tra Rosalia Basile, moglie di Scarantino e sua madre. In una di queste telefonate la madre piange per la figlia e poi la saluta. Due giorni dopo, il primo giugno, Scarantino più volte cerca di mettersi in contatto con uno dei numeri della procura di Caltanissetta. Compone quel numero per un’ora e 20 minuti, ripetutamente. Furono sei eventi telefonici in tutto tra le 17.03 e le 18.23, tutti da un minuto, tranne uno che dura 2 minuti. Anche in questo caso c’è traccia sullo scontrino e sul display, ma non ci sono registrazioni sulle bobine. Il quarto e ultimo evento il 5 giugno. Anche in questo caso abbiamo una serie di chiamate dirette ad un’utenza telefonica in uso alla procura di Caltanissetta e un altro numero sempre in uso alla procura. Anche per questi abbiamo una serie di tentativi di chiamate tutti da un minuto. Una telefonata dura invece nove minuti. Non abbiamo traccia sulle due bobine ma abbiamo traccia sullo scontrino e anche sul display».

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