Catania, frode allo Stato: condannati editori del Quotidiano di Sicilia. L’azienda: «Nessuna simulazione di vendita di copie»

16 Luglio 2020 Inchieste/Giudiziaria

Il Tribunale di Catania ha condannato a un anno e sei mesi di reclusione ciascuno per frode allo Stato i vertici di Ediservice, società che edita il Quotidiano di Sicilia. Sono Carlo Alberto Tregua (presidente), Filippo Anastasi (vice presidente) e Sebastiano Urzì (consulente editoriale). I loro difensori, gli avvocati Carmelo Calì, Antonio Bellia e Fabrizio Siracusano, e la penalista Cristina Calì che assiste la società, hanno annunciato «copioso ricorso in appello».

Al centro dell’inchiesta, basata su indagini della Guardia di finanza di Catania, presunte «simulazioni di vendite di copie del Quotidiano di Sicilia» che, secondo l’accusa, avrebbero «indotto in errore la Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento per l’Editoria nella determinazione del contributo pubblico da erogare» alla società.

«Con riferimento alla sentenza pronunciata dal Tribunale di Catania, Prima Sezione penale – afferma Ediservice in una nota – pur nel rispetto della determinazione assunta dall’Autorità giudiziaria, non possiamo non manifestare stupore e meraviglia per l’esito che appare non corrispondente a quanto emerso nel dibattimento. Tuttavia attendiamo di conoscere le motivazioni e proporremo rituale impugnazione contro detta statuizione, nella certezza – conclude la nota – che in sede di Appello verrà riconosciuta la correttezza dell’operato della società e dei suoi rappresentanti legali, nella consapevolezza dell’estraneità rispetto ai fatti addebitati».

Ediservice: «Nessuna simulazione in vendite copie»
La tesi dell’accusa su una presunta ‘simulazione di vendite di copie del Quotidiano di Sicilia’, ripresa dalla stampa, è “un argomento che non risulta dal dispositivo della sentenza odierna del Giudice Grazia Anna Caserta”. Lo afferma in una nota la Ediservice, società che edita il Quotidiano di Sicilia, a proposito della sentenza del Tribunale di Catania. “I mezzi di stampa si riferiscono ai fatti che si manifestano giorno per giorno e non a quelli accaduti anni prima – prosegue la nota di Ediservice – e il fatto odierno è relativo al dispositivo citato. Nello stesso non vi è alcun riferimento a ‘presunte simulazioni di vendite di copie del ‘Quotidiano di Sicilia’. Questa frase indebita crea grave nocumento all’immagine del Quotidiano di Sicilia e turba il mercato perché si propagano notizie destituite di fondamento. Si precisa – conclude la nota – che il processo verte su due capi di imputazione: uno riguardante una consulenza editoriale, il secondo riguardante abbonamenti. Nulla c’entra la simulazione di vendita di copie”. (Ansa)

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