#VIDEO – Giuseppe Antoci all’Antimafia: «Mi scuso per non essere morto»

29 Luglio 2020 Inchieste/Giudiziaria

«Il presidente Fava non si è scusato, e allora lo faccio io. Chiedo scusa a tutti: scusa per l’ignobile spettacolo che è stato dato ai cittadini; scusa perchè è stata messa in discussione la tenuta e la credibilità delle istituzioni; scusa soprattutto per non essere morto quella notte con gli uomini della mia scorta. Se ciò fosse accaduto sono certo che ogni 18 maggio (giorno dell’attentato subito nel 2016, ndr) qualcuno che ha tentato di denigrarmi sarebbe stato davanti a quella lapide ad usare parole roboanti a ad esaltarci». L’ex presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, ha concluso così – visibilmente turbato – l’audizione davanti alla commissione Antimafia.

«So di non essere stato il primo a ricevere fango – ha aggiunto – E’ successo a tanti che hanno combattuto la mafia ed alcuni di loro che oggi non ci sono più hanno subito cose molto simili, ma spero nel profondo del mio cuore di essere l’ultimo. Questa relazione è depositata in maniera integrale, con i suoi 48 allegati, in due posti: in un luogo sacro per le istituzioni come la commissione Antimafia e nella cassaforte di casa mia, in custodia a mia moglie e alle mie figlie.

Se un giorno, spero mai, dovesse accadermi qualcosa potrete tirarla fuori per raccontare una delle pagine più buie della lotta alla mafia di questo Paese. Sono stati anni difficili, per me e per la mia famiglia costretta a vivere una situazione di sicurezza complicata e ad avere la casa presidiata dall’Esercito. Ma sono state anche anni di soddisfazioni, perchè le procure hanno attivato i controlli in base al Protocollo di legalità impedendo che, come accadeva prima, i fondi europei finissero a esponenti importanti delle famiglie mafiose».

Sono rimasto molto deluso da alcune dichiarazioni fatte alla stampa, soprattutto dal presidente della Commissione (Claudio Fava ndr) che, ancora prima che avessero inizio le audizioni, definisce le modalità dell’attentato “stravaganti”. Sembra che, anche prima delle audizioni, fosse convinto delle sue tesi, cosa che ritengo grave dal punto di vista morale e istituzionale. Noi la paura di quella notte ce la porteremo sempre dentro, ricordo le grida e i pianti, altro che stravaganza. E’ umiliante sentire queste parole. A volte chiedere scusa è un atto di grande valore. Scusa a me, alla magistratura, alle forze dell’ordine, all’assistente capo Granata che non c’è più, alla mia scorta, ai giornalisti, alla mia famiglia. Perché questa relazione, oltre a provocare un’immensa sofferenza, ha sovraesposto anche la nostra sicurezza».

Il mio è stato – ha proseguito Antoci – «un attentato studiato scientificamente. Ma per qualcuno non basta, bisognava morire. Depistaggi e mascariamenti sono cominciati come nella migliore tradizione siciliana. La Dda di Messina – ha affermato dinanzi ai parlamentari – ha affidato alla polizia scientifica le indagini usando una tecnica innovativa per studiare l’attentato sui Nebrodi, perizia che ha confermato che tutto ciò è compatibile con quanto dichiarato da chi è stato coinvolto nell’attentato». Antoci dicendosi più volte deluso ha riflettuto: «Cosa penserà un amministratore che decide di denunciare, che è meglio non farlo per non rischiare la solita delegittimazione e mascariamento? La verità arriva sempre anche se provoca dolore».

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