Delitto Agostino, il Viminale non si costituisce parte civile

11 Settembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Da trentun anni papà Agostino aspettava questa udienza. Da trentun anni aspettava di vedere in faccia i mafiosi accusati dell’omicidio di suo figlio Nino, agente di polizia assassinato con la moglie Ida, a Villagrazia di Carini. “Trentun anni a chiedere giustizia, in solitudine”, sussurra l’uomo che un giorno di agosto del 1989 promise di non tagliarsi la barba fino a quando non avrebbe saputo la verità. “Anche in questo giorno così importante lo Stato non è al mio fianco, non si è costituito parte civile”, dice Vincenzo Agostino mentre cammina lentamente nella grande aula bunker dell’Ucciardone, la storica aula dove si celebrò il primo maxiprocesso alle cosche mafiose. Oggi, si tiene l’udienza preliminare per il delitto di Nino e Ida, imputati i boss Gaetano Scotto e Antonino Madonia, poi anche un amico di Nino, Francesco Paolo Rizzuto, accusato di avere aiutato i sicari. Un’udienza storica anche questa, il procuratore generale Roberto Scarpinato e i sostituti Domenico Gozzo e Umberto De Giglio hanno scalato una montagna fatta di depistaggi istituzionali e complicità eccellenti per arrivare a questa richiesta di rinvio a giudizio. “Ma oggi lo Stato non c’è in questa aula – ripete Vincenzo Agostino – non c’è il ministero dell’Interno, non c’è la presidenza del Consiglio. Eppure, Nino era un bravo poliziotto, morto nell’adempimento del dovere”.

Il processo

Sono tante le domande che adesso segnano la solitudine di questo padre. “Ma perché lo Stato non si è costituito? Forse si sente in colpa? Forse l’hanno solo dimenticato e magari si costituiranno alla prossima udienza”. Dice l’avvocato Fabio Repici, legale di parte civile della famiglia Agostino: “Purtroppo, le gravi assenze di oggi sono in linea con quanto avvenuto in questi trentuno anni: mai nessun rappresentante delle istituzioni ha chiesto giustizia per questo poliziotto coraggioso. E un motivo c’è: Nino Agostino venne stritolato da un blocco di potere e di complicità all’interno della polizia di Stato”. L’indagine della procura generale sostiene che Nino Agostino, ufficialmente solo un agente del commissariato San Lorenzo, facesse parte di una squadra speciale addetta alla cattura dei grandi latitanti di mafia. Durante questa attività sotto copertura avrebbe scoperto le relazioni pericolose di alcuni poliziotti con esponenti di Cosa nostra.

“Questo processo è centrale nella ricostruzione di una stagione drammatica per la storia del nostro paese – prosegue l’avvocato Repici – ma qualcuno, all’interno della politica e del mondo dell’informazione, non vuole che se ne parli. La famiglia Agostino farà in modo che tutto ciò non accada”.

Accanto a Vincenzo Agostino e alle figlie Nunzia e Flora, che si sono costituite parte civile, c’è il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, pure lui ha chiesto di costituirsi in giudizio. Come diverse associazioni della società civile: il centro Pio La Torre, Libera, Cento per Cento in Movimento. Fuori dall’aula bunker, Scorta Civica. L’udienza è stata rinviata dal presidente dell’ufficio Gip Alfredo Montalto al 18 settembre.

Care lettrici, cari lettori,
vi scrivo per chiedervi di sostenere il lavoro che quotidianamente vi offriamo, anche a costo di grandi sacrifici personali. Sostenere stampalibera.it significa infatti permettere a questa testata giornalistica, che vi accompagna da oltre 10 anni e che continuate a dimostrare di apprezzare sempre più, di crescere con il supporto di collaboratori retribuiti per migliorare la qualità della nostra informazione libera ed indipendente e di lavorare con tranquillità, coraggio e senza mai dover subire i ricatti della politica. In questi ultimi anni il sito è cresciuto molto. E non finiremo mai di ringraziarvi uno ad uno. Purtroppo però i ricavi della pubblicità, sempre di meno a causa della chiusura definitiva, cagionata dalla pandemia, di molte attività già in crisi, non sono sufficienti a coprire i costi. In un momento in cui quasi tutti i siti e i giornali si assomigliano abbiamo il dovere di fare di più con nuove storie, inchieste e notizie. Ed è anche per questo che vi chiediamo un piccolo ma importante contributo economico. Grazie.


Enrico Di Giacomo

 

 

E’ possibile sostenere stampalibera.it donando tramite bonifico al seguente IBAN: IT36P0760105138282454882455

oppure tramite PayPal cliccando su Donazione