Elezioni ‘inquinate’ a Furnari, chiesta la condanna a dieci anni per l’ex sindaco Lopes, 7 per Calabrese

30 Ottobre 2020 Inchieste/Giudiziaria

A dieci anni dall'operazione antimafia “Torrente”, portata a termine dai carabinieri del Ros tra i Comuni di Furnari e Mazzarrà Sant'Andrea, all'alba del 5 novembre 2010, ieri, in un'aula del Tribunale di Barcellona blindata per la pandemia, il sostituto procuratore della Dda di Messina, Francesco Mazzara, ha chiesto al termine della sua breve requisitoria del processo di primo grado, la condanna dei sette imputati.

La condanna a 10 anni di reclusione - come scrive oggi Leonardo Orlando su Gazzetta del Sud - è stata chiesta per l'ex sindaco di Furnari, Salvatore Lopes; mentre pene lievi a causa della continuazione con altre condanne, sono state sollecitate per i due boss che si sono succeduti ai vertici del clan dei “Mazzarroti”, una costola della “famiglia mafiosa dei Barcellonesi”: 2 anni di reclusione la pena chiesta per l'ex boss divenuto collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano; mentre 7 anni 6 mesi di carcere e 3 mila euro di multa la richiesta per il suo successore, l'irriducibile boss Tindaro Calabrese. Per gli altri presunti sodali le richieste avanzate dalla pubblica accusa sono state di 13 anni e 6 mesi di reclusione 2 mila euro di multa ciascuno per Sebastiano Placido Geraci, di Furnari e per Leonardo Arcidiacono, imprenditore di Catania all'epoca con interessi nel settore turistico di Portorosa. La pena a dieci anni di reclusione è stata invece chiesta per Roberto Munafò, piccolo imprenditore di Furnari. Infine, per la sorella di Carmelo Bisognano, Vincenza, alla quale era intestata la ditta che aveva rimesso sul mercato l'ex boss, la condanna chiesta è stata di 4 anni di reclusione.

Subito dopo le richieste della pubblica accusa sono iniziati gli interventi delle parti civili, il Comune di Furnari, e l'ex sindaco Mario Foti che si è costituito personalmente. A seguire gli interventi della difesa che riprenderanno nell'udienza del prossimo 10 dicembre al termine dei quali è attesa dopo dieci anni la sentenza di primo grado.

L'operazione antimafia Torrente, avrebbe rivelato il condizionamento mafioso esercitato dal clan dei "Mazzarroti" sulle elezioni amministrative. Fatti di cui sarebbero stati artefici il pastore Tindaro Calabrese, considerato capo indiscusso dell'ala scissionista del clan dei "Mazzarroti", al quale si contestano le pressioni esercitate con modalità mafiose nella campagna elettorale della primavera del 2007.

All' ex sindaco di Furnari, il medico Salvatore Lopes, - scrive ancora Orlando su Gazzetta del Sud - si contesta di avere praticato le agevolazioni nell'assegnazione dei lavori per l'alluvione e nel rilascio di autorizzazioni commerciali nei confronti di soggetti in odor di mafia e ciò - secondo l'accusa - per ripagarli per le attività di “proselitismo elettorale” e di “procacciamento voti” durante la campagna elettorale. Altri protagonisti del procedimento: il catanese Leonardo Arcidiacono, l'ex guardiacaccia Sebastiano Placido Geraci, accomunati al boss Tindaro Calabrese nelle pressioni col metodo mafioso che sarebbero state esercitate nei confronti di un candidato della lista avversaria.

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