L’omicidio di Pierluigi Mollica: Il pm chiede l’incidente probatorio. E’ necessario comprendere le condizioni psichiatriche e la capacità di stare in giudizio del ventenne Gabriele Mollica

14 Novembre 2020 Inchieste/Giudiziaria
È necessario un incidente probatorio. È una “Richiesta di accertamenti sulla capacità dell'indagato” - come scrive oggi Gazzetta del sud - quella depositata all'ufficio gip dai pm Annamaria Arena e Roberto Conte.

In sostanza secondo i magistrati bisogna fare in fretta per comprendere nel più breve tempo possibile il reale mondo psichiatrico in cui vive attualmente il ventenne Gabriele Mollica, che ha ucciso il padre 59enne Pierluigi, avventandosi contro di lui con un lungo coltello in mano, una notte d'agosto, a Spadafora, nella villa di famiglia.

Attualmente il ragazzo, che è assistito dall'avvocato Carlo Morace, è ancora ristretto nel Reparto detenuti dell'ospedale Papardo, perché dopo l'omicidio del 29 agosto nella foga s'è ferito alle mani ed ha avuto bisogno di cure mediche.

E - scrivono i pm -, dalla relazione psichiatrica trasmessa dall'Azienda ospedaliera Papardo, emerge che «l'odierno indagato risulta affetto da “Disturbo di personalità N.A.S.”, la sua capacità critica di giudizio risulta compromessa e che lo stesso possa essere trattato in una struttura contenitiva a carattere sanitario».

I due pm hanno chiesto quindi al gip un incidente probatorio per effettuare una serie di accertamenti sulle condizioni psichiatriche dell'indagato, sulla sua capacità di stare in giudizio, cioé di affrontare un processo, sulla pericolosità sociale. E poi chiedono anche di accertare «la capacità d'intendere e volere dell'indagato al momento in cui ha commesso il reato».

Insomma si tratta di una serie molto vasta di accertamenti ad ampio spettro che secondo la Procura sono necessari per andare avanti nelle indagini, oppure anche per fermarsi in relazione alla salute mentale del ragazzo.

Nell'atto con cui i due magistrati hanno chiesto al gip l'incidente probatorio c'è una ricostruzione della tragedia sin dai primi momenti di quella notte, quando intorno alle 4 Gabriele ha preso il coltello e s'è diretto nella stanza dove dormiva il padre, con l'intento di ucciderlo.

Un intento che - secondo i pm - è maturato prima e non quella notte: «Deve ritenersi - scrivono -, che la condotta sia aggravata, oltre che dalla futilità dei motivi dell'agire, anche dalla premeditazione. Emerge infatti dalla ricostruzione operata dagli inquirenti che l'indagato fosse andato a letto vestito, non in mutande come faceva di regola, e che al rientro in camera del fratello..., intorno alle 2.30, aveva preso il cellulare per controllare l'ora». I magistrati poi citano un messaggio vocale che Gabriele inviò quella notte alla madre, intorno alle 3.42, e che ovviamente la madre non potè ascoltare perché dormiva, in cui «per circa due minuti si lamentava del comportamento del padre». Forse, inconsciamente, era una richiesta d'aiuto disperata, perché qualcuno fermasse i suoi propositi.

Da questi elementi i due pm concludono: «Deve intendersi altamente verosimile pertanto che l'indagato avesse programmato l'aggressione, come dimostra anche l'uso di uno specifico coltello, caratterizzato da una lama particolarmente lunga». Era un coltello che lui stesso aveva acquistato qualche giorno prima, e che il padre Pierluigi aveva nascosto in un cassetto di casa, a Spadafora, «... temendo che il figlio potesse farne uso per farsi del male».

E ritornano alla mente le parole che il gip Monica Marino, nell'immediatezza dei fatti, ha scritto nel provvedimento con cui ha convalidato l'arresto di Gabriele Mollica: «Innanzi a questo gip il Mollica ha confermato quanto detto al pm, ribadendo di sentirsi sollevato e di provare in particolare più un senso di liberazione che rimorso e che se tornasse indietro non potrebbe fare cosa diversa»; ed ancora: «... dopo l'ultima discussione avvenuta la sera dell'omicidio non riusciva a dormire, a cagione del suo malessere, per cui si era recato nella stanza in cui suo padre aveva riposto un coltello che lui aveva comprato per tagliare i salumi (e che suo padre aveva nascosto forse perché temeva suoi gesti autolesionistici dato che gli aveva esternato la sua sofferenza) e presa l'arma si era diretto nella stanza dove suo padre dormiva accoltellandolo senza proferire parola».

Care lettrici, cari lettori,
vi scrivo per chiedervi di sostenere il lavoro che quotidianamente vi offriamo, anche a costo di grandi sacrifici personali. Sostenere stampalibera.it significa infatti permettere a questa testata giornalistica, che vi accompagna da oltre 10 anni e che continuate a dimostrare di apprezzare sempre più, di crescere con il supporto di collaboratori retribuiti per migliorare la qualità della nostra informazione libera ed indipendente e di lavorare con tranquillità, coraggio e senza mai dover subire i ricatti della politica. In questi ultimi anni il sito è cresciuto molto. E non finiremo mai di ringraziarvi uno ad uno. Purtroppo però i ricavi della pubblicità, sempre di meno a causa della chiusura definitiva, cagionata dalla pandemia, di molte attività già in crisi, non sono sufficienti a coprire i costi. In un momento in cui quasi tutti i siti e i giornali si assomigliano abbiamo il dovere di fare di più con nuove storie, inchieste e notizie. Ed è anche per questo che vi chiediamo un piccolo ma importante contributo economico. Grazie.


Enrico Di Giacomo

 

 

E’ possibile sostenere stampalibera.it donando tramite bonifico al seguente IBAN: IT36P0760105138282454882455

oppure tramite PayPal cliccando su Donazione